Barbi Rosso di Montalcino 1986

Probabilmente non c’erano dubbi, ma la manifestazione sul Rosso di Montalcino, sottotitolo ‘Secondo a nessuno’, ha confermato che questo vino può raggiungere livelli estremamente alti.

L’evento è stato perfettamente organizzato, i due seminari del sabato di Armando Castagno si integrano in modo perfetto con la degustazione ai banchi d’assaggio, e gli ottimi prodotti gastronomici serviti al tavolone centrale non sono solo un necessario intermezzo tra un calice e l’altro, ma un ottimo insieme di assaggi di formaggi impreziositi con marmellate, finocchiona, prosciutto.

Appena arrivato, giusto il tempo per salutare alcuni amici che non vedevo da qualche tempo e poi subito ad ascoltare l’atteso seminario, o meglio degustazione a sorpresa, di Armando Castagno sulle differenze tra il Rosso di Montalcino ed i vini di Borgogna.

Degustazione alla cieca, tentando di indovinare cosa ci sia dentro al bicchiere: rispondendo  “grandi vini” si era sicuri di non sbagliare.

Sei bicchieri riempiti di vino che il sottoscritto, volendo mettersi alla prova, ha cercato di indovinare guardandone il colore, miseramente sbagliandone 5 su 6.

Ed assaggiandoli non è che abbia migliorato di molto il mio score, arrivando ad indovinarne un banale ed inconcludente 3 su 6.

L’iniziativa è stata divertente ed istruttiva, mettere a confronto il Sangiovese come si fa a Montalcino ed il Pinot Noir come si fa in Borgogna ha messo in evidenza non solo che il Rosso di Montalcino è un gran vino, ma che i produttori sono proprio bravi.

Il seminario della mattina di Armando Castagno

Due zone quindi accomunate da una grande varietà zonale, come lo stesso Armando spiegherà nel pomeriggio, ma soprattutto dalla produzione di vini che, pur nella loro importanza, rimangono sempre gradevolmente bevibili, cosa che non dovrebbe mai mancare in un buon vino. Certo, ci sono vini che dopo dieci anni, o venti, acquistano una sontuosità che li mette un paio di spanne sopra gli altri, ma come mi diceva l’amico Marino Colleoni di Podere Sante Marie, un vino deve essere apprezzato per come lo si sta bevendo al momento, non per la sua potenzialità di crescita e di evoluzione nel corso degli anni.

La differenza, importante, tra la Borgogna e Montalcino è forse solo la differente storia enologica, con le prime classificazioni zonali di Borgogna che risalgono al 1365, mentre al contrario la cartina geologica di Montalcino, costruita in vari decenni, non riporta con lo stesso colore nemmeno i terreni con la stessa composizione geologica.

L’evento di venerdì e sabato a Villa Aldobrandeschi seguiva proprio per questo il fil rouge delle differenze viticole zonale del comune di Montalcino, per sottolineare l’importanza della posizione delle vigne, rispetto al sole, ai venti ed al terreno, e sentirne le differenze nel bicchiere.

L’obiettivo, per quel che mi riguarda e per quanto conta la mia opinione, è stato perfettamente raggiunto, soprattutto nelle spiegazioni del seminario degustativo del pomeriggio, dove noi fortunati partecipanti abbiamo potuto assaggiare e confrontare ben otto eccellenze di Rosso di Montalcino, osservando le slides proiettate da Armando Castagno,  nonostante un computer decisamente anarchico, ad indicare la posizione della vigna all’interno del comune e verificando il tipo di terreno geologico su cui le viti crescono dalla cartina appesa sopra il camino, spento.

Tra il primo seminario, alle 11, ed il secondo, alle 15, una lunga visita ai banchi d’assaggio

Francesca di Fonterenza

dove ho trovato, ed assaggiato, il 2008 di grande spessore armonico al naso ed al gusto di Fonterenza, il fresco e vegetale 2009 di Colleoni, il 2009 morbido e fresco de le Potazzine, ancora un 2009 di Col d’Orcia, l’interessante 2007 di Antilla, il 2008 di Biondi-Santi ed un fantastico 1986 di Barbi, color rosso mattone, che nonostante i 25 anni conservava, insieme agli aromi più scuri, una nota ancora balsamica e vegetale; di questo, un grazie a Nelle Nuvole per avermelo fatto assaggiare visto che non credo ci siano ancora in giro tante bottiglie.

Il lavoro fatto dall’Enoclub Siena e da Davide Bonucci è stato straordinario, soprattutto per aver messo l’accento su un problema che, da troppo tempo, affligge l’enologia italiana, ossia la conoscenza del territorio. Non è possibile riuscire a valorizzare in modo concreto il proprio vino se non si ha ben chiaro come possa incidere il proprio territorio sulle uve; l’uso di concimi chimici peggiora la situazione, poiché le viti, trovando nutrimento in superficie, non sono costrette a far scendere a fondo le proprie radici, disperdendo così tutto il patrimonio gustativo del vino che potrebbero produrre.

Il seminario pomeridiano ha illustrato molto bene, con a volte punte da lezione di geologia, le differenze tra i terreni che compongono la zona vinicola di Montalcino, una zona grande quanto il comune di Milano, un’ora e mezza trascorsa parlando di un suolo formatosi in modi diversi circa 120milioni di anni fa, che presenta una ricchezza ed una varietà che, quando ben sfruttata e soprattutto conosciuta, consente ai produttori di produrre delle eccellenze come, e non solo, quelle assaggiate durante i due seminari.

Niente a che invidiare alla Borgogna, dunque, ma solo da imparare.

La manifestazione ha anche, a mio avviso, messo un punto finale alle polemiche dello scorso anno quando qualcuno propose di aggiungere al sangiovese, nel Rosso di Montalcino, anche altre uve come merlot o sirah. Quei produttori probabilmente torneranno alla carica, sebbene già messi in minoranza da una votazione che dovrebbe essere definitiva, ma se le proteste da parte degli estimatori del Rosso furono tante all’epoca, dopo l’evento di questo fine settimana saranno ancora di più, rendendo così difficile sostenere che per far diventare grande il Rosso di Montalcino sia necessario mescolare il sangiovese con qualche altra cosa.

Per dirla con gli organizzatori, il Rosso di Montalcino, secondo a nessuno.

 

I vini degustati durante il seminario della mattinata sono stati (tra parentesi la mia supposizione)

1 – 2009 Le Ragnaie (preso)

2 – 2008 Domaine Fourrier, Gevrey-Chambertain Bourgogne Village 2008 (preso)

3 – 2008 Domaine Ragot Cote Challonaise Givry Village, Vielle Vigne (sbagliato)

4 – 2008 Stella di Campalto (sbagliato)

5 – 2008 Domaine Candon de Briailles Corton-Bressandes Gran Cru (sbagliato)

6 – 2008 Biondi-Santi (preso)

 

I vini degustati durante il seminario del pomeriggio:

1 – 2010 Piancornello

2 – 2009 Marchesato degli Aleramici

3 – 2009 Baricci

4 – 2009 Le Potazzine

5 – 2009 Salvioni

6 – 2009 Lisini

7 – 2009 Salicutti Podere della Sorgente

8 – 2008 Poggio di Sotto

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One Reply to “Passato con il Rosso. Di Montalcino”

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