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17 gennaio, 2012

Podere Le Boncie ‘5’ IGT Toscana 2004

Una bottiglia di vino, a mio avviso deve trasmettere delle sensazioni. Certo, a volte si beve un bicchiere di vino anche solo per togliersi la sete, magari dopo una lunga passeggiata in campagna quando si incontra una locanda, un ristorante, o anche solo un contadino e gli si chiede da bere.

Allora tira fuori una bottiglia dal fresco della cantina e ne offre un bicchiere bel colmo, che viene bevuto e gradito proprio perché toglie l’arsura e la polvere della strada.

Questo è un ricordo personale, di quando da ragazzo andavo a passare qualche settimana estiva in un piccolo paese a pochi passi da Montepulciano, dove lo zio di mia nonna aveva casa e terreno a due passi da Podere Sanguineto; con un paio di amici facevamo lunghe camminate per le campagne, io ragazzo di città che non sapevo riconoscere una rapa da una melanzana.

Mi dilungo, lo so, ma come spesso accade quando parlo dei posti dove sono stato da ragazzo mi scappa un po’ troppo la penna (o meglio, la tastiera).

Anche questa è un’emozione, creatasi dalla compagnia con cui stiamo facendo il cammino, dalla giornata,dalla gentilezza di chi ci ha offerto il vino,  e probabilmente dalla sua genuinità e trasparenza.

Il vino si beve per quel che è, una bevanda ottenuta dall’uva, dal terreno, dalle condizioni del tempo in quell’anno, dalla sapienza del contadino. Badando bene a non aggiungere nulla di più di quanto la natura ci mette a disposizione, assecondando gli umori della vite e del tempo.

Tutto è importante, tutto contribuisce a rendere speciale quella bottiglia, un mescolarsi di componenti che ce lo fanno ricordare e ci fanno venir voglia di averne qualche esemplare in più nella nostra cantina, o che ci fanno scegliere un ristorante perché nella loro carta c’è proprio quel vino.

Quando ho bevuto il ‘5’ di Podere Le Boncie 2004 ho pensato che mi dispiaceva averne una sola bottiglia tra le mie scorte, ma sono stato ampiamente appagato dalle sensazioni che quel vino mi ha lasciato.

Podere Le Boncie è in pratica Giovanna Morganti, che io conosco solo di vista ma soprattutto per una sua lettera sul sito di ViniVeri, una delle due associazioni in Italia che maggiormente ha fatto e sta facendo per il vino naturale.

Una lettera schietta, ormai di quasi un anno fa, che però è sempre un piacere leggere soprattutto in questi periodi in cui gli appassionati di vino si dividono sempre più tra sostenitori dei vini naturali e coloro che invece difendono la qualità dei vini industriali, a volte questi ultimi senza poter portare molto più che i propri attacchi personali.

Però, oltre alla filosofia di produzione di ognuno, a parlare rimane il vino, il suo colore, il suo profumo, il suo sapore e quanto del produttore c’è nella sua bottiglia.

Portare a tavola un vino di eccellenza, come il ‘5’ de Le Boncie, rende inutile qualunque disquisizione sui vini artigianali e quelli industriali. La differenza si nota tutta.

Il vino è prodotto con Sangiovese, Colorino, Mammolo e Foglia Tonda, un vitigno che è stato riscoperto nelle colline senesi dopo essere stato quasi dimenticato.

Le vigne sono in collina, a Castelnuovo Berardenga in provincia di Siena, a 400 metri di altitudine.

Il vino ha ormai sette anni, e va trattato nella maniera adeguata, quindi la bottiglia stappata circa un’ora prima di berlo, versando un mezzo calice per aumentare la superficie di contatto con l’aria.

Il colore del vino appena versato è rosso rubino scuro, un’unghia violacea che spande all’interno del bicchiere tenui riflessi bluastri, come se vi fossero parti del vino che riprendono a conoscersi in un ambiente diverso dal chiuso della bottiglia.

Due gustazioni successive dello stesso bicchiere, appena versato il vino e dopo mezz’ora, ne rivelano la vivacità e la vitalità, la trasformazione dei profumi da più scuri e chiusi ad aperti e freschi.

Gli aromi di frutta rossa riempiono lo spazio sopra il bicchiere, ciliegia ben matura soprattutto, un mazzo di rose rosse, la speziatura del pepe nero, terra bagnata e cacao. Profumi da gran vino.

Al palato è scorrevole, il tannino maturo che ne costituisce la forza d’impatto è alleggerito e sostenuto da una acidità notevole e che rende piacevolmente leggera la bevuta.

Il finale quasi vellutato e la persistenza fanno venir voglia di assaggiarne ancora.

Questo è un vino di notevole grandezza, sebbene sia considerato il fratello minore del più famoso Le Trame, e che ha retto in modo mirabile i sette anni trascorsi nella bottiglia, sapendosi trasformare e migliorare.

Si, voglio ricevere le note di degustazione
di Benvenuto Brunello 2012
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