To like or not to like?

LikeIn Italia da poco abbiamo scoperto la Rete, oramai Internet è entrato prepotentemente in ogni angolo della nostra vita, privata, pubblica e commerciale; Facebook è per Internet la stessa cosa che fu Windows 3.1 per i PC, rendendo fruibile anche a tutti il contatto tra persone e tra aziende.

Con tutti i pregi e difetti del caso, per carità: come ogni strumento, molto dipende da come si utilizza. Da poco abbiamo anche scoperto Twitter, dove però esiste una popolazione leggermente più smaliziata nell’uso dei social, non solo perché in 140 caratteri è faticoso scrivere stupidaggini, ma soprattutto perché il tasto Like non esiste, o almeno non è evidente il tasso di gradimento del tweet, cosa che invece Facebook, con il conteggio dei Like in evidenza, fa.

Chiaramente strumenti come Facebook o Instagram, un po’ meno qui da noi Google+ o Pinterest, sono subito stati presi d’assalto dai guru del marketing, che hanno visto aumentare a vista d’occhio il potenziale pubblico che avrebbe letto le loro pubblicità.

Di pari passo sono aumentati i servizi, chiamiamoli così, per acquistare utenti sulla propria pagina social o followers del proprio account dell’uccellino. Le stime non sono semplici: per Facebook si presume che ci siano circa 140 Milioni di fake account, per Twitter siamo attorno ai 10 Milioni

Per un’azienda è però importante presentarsi con un gran numero di fan della propriaLike Bra fan page: è l’equivalente del vedere un negozio affollato, anche se molti dei clienti sono stati pagati dal proprietario per aggirarsi tra gli scaffali; è l’equivalente del mettere qualche monetina nel cappello quando si chiede l’elemosina.

Facebook offre la possibilità, a pagamento, di raggiungere un gran numero di utenti facendo apparire nei boxini sulla destra la pagina desiderata.  Anche qui bisogna prendere con le molle certi risultati, visto che solo il 10% dei vostri contatti vedrà i vostri post, in funzione di uno degli arcani algoritmi dell’azienda di Mark Zuckerberg

Analogamente fa Twitter per gli account ufficiali dei maggiori brand.

Naturalmente, se un contatto condivide il vostro post ai suoi, mettiamo, 200 amici, statisticamente 20 di loro vedranno il post e metteranno un like che non andrà nel vostro conteggio, ma in quello del vostro contatto. Però a voi interessa più che vedano la vostra notizia o che mettano il Like?

Una grande società, di beni o di servizi che sia, non deve solo comunicare l’ultimo prodotto o il sistema di scontistica riservato ai clienti affezionati. 

Un account social deve servire per comunicare in entrambe le direzioni con i propri potenziali clienti; se non succede questo, il messaggio che si vuol trasmettere, pur se ben fatto, alla fine viene perduto ed è necessaria una nuova campagna promozionale, e poi un’altra e poi un’altra ancora.

Se invece si comunicano messaggi interessanti, si pubblicano regolarmente post con notizie anche solo marginalmente legate al proprio business, questi avranno più probabilità di essere letti. Sembra banale, ma è una delle prime regole che potete leggere in ogni libro, ebook o post che parla di Come aumentare il proprio ranking.

La parola giusta, per il marketing online, è Condividi, che è un’azione visibile a tutti. 

Se faccio il RT di un tweet questo comparirà sulla mia time-line; se condivido un post di facebook, questo comparirà sul mio diario.

E’ un’azione responsabile, non meccanica come mettere casualmente un Like; un utente, un contatto, un follower che sia, che fa sharing di un contenuto vale molto di più di un distratto account che preme il tastino col pollice in modo forsennato.

Per far questo, però, è importante scrivere contenuto interessante. Ho trovato questa infografica, potrebbe essere un aiuto, ma non ci giurerei.

Il solito volantino, benché online, non interessa nessuno.

Wine Roland

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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