Leguminosa ed i vini di Sarfati – Parte II

Pierre Frick – Alsace AOC Pinot 2009 Rose de Noir

Una vera chicca, quella portata da Stefano Sarfati a Leguminosa, perfettamente indicata con l’insalata di farro, rabiglio e scarola servita all’antipasto.

Il colore invita alla bevuta, mette allegria come tutti i rosati veramente buoni, e come ogni volta che bevo un gran rosé, anche stavolta mi chiedo cosa manchi, in Italia, per produrre ottimi vini rosati come questo.

Anche questa bottiglia, come la precedente di Frick, ha un tappo a corona, scelta che è stata fatta dal produttore fin dal 2002; i profumi sono netti e delicati, un mescolarsi di frutta di bosco e fiori rossi. La stessa freschezza si ritrova al palato, la pungenza della carbonica si sposa benissimo con l’antipasto, un vino che invita ad essere bevuto.

Domaine Landron – Amphibolite nature Muscadet 2011

Il Muscadet del Domaine Landron può sembrare, ad un assaggio frettoloso, un vino buono ma nulla più. Non è immediato, sicuramente, ma proprio per questo deve essere assaggiato con più calma. Allora si inizia a sentire il profumo salino come il liquido che fuoriesce dai frutti di mare, e man mano si riconosce nitida una mela verde ed un profumo citrigno, che vengono quasi sopraffatti da una nota di mela sbucciata lasciata all’aria.

Al palato è quel che ci si attende dopo l’olfattiva, acidità minerale elevata, freschezza indiscutibile che lascia il palato pulito e pronto per un altro sorso. Buon abbinamento.

Guttarolo – Violet Puglia IGT Rosato 2005

Questo è stato sicuramente il vino che più ha fatto parlare. Ho dovuto aprirne tre bottiglie prima di servirlo, rendendomi conto infine che i profumi che provenivano dal bicchiere erano quelli tipici e particolarissimi di questo vino.

Ai tavoli ci siamo sbizzarriti a tirar fuori i riconoscimenti più strani, si andava dal profumo di carne inacidita a quello, molto calzante, di cerotto appena strappato da una ferita ancora aperta.

Sangue, quindi, ferro, smalto anche, che rimangono a lungo nelle narici, forse troppo, e sono restii a lasciare il campo ad un profumo, ugualmente forte ma comunque più normale, di rosa e viola recisa, di terra bagnata da violenti acquazzoni.

Questo vino prodotto con grappoli tardivi e secondari di Primitivo, ed una macerazione di sole 12 ore in acciaio, risulta poi in bocca morbido; tannini leggeri ed una discreta freschezza lo rendono gradevole da bere, ma solo se accompagnato ad esempio dalla ottima pasta e fagioli di Paganica.

André & Jacques Beaufort – Champagne Brut Rosé Millésime 2004 Ambonnay Gran Cru

Siamo su alti livelli di champagne, ma solo se si lasciano i canoni delle degustazioni scolastiche (perlage, luminosità, aromi di lieviti vari). Questo champagne è già non allineato nella temperatura di servizio; anziché i soliti 5-7°, qui va bevuto a temperature più elevate, come quelle di un bianco di carattere, per intenderci. E’ qui allora che la sua profumosità, la sua aromevolezza, riesce a sprigionare dal bicchiere; sarà merito dell’uvaggio, 80% di pinot noir di Ambonnay e 20% di chardonnay di Polisy, sarà merito dell’annata, o più facilmente della bravura di André Beaufort.

Al naso risulta di una complessità da manuale di botanica, spaziando dalla melograna all’arancia sanguinella, dal lampone all’albicocca, dalla pera alla corteccia di betulla. Tutti insieme, poi delicatamente uno alla volta e di nuovo mescolati, pur ognuno con la propria personalità e forza. Un naso strepitoso.

In bocca non è da meno, riesce ad essere potente quanto era delicato all’olfattiva, secco, note acide e morbidezza grassa, mi ricorda erba succosa da masticare. La freschezza continua ad avvolgere il cavo orale anche dopo averlo deglutito, lasciando note di mandarino e di miele, di noci.

Camillo Donati – Malvasia dell’Emilia passito IGT 2006

Si conclude davvero in bellezza, soprattutto con l’abbinamento dei dolci secchi, mostaccioli, ciambelline al vino, dolci di lenticchie, con questa malvasia passita di Camillo Donati.

Un insieme di profumi per questo passito di malvasia, un colore aranciato quasi brillante che regala profumi erbacei e minerali, frutta secca e candita.

Il palato viene riempito dalla dolcezza più che dalla grassezza, e la buona acidità risulta dissetante ed equilibrata. Rimane nel palato la netta idea della papaya e della mandorla, che si sposa perfettamente con i dolci secchi.

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