Ora i dazi USA sul vino iniziano a preoccupare

Ora i dazi USA sul vino iniziano a preoccupare

Si avvicina il periodo in cui occorrerà discutere nuovamente dei dazi USA sul vino italiano, ed il momento non è certo dei migliori.

Fino ad ora il vino è stato escluso dall’aumento dei dazi, a differenza ad esempio della Francia dove l’export verso il mercato americano è diminuito del 24%. Domenica scorsa 26 luglio infatti c’è stata la riunione della Commissione del commercio USA, ed il 12 agosto dovrà essere stilata la nuova lista di prodotti da sottomettere a tassazione.

I Francesi hanno cercato di contenere il problema diminuendo la fascia di prezzo dei vini esportati; sono passati da una media di 8,5€ al litro ad un prezzo di 6€/l. 

Per l’Italia, si parla di un valore di export del vino verso gli USA intorno a 1 miliardo di €; con l’aumento dei dazi che potrebbe arrivare al 100%, le esportazioni sarebbero fortemente penalizzate.

La politica internazionale e i dazi USA

Le politiche dei dazi USA hanno colpito tutto il mercato agroalimentare europeo, a cui appunto il vino italiano si era sottratto. L’aumento precedente era del 25%, ma anche per cercare di migliorare la propria posizione nei consensi elettorali, sembra che Trump abbia intenzione di portarli al 100%. 

Insomma, la politica internazionale, fra elezioni USA e querelle Boeing-Airbus, fa dei danni collaterali, come tutte le guerre. Il mercato americano è estremamente importante per la produzione italiana, i prodotti del Made in Italy sono ovviamente sempre molto richiesti.  Anche il mercato russo è chiuso, visto che l’Italia ha accettato di mettere le sanzioni contro Putin per fare un favore a Trump. 

USA e Russia sono mercati ricchi, in termini di potenzialità, e la via della seta non sembra essere un accordo molto a nostro favore. 

Per come la vedo io, sarebbe ora che l’Italia ripensi completamente tutto il settore agroalimentare, dalla produzione alla commercializzazione. Produciamo 50 milioni di ettolitri di vino, di cui almeno 24 venduti all’estero. Germania e Francia sono i maggiori acquirenti, e subito dopo arrivano gli USA. 

Le dimensioni delle aziende agricole sono tra le più basse in tutta Europa, e questo significa avere una filiera più lunga e, quindi, più dispendiosa. Gli investimenti in ricerca e sviluppo non sono adeguati, visto che le aziende non hanno budget sufficiente e soprattutto non sono strutturate. Anche le considerazioni che ho scritto in questo post, forse non sono sempre percorribili a causa delle piccole dimensioni delle aziende, in particolare le cantine.

Questa dovrebbe essere davvero un’occasione per modernizzare tutto il settore. 

Photo by Pat Whelen on Unsplash

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.