Sub Monte Lucini: I Rossi di Montalcino a Luce44

Una serata avvincente e impegnativa in onore dei Rossi di Montalcino (ed un gradito ospite).

Descriverla attraverso i soli appunti di degustazione è una riduzione importante ma accettabile.

Giudicando, infatti, in base ai caratteri di tipicità e varietà espressiva dei vini presentati, questi ultimi possono essere tutti elevati, al di là dei differenti giudizi di valore dei singoli partecipanti, a silloge di un territorio prestigioso e composito.

Rosso di Montalcino 2010 Baricci

Al di là dei richiami a confettura di mora e legni aromatici, l’apertura è una gradazione di tostature da blande a medie, dalla crema di caffè al tabacco virginia fino al malto d’orzo. Nel tempo il vino guadagna slancio e si arricchisce di note di durone e ribes nero, ferro, tracce di torba e liquirizia amara. Al sorso ha un’acidità svettante, senza ammiccamenti, e una vena sapida assai presente che segue lo sviluppo e si mantiene in persistenza, fusa al frutto e caratterizzante la lunga presenza del liquido. Il finale riserva anche note di china, propoli ed erbe amare. Gradito ai “tradizionalisti” in sala. Articolato e stratificato.

Rosso di Montalcino 2009 Fonterenza

In apertura è immobile, austero, muscoso. Bastano pochi minuti perché si desti in un connubio di effluvi speziati (chiodo di garofano, bacche di ginepro) e amari (corteccia, radici, terra nera). Ancora un breve lasso di tempo, un primo sorso e il vino entra in vibrazione risonante con il degustatore: freschezza profonda, veramente strutturale, connaturata a un corpo di complessione importante e a sensazioni minerali inedite (sale affumicato, cenere). Il garofano riscuote tra i presenti un consenso plebiscitario e contraddistingue la parte floreale con gerbera e rose passe, quindi Stroh, cardo, geranio, pellame e liquirizia. Una stratificazione affascinante, ricca e serrata nella caratterizzazione giovanile e che stando ai percorsi di precedenti annate dovrebbe evolvere in bellezza.

Bourgogne Rouge 2009 Domaine Faiveley

L’intruso presto scoperto: da un produttore (e négociant ) storico della Côte de Nuits, proprietario di vigneti in sei Grands Crus della stessa e in cinque nella Côte de Beaune, questo Borgogna Rosso d’abord e uno tra i pochi non traviati e fuorvianti, oltretutto raccomandabile in tempi di portafogli leggeri. In questa categoria e tra gli assaggi recenti viene, nel mio personale gradimento, dopo i pari grado di Fanny Sabre, De Courcel e Maréchal. Un’introduzione al pinot nero nella sua veste meno complessa, esemplificativo ma non scontato, soave nelle note di frutti rossi, credibile nei riferimenti a spezie dolci, fuliggine e muschio.

Rosso di Montalcino 2010 Il Paradiso di Manfredi

Così giovane eppure è già un canone di compostezza. Riferimenti silvestri nitidi e di rara precisione: cipresso, resina, humus, ciclamino e sottigliezze fungine. A seguire ferro, menta, verbena e miele amaro. La finezza del quadro olfattivo invoglia all’assaggio, che si apre ampio ed evolve con slancio sul succo di ribes, la bacca e il legno di ginepro, il tè al gelsomino e la mela granata. Secondo un degustatore soffre nel finale, che a suo giudizio è precipitoso e inficia sviluppo e persistenza. Memore di passate degustazioni, dissento e  interpreto la dinamica “precipitosa” come un bisogno di maggior riposo.

Rosso di Montalcino 2008 Stella di Campalto

Solo pochi giorni dopo averlo trovato sovranamente Rosso, l’occasione di ritornarvi sopra con più calma lo conferma speciale e irriducibile. Avendo potuto approfondirli, gli elementi da citare sono la compressione e la definizione degli aromi, la cui intensità non conosce attenuazioni e che si effondono con circolare regolarità; l’articolazione delle note balsamiche e floreali; il movimento sorprendentemente agile per un vino che invoca a ripetizione l’idea di massa senza mai implicare quella di peso. Completo e armonico.

Rosso di Montalcino 2010 Fattoria dei Barbi

Rispetto alla degustazione di gennaio  l’apertura fruttata (fragolina, succo di lampone) è meno dirompente. Si è arricchito di fragranze floreali (iris, garofano), raffinato in quelle speziate. Secondo un degustatore emerge una nota di talco. Al gusto offre corpo snello, viva acidità e uno sviluppo lineare, continuo per buona parte, contenuto verso il finale da tannini appena devianti: probabile vizio di gioventù, anche perché questi non coprono la nitida persistenza di frutto rosso (fragolina), noce e cardamomo. La sfumatura amara in chiusura è una conferma. Due tra i presenti lo hanno definito “tecnico”, uno “artefatto”.

Plaudo alla sincerità e convengo sulla prima definizione, raccomandando a tutti i critici di non mancare la prossima rassegna organizzata dall’Enoclub Siena e augurandomi per quell’occasione che la Fattoria riproponga lo ’05 e l’86: per chiarire che il termine tecnica individua in primo luogo il saper fare.

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
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