Lo spirito ed il vino in Alexandre Dumas padre

Lo spirito ed il vino in Alexandre Dumas padre

Non pensiate che tutta la settimana trascorra per cantine ed enoteche; almeno una volta a settimana potete trovarmi anche in qualche libreria.

Ma così come cerco di trovare etichette poco o punto lette nelle carte dei vini dei ristoranti, così non cerco i libri che in classifica siano in una posizione dalla ventesima in su.
Beh, diciamo dalla decima.

Non perché io voglia essere ostentatamente snob o forzatamente alternativo, ma semplicemente perché i miei gusti, in fatto di libri, e vini donne e musica, si sono modificati nel corso del tempo, avendo imparato solo alcune cose delle tutte che non conosco.

Anche le opinioni si modificano, dunque, e sono sicuro nel dire che solo lo sciocco è sempre certo delle proprie idee. Autoreferenzialità che forse dovrei analizzare meglio, ma procediamo pure.

In queste righe ho citato il vino molto poco, per un sito dove si parla della bevanda cara a Bacco, perbacco!, e mi accorgo della mia logorroicità digitale solo grazie alle punte delle dita che si consumano premendo tasti di plastica bianca ed alla facilità con cui, sulla tastiera, ritrovo alcune delle lettere che maggiormente ricorrono nella composizione di queste parole.

Ma è proprio delle parole che tratta questo articolo, di quelle scritte da uno dei grandi della letteratura, quel tal Alexandre Dumas padre, oltre che del proprio figlio anche del Conte di Montecristo e dei Tre Moschettieri.
Il nostro fu infatti autore del Grande Dizionario di cucina, un insieme di ricette che quasi certamente lo scrittore dovette provare una per una, se è vero che fu una buona forchetta, amante dei piaceri non solo della tavola.

Da notare come sottilmente io abbia fatto un aggancio subliminale a quanto scritto poco sopra riguardo ai miei gusti.
Da questo Dizionario è stato estratto un libriccino intitolato Piccola guida ai grandi vini d’Europa, edito da Ibis e che trovate al modico prezzo di 6€, appena un centinaio di pagine e molto divertimento.
Si trova un lungo elenco di vini francesi ed uno più modesto di vini stranieri,  indicazioni per la conservazione in botte o in bottiglia o sulla manutenzione della cantina, piccoli brani di prosa da leggere con l’aria sorniona e spensierata del Dumas.

Si spiega che i vini di Champagne e di Borgogna non sono adatti ad essere molto invecchiati, mentre lo sono quelli di Bordeaux, e qui si vede che il tempo, o anche le mode, o magari uno sponsor munifico, possono sempre molto. Chissà se Dumas scriveva anche per WineAdvocate?

Vi sono cenni storici sui vini dei Greci e dei Romani, sui metodi di chiarificazione o le soluzioni per alcuni difetti del vino come la filatura o il sapore di tappo, ed anche interessanti poche righe sui Guasconi e sulle loro orecchie.

Un piccolo libro, dunque, che andrebbe letto prima di recarsi a certe pompose degustazioni in cui, produttori e degustatori, enologi e commercianti, prendono loro troppo sul serio, ed il vino troppo poco.
Buona lettura!

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