Prosecco: Il Buono, il Brutto e il Cattivo

Le ultime due settimane ha tenuto banco ovviamente la querelle (anche qualcosa in più) tra l’Italia e la Croazia sul vino Prosek, originario della Dalmazia, e la sua ovvia assonanza con il Prosecco veneto, il vino forse più noto e venduto in tutta Europa.

Prosecco, e sai cosa bevi

Il nome del vino veneto fa gola a parecchi mercati, è un marchio ormai conosciuto in tutto il mondo e rimanda subito ad un vino spumante da usare negli aperitivi, negli spritz, nei cocktail. Qualche anno fa vennero addirittura installati a Londra, e poi ritirati, dei dispenser automatici per questo vino.

Se volete leggere tutta la vicenda potete andare a questo post. Insomma, basta dire il nome e subito è festa e naturalmente in tanti cercano di approfittare del successo di questo vino del Veneto per trainare i loro prodotti, anche se magari completamente differenti.

È una brutta abitudine quella dell’Italian Sound, di prodotti che suonano, che assomigliano anche solo nel nome a quelli italiani; l’Italia e le associazioni di produttori spendono tempo e denaro per difendere i prodotti del Made in Italy.

Il Buono

La questione sul nome viene da relativamente lontano; fino al 2009 Prosecco era il nome sia dell’uva che del vino; questo però dava la possibilità a qualunque regione vinicola di produrre un vino con questo nome proprio come chiunque può produrre Sangiovese o Chardonnay. Naturalmente non si può produrre un vino col nome Chianti o Bordeaux fuori dalle regioni del Chianti o di Bordeaux. Infatti questi sono nomi regionali, che appartengono ovviamente al luogo a cui danno il nome.

Il Veneto produce 620 milioni di bottiglie, di cui 370 milioni esportate in tutto il mondo; in soldi vuol dire 2 miliardi, ossia il 16% di tutto il vino esportato. Non male direi.

Per evitare quindi che altri posti potessero usare il nome Prosecco usando le uve omonime, l’Italia ha deciso di modificare il nome dell’uva tornando al nome antico, Glera; inoltre si è appellata al fatto che in Friuli, la regione da dove probabilmente deriva quest’uva, esiste un piccolo paese che si chiama proprio Prosecco. Chiaramente il Prosecco è ormai IL vino del Veneto, ma questi sono particolari: questo è il nome di un paese italiano, e tanto basta per poter dire che il vino Prosecco è un marchio protetto italiano.

Il nome della rosa

Il Prosecco è prodotto con il metodo Martinotti (o Charmat), e quindi con una seconda fermentazione in autoclave. Non dimentichiamoci inoltre di un Prosecco prodotto con un metodo per così dire ‘ancestrale’, il Colfondo che ormai è una realtà consolidata. Da quest’anno inoltre si trova anche in versione rosé, approfittando del buon momento di questa tipologia di vini.

Forse è inutile che lo dica, ma insomma sono Conegliano e Valdobbiadene le zone di produzione del Prosecco, a cui si aggiunge l’eccellente Asolo; se aggiungiamo anche il Prosecco Superiore di Cartize (Valdobbiadene), il panorama è abbastanza completo. Ci sono entrambe le tipologie, DOC e DOCG, in funzione della sua provenienza.

Quindi, in definitiva, chiunque può produrre un vino con uve Glera, ma nessuno può produrre un Prosecco al di fuori delle zone di Valdobbiadene, Conegliano, Asolo. Tant’è.

Non sempre si può vincere, cantavano The Rokes a Sanremo 1967.

Se ricordate la storia del Tokaj, è la stessa cosa ma al contrario. Dal 2007 in Italia non si può più produrre Tokaj, che da allora si chiama Friulano, o Tai, perché in Ungheria esiste un paese che si chiama Tokaji. Il Friulano si produce con la Sauvignonasse, ed è completamente differente dal Tokaji ungherese, prodotto con Furmint. Ma come abbiamo visto, il nome geografico ha la priorità.

Il Brutto

La Commissione Europea ha concesso alla Croazia di usare il nome Prosek per un vino prodotto in Dalmazia, e questo ha fatto saltare dalla sedia il ministro dell’agricoltura Patuanelli e naturalmente il presidente del consiglio regionale veneto, Luca Zaia (mi rifiuto di chiamarli governatori: tutti sovranisti e poi scimmiottiamo gli Stati Uniti).

L’Italia ha presentato ricorso alla decisione della Commissione UE perché il nome è troppo simile al Prosecco italiano (anzi, veneto), e probabilmente il consumatore medio potrebbe non riconoscere la differenza, a parte il prezzo: il Prosek è venduto nei supermercati croati attorno ai 20€.

I due vini inoltre sono del tutto differenti, così come lo sono il Tokaj ungherese e il Friulano italiano. Il Prosek è un vino dolce, il Prosecco naturalmente no. Il Prosek è un vino fermo, il Prosecco è frizzante o spumante. Vini differenti, nomi molto simili, ma per la Commissione UE la similitudine non basta, e quindi secondo loro Prosek è ammissibile. La spiega bene l’Unione Italiana Vini.

L’Italia ha presentato un appello che verrà discusso probabilmente entro il mese di ottobre.

Il Cattivo

Ma naturalmente alla questione sui nomi c’è anche un’appendice, che ci porta direttamente dall’altra parte della Terra (per chi crede che sia sferica, naturalmente), ossia l’Australia.

Nel 1999 un emigrante italiano, Otto dal Zotto di Valdobbiadene, importò un po’ di barbatelle di Glera (che all’epoca si chiamava ancora Prosecco, come ho scritto all’inizio) per piantarle nella sua tenuta della King Valley. E naturalmente nelle etichette dei suoi vini fa bella mostra di se il nome Prosecco. Non è l’unica azienda vinicola a produrre questo vino, ed il totale di Prosecco australiano vale attorno ai 30 milioni di dollari. C’è anche la strada del Prosecco della King Valley, tanto per fare un completo lavoro di marketing. Ne scrissi in questo post qualche anno fa.

Nel 2013 l’Italia chiese al competente ufficio del WTO e della UE di sanare questa situazione, impedendo che in Australia venisse usato il nome Prosecco per i loro vini, ma il governo di Canberra (che è la capitale dell’Australia) rigettò il ricorso, perché, dice la federazione dei viticoltori australiani, la registrazione europea è successiva all’uso del nome Prosecco da parte loro, che è datata fin dal 2000 (il Prosecco è tutelato dal 2009, sempre come ho scritto lì sopra).

Il mercato di sbocco più naturale per il vino australiano è ormai il Regno Unito, soprattutto ora che la Cina ha messo dei dazi enormi sulle merci australiane. E ai Britannici, grandi consumatori di Prosecco, non è parso vero di avere un Prosecco australiano al posto di quello italiano.

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