Undici buone ragioni di Sangiovese molto Purosangue

sangioveseSangiovese Purosangue 2014. Undici buone ragioni per un’altra volta.

  1. Si temeva l’intervallo piuttosto breve tra questa puntata romana e la precedente. Si temeva l’evidenza imbarazzante della semplice riproposizione. Nulla di tutto questo: buona la prima e buona anche la seconda. Alcune presenze stabili ma gradite e discrete, molte novità, nessuna di queste fuori luogo.
  2. L’offerta didattica che non perde un colpo e non deraglia, nemmeno quando si sceglie di affidare alla persona giusta un seminario off-topic sul deragliamento dei sensi, sui sincretismi, sulle sinestesie. Mi riferisco a “Toni e Forme del Rosso. Vino e Fotografia, corrispondenze di senso”, a cura di Giampiero Pulcini.
  3. Le due ragioni sopra elencate non dovrebbero sorprendere. Non almeno chi ha iniziato a conoscere Davide Bonucci e cerca la risposta – è facile – alla domanda se a ispirarlo sia una travolgente passione o il desiderio di venderci un biglietto d’ingresso.
  4. L’efficacia, l’impostazione razionale e la semplicità del messaggio: ogni zona, al limite ogni vigneto è un’anima. Leggerlo su un testo è utile. Vederlo nell’assetto di decine e decine di bottiglie di Chianti Classico secondo comune o vigneto di provenienza, vedersene mescere i frutti uno ad uno, fissando tutto nella memoria, etichette profumi sapori, è fondamentale.
  5. Montalcino, diceva Alfonso Gatto, è un paese di confidenze e insieme un davanzale per l’apocalisse. Immaginate di appoggiarvi al davanzale e scoprirvi a condividerlo con i legittimi proprietari: Biondi Santi, Bolsignano, Cerbaia, Col d’Orcia, Fattoi, Fattoria dei Barbi, Il Marroneto, Il Ventolaio, Le Chiuse, Le Potazzine, Le Ragnaie, Pietroso, San Giacomo, San Lorenzo, Tiezzi, Tornesi. Prendete confidenza, ignorate l’apocalisse.
  6. Ai sopra descritti il bonus, che per noi grati e gaudenti va tradotto proprio come buono e in senso letterale, della cospicua dotazione di annate più vecchie. A Gigliola Giannetti in Gorelli (Le Potazzine), per giunta, il bacio accademico per la più buona tra le anteprime, a pochi giorni dall’anteprima.
  7. Altro Sangiovese, altra zona e altro bonus, ma il motivo non cambia. Caparsa, Paolo Cianferoni e i suoi due vini. Le verticali informali, Radda in visione binoculare e diacronica.
  8. Un celeste impero, celeste perché aereo e tutto in elevazione. Di certo connotato anche dalla terra, inequivocabilmente la sua e sommamente il suo bosco, e tuttavia proiettato, senza più freni e pesi, verso rarefazione e sublimazione: Selvapiana, Riserva 1956. A precederla la 1965, un’iperuranica bottega di Sali e Tabacchi. E’ la verticale storica Chianti Rufina Riserva Bucerchiale Selvapiana, condotta da Armando Castagno e con Federico Giuntini.
  9. L’operazione di portare il Sangiovese di Romagna a Roma senza il turbo di sponsorizzazioni, aiuti istituzionali o sovvenzioni – altrimenti detto, al di fuori delle manifestazioni tipicamente fieristiche – è coraggiosa e meritoria. La selezione è stata valida e l’auspicio è che in futuro si possa ulteriormente ampliare.
  10. Il crash course sul Sangiovese di Cesena con una signora di altezza e venustà impressionanti e col suo accompagnatore di un’eleganza da scena di caccia. E poi il Vigna 1922 di Torre San Martino, l’annata 2008 più ancora della 2010. E il Rosso 2011 di Marta Valpiani.
  11. L’intruso: il Tempranillo Toscano. Probabilmente propagato per seme. Probabilmente dai pellegrini che calcavano la Francigena. Probabilmente in Toscana lo coltivano solo i Beconcini a San Miniato. Tra tante probabilità, una certezza: è buono.

POSTILLA. Ne ho elencate undici, di sicuro sono almeno ventidue: ho frequentato un giorno solo.

WISH LIST. Un seminario a Roma come quello del 5 dicembre 2013 a Firenze.

2 pensieri riguardo “Undici buone ragioni di Sangiovese molto Purosangue

  • 6 febbraio, 2014 in 13:43
    Permalink

    Ho omesso per distrazione la ragione dodicesima: un rosso di Poggio Concezione di cui, essendo ora in viaggio e de-taccuinato, non ricordo il nome.

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