Leguminosa ed i vini di Sarfati – Parte I

I vini a Leguminosa, la manifestazione organizzata dagli amici di DinamicheBio a Santo Stefano di Sessanio, sono stati presi dal listino di Sarfati. Stefano era presente all’evento abruzzese e gli abbinamenti con il menù proposto, sono stati tutto sommato ben concepiti e realizzati. Di questo bisogna dare merito anche a Paolo Quaglia ed Emanuele Giannone.

Colombaia Frizzante Naturale Rosato 2010, IGT Toscana

Come ha ricordato bene Stefano Sarfati mentre assaggiavamo questo vino, è straordinario che un produttore decida di fare un vino frizzante utilizzando uve di Sangiovese.

Ottimo vino da ingresso, buon corpo ma senza strafare, carbonica elegante e finalmente un rosato che non lascia l’amaro in bocca.  Un uvaggio da Chianti, quindi, visto che assieme al sangiovese troviamo colorino e malvasia nera, con profumi lievi di frutta rossa e lievemente erbaceo, un che di crosta di pane finale che lo ammorbidisce. In bocca sembra di ricordare un capocollo fresco, con cui si sposerebbe benissimo grazie anche alla freschezza della carbonica.

Biodinamico certificato in vigna, metodo ancestrale in cantina, con lieviti indigeni, senza chiarificanti

né filtraggi, numerose follature e sboccatura manuale alla seconda fermentazione in bottiglia.

Unica aggiunta di solforosa, il minimo necessario prima dell’imbottigliamento per garantirne la trasportabilità senza timore.

Pierre Frick Alsace AOC Chasselas 2008

Completamente senza solfiti aggiunti, nemmeno all’imbottigliamento, questo è il tipico vino alsaziano, ossia un vino tedesco con accento francese. Il vitigno è nativo della Svizzera, molto probabilmente, geograficamente e politicamente un blend delle due nazioni.

Pierre Frick ci mette del suo, con l’attenzione biodinamica in vigna e l’accuratezza in cantina.

Un caldo colore dorato accompagna i profumi immediati di uva ed albicocca, melone e mela verde, sottolineati dalla leggera effervescenza.

Buona acidità, si riscontrano in bocca le stesse sensazioni olfattive.

Alexandre Bain – Pouilly Fumé AOC 2009

Qui sono davvero di parte, io questo vino lo adoro, e mentre lo stappavo al pranzo di Leguminosa non potevo fare a meno di pensare a quello che avrei dovuto scrivere. Potrei parlare dei cavalli, o meglio, del cavallo che Alexandre usa in vigna, il suo fido Phénomène, o dell’influenza che ha avuto su di lui il compianto Didier Dagueneau, mi limiterò invece a parlare di questo vino.

Il colore giallo brillante di oro antico è già un bel vedere di se, la mancanza di filtrazione sembra aggiungere movimento alla sua trasparenza.

Qui si sente tutto il Sauvignon blanc, non così piacione e rotondo come spesso siamo abituati, con le ondate di mela e di pesca, di nocciole e di albicocche, di fiori di campo appena bagnati che riportano a boschi e campagne. Subito poi, arriva la parte terrosa che si stacca dai profumi più lievi dando l’idea della terra argillosa, delle zolle seccate e sbriciolate. Ma i due gruppi di aromi sembrano muoversi a braccetto, roteando più che avanzando, in equilibrio eccezionale.

L’immediata freschezza al palato ricorda l’acqua di mare, con una sapidità strepitosa che non fa in tempo a stancare grazie ad una morbidezza quasi inaspettata, ed anche qui l’equilibrio è praticamente perfetto, rimandando nel finale ai ricordi delle pesche mangiate in una campagna assolata.

Ho già detto che questo vino mi piace, vero?

 

 

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