Naturale che ci provo

Un sicuro marker che i vini naturali stiano diventando sempre più importanti è l’interessamento di alcuni critici e di certi wine-maker che, fino a qualche giorno fa, operavano come se territorio ed azione dell’uomo fossero completamente secondari.

La cantina Monteverro, nella Maremma toscana, ha come enologo Matthieu Taunay e come consulente niente meno che Michel Rolland.

Il post di Intravino, a firma di Andrea Gori, illustra la degustazione dei vini di questa azienda, io non avendolo mai assaggiato mi fido sicuramente del suo giudizio,  con votazioni che si muovono nella decina degli 80 (ed un 91), per chi interessano i numeri.

Quel che invece mi lascia perplesso è l’accento sul terroir e l’utilizzo di lieviti naturali da un lato, e la collaborazione di M. Rolland, che fino ad ora del terroir, per sua stessa ammissione, se ne è sempre fregato.

Una svolta epocale, sarebbe, se non che per fare un vino naturale non basta usare  lieviti indigeni, così come non basta usare poca solforosa. In una brochure che potete trovare qui, in ogni caso la signora Silvia Marchetto sottolinea che gli interventi in vigna sono ridotti al minimo, non vengono fatte chiarifiche né filtrazioni.

E’ una affermazione importante e seria, da parte della responsabile alla vendita della cantina, ed ancora non posso in alcun modo dubitarne, dando anzi atto che un produttore di questa zona abbia iniziato a produrre vino guardando il territorio anziché la posologia scritta su una ricetta.

Per questo, come compare chiaro anche nei molti commenti al post, risulta strano l’abbinamento con M. Rolland.

Probabilmente sono prevenuto io, ma non vorrei che, visto che il movimento dei vini naturali è ormai un mercato non più di nicchia, e che da quest’anno si potrà fare il ‘Vino Biologico’ (ne ho già parlato qui), non vorrei dicevo, che  abbia fiutato ancora una volta il cavallo giusto e ci stia salendo in groppa prima di tutti gli altri.

Bisogna dire che Matthieu Taunay interviene nei commenti dell’articolo e spiega il suo punto di vista, e di questo gli va dato atto; sono però del tutto in accordo con la risposta di Francesco Fabbretti,  chiara esposizione dei dubbi che nascono su questo vino (non della sua bontà, sia chiaro, piuttosto della sua territorialità). Stiamo parlando, come sottolinea Fabbretti, di vini che vanno dagli 80 ai 120€ e che al massimo hanno cinque anni di vita.

Aggiungo io che per vini con questo prezzo dovremmo vedere almeno (sempre se interessano le votazioni) votazioni da 95 in su.

Sempre su Intravino, leggo che anche Cotarella parla di naturalità, partendo dalle variazioni del clima negli ultimi decenni ed affermando che occorre trovare tecnologie rispettose della natura per gestire questi cambiamenti.  Ecco un’altro enologo importante che inizia a mettere nelle proprie affermazioni la parola ‘naturale’, pur se ancora mescolato con ‘tecnologia’.

Leggere di territorialità e di metodi naturali da parte di coloro che o ne hanno parlato male o hanno scelto (come nel caso di Roland e di Cotarella) strade diverse a dire il vero non mi convince, e a dirla tutta mi sa di operazione commerciale, un sondare il terreno per vedere di mettere i piedi (o il naso) nel movimento dei vini naturali e nel suo ritorno commerciale di tutto rispetto.

Ve lo immaginate M. Rolland a Villa Favorita?

(nota: nei tag avrei dovuto mettere Vini Naturali, Cotarella, Rolland, ma mi sono rifiutato. Come dicevo in un commento, le parole Rolland e vino naturale non dovrebbero far parte della stessa frase, nemmeno in questo caso dove compaiono ben due volte insieme)

(nota 2: la foto nell’articolo non ha niente a che vedere con le persone citate nel post)

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One Comment Add yours

  1. amaro ha detto:

    Rolando, mi hai allietato la mattinata..se tutti i blog sul vino fossero come il tuo e non come Intravino per esempio, li leggerei tutti.
    Parlando dell’argomento in questione, ti dico che mi trovi come sempre, d’accordo con te..questi stanno cavalcando l’onda e lo si può ben capire data l’attenzione che c’è attorno al movimento del vino cosiddetto “naturale” in questo momento. C’è da capire una cosa…tutto ciò fa bene o fa male al vino naturale?

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