Produrre vino durante la quarantena

Produrre vino durante la quarantena

Produrre vino, avere un’azienda agricola in generale, non è un mestiere semplice. Le condizioni del tempo sono la variabile che non si può controllare, ad esempio, e basta una giornata di freddo per rovinare un raccolto. Ma che succede a chi produce vino durante la quarantena? 

Il lavoro in agricoltura non può fermarsi

In questo periodo, con le temperature miti di questo inverno, le gemme si stanno già aprendo, sulle viti. Ora però è previsto un abbassamento di temperature, e quindi ritardare la maturazione, nel caso migliore, o gelare gli acini in quello peggiore.

Una volta portata l’uva in cantina però, il lavoro non è finito. Accertarsi che la fermentazione parta bene, fare travasi, lavorare le masse, insomma, c’è sempre da fare. E in ogni momento si può presentare un problema. 

Quando però il vino è in bottiglia, possiamo dire che il più è fatto, ed inizia la parte di promozione e vendita. Si partecipa alle fiere, i distributori iniziano ad assaggiare la nuova annata, arrivano i primi ordini. Se tutto è andato bene in vigna e in cantina, le vendite andranno bene.

Quest’anno invece non sarà così

Il lavoro, in vigna, negli uliveti, nei campi di frutta e di grano, nelle stalle, sta continuando. Le bestie vanno curate, i campi vanno lavorati, tutto prosegue allo stesso modo. Ma il lavoro e le spese vive quest’anno potrebbero non essere recuperati. Il rischio è che tutta la produzione rimanga in cantina o nei granai, perché i consorzi sono chiusi, i ristoranti sono chiusi, le vendite porta a porta, tipiche delle piccole produzioni, sono bloccate.

Scarso uso dei canali di vendita digitali

Una possibilità potrebbe essere la vendita online, ma se non si è mai usato questo canale non è possibile iniziare da zero.  Ed oltretutto anche i trasporti hanno delle difficoltà, con le restrizioni degli spostamenti al di fuori dei comuni di residenza. Andarsene in giro casa per casa, con l’emergenza sanitaria, non è un modo molto sano per guadagnarsi la giornata. Le aziende che fanno i trasporti tendono, in questo periodo, a favorire le grandi quantità, che significa meno tappe da fare e meno rischi per la salute.

Un piccolo produttore di vino, con 10mila bottiglie di produzione, rischia di arrivare a settembre senza aver venduto nemmeno una bottiglia. Ci sono centinaia di situazioni diverse, ed ognuna ha dietro una famiglia che da quelle vendite ricava quanto serve per le proprie necessità. 

Il grosso produttore ha le spalle larghe per poter reggere questa botta; potrà avere un calo delle vendite, certamente, ma non ne risentirà in modo grave. La piccola azienda invece rischia di chiudere. 

Cosa fare dopo la quarantena

Quindi, quando tutta questa maledetta situazione terminerà (perché dovrà terminare), tutti quanti dovremo impegnarci per fare la nostra parte.

I consumatori

I consumatori dovranno iniziare a privilegiare le piccole produzioni, magari la vendita diretta approfittando finalmente della possibilità di uscire e muoversi liberamente. Il turismo alimentare, per il vino, la farina, la frutta, il latte, il formaggio, potrà essere una buona occasione per imparare a conoscere il territorio vicino alle nostre case.

La comunicazione

Chi si occupa di comunicazione, dalla guida al blog, dalla media agency all’influencer di Instagram, dovranno spingere per far conoscere questa ricca varietà. Servizi video, stories, racconti sui podcast, tutto servirà. Forse più del resoconto dalle fiere enologiche, ad esempio.

La filiera e l’indotto

E chi si occupa della produzione, dovrà cominciare a pensare a nuovi modi e nuovi canali per la vendita. Produrre vino durante la quarantena non è facile, e per il dopo si preannuncia difficile la vendita, viste le premesse.

Siti web abbandonati, profili social banali, e-commerce quasi nullo, dovranno essere lasciati alle spalle. Continuare a vendere come cinquanta o cento anni fa non è più pensabile. Altrimenti bisognerebbe anche tornare al carrettino, invece che agli inquinanti furgoni. Non si tratta solo di aumentare le vendite: se produco 10mila bottiglie l’anno, non posso venderne di più, e non tutti hanno la possibilità di ingrandirsi. Però quelle bottiglie potrebbero dare un ricavo maggiore, una visibilità maggiore se vendute, grazie al commercio online, in ogni parte del mondo. Se il proprio sito web viene visto, ad esempio, in Australia, potrebbe aumentare il numero di visitatori. Se i wine club si sviluppassero anche qui in Italia, le opportunità sarebbero certo maggiori. Si creerebbe un indotto per la libreria del paese, o per stimolare un giovane ad aprirne una. O il piccolo museo locale, avrebbe un maggior numero di visitatori. 

Il vino durante la quarantena e soprattutto dopo

Tutto questo dovrà essere pilotato dalla politica? Assolutamente no. È la politica, compresa quella dei consorzi e delle strade del vino, che ha fino ad ora bloccato il mercato verso l’innovazione digitale.

Ed è anche la loro litigiosità, il presentarsi separati ad ogni evento, avere progetti spezzettati in decine di pezzi senza coordinazione, a tenere il freno del comparto agricolo.

È soprattutto l’idea che l’innovazione porti una modifica nelle loro tradizioni. Ed infatti è proprio così: le tradizioni servono per imparare, non per restare fermi.

Quindi, speriamo che anche il mondo dell’agricoltura stia imparando qualcosa, il mondo delle piccole aziende agricole, spesso a conduzione familiare. Alcuni di loro rischiano di dover chiudere tutto alla fine di questa emergenza. Sono i componenti più fragili e vulnerabili di tutta la catena, ma sono proprio loro che potrebbero avvantaggiarsi dei nuovi modi di vendere e proporre i loro prodotti. Per questo motivo il mondo del vino durante la quarantena, così come tutte le aziende agricole, devono essere supportate dai propri clienti. Comprando in anticipo i prodotti che devono essere ancora messi nel mercato, o garantendo una visita in azienda. E da parte loro, anche le piccole aziende agricole dovranno migliorare la parte dedicata all’ospitalità, con una cucina in grado di preparare un pranzo per i visitatori, ad esempio. O servizi di consulenza turistica, sinergie con altre realtà locali.  Il mondo agricolo è quello che ci consente di mangiare tutti i giorni, che porta nei nostri mercati quel cibo che tutti gli altri Paesi dicono di invidiarci. E quindi, facciamo in modo di difenderlo, questo mondo, facendo sentire ai produttori, ai vignaioli, agli allevatori, il nostro sostegno. Adesso, e soprattutto dopo.

Foto di Erik Scheel da Pexels

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