Puzzle Bubbles

La notizia della settimana, riportata su ogni autorevole blog enologico, è la richiesta del presidente del Consorzio Franciacorta, Maurizio Zanella, di evitare da ora in poi il termine ‘bollicine’ quando si parla di Franciacorta.

Non solo, andrebbe evitato anche l’uso della parola ‘spumante’ nello stesso contesto; così quando si chiede un Franciacorta, si deve già capire di cosa si sta parlando.

Il termine spumante, o per essere più esatti, vino spumante, è parte integrante del disciplinare di produzione: proprio all’articolo 1 della DOCG si afferma che “La denominazione di origine controllata e garantita Franciacorta è riservata al vino spumante ottenuto esclusivamente con la fermentazione in bottiglia….”. Dunque, chiedere ‘uno spumante Franciacorta’ o ‘un Franciacorta’ è esattamente la stessa cosa.

Dice Zanella che però quando si chiede uno Champagne non si chiede ‘uno spumante Champagne’, ed analogamente con il Cava.

Insomma, Franciacorta deve avere lo stesso diritto di parola a se come i suoi illustri concorrenti; è una cosa perfettamente plausibile, visto che di spumanti in Italia ne esistono di tipologie anche completamente diverse, come la Trento DOC o il Prosecco spumante.

Legittima la richiesta da parte di Zanella per differenziare uno dei prodotti di punta dell’enologia italiana da tutti gli altri analoghi e con i quali vuole correttamente mantenere la giusta differenza.

Diverso è l’utilizzo, o meglio la richiesta di non utilizzo, del termine ‘bollicine’, richiesta fatta soprattutto a Franco Maria Ricci, focus dell’AIS Roma e direttore di Bibenda.

Avendo il sottoscritto, come tanti altri blogger enofili, frequentato i corsi AIS ed avendo fatto parte per qualche anno di questo mondo, so bene che il termine incriminato sfuggiva dalle labbra di FMR e di tanti altri miei insegnanti, almeno tre volte a serata.

E’ legittima anche questa richiesta, da parte di Zanella, per carità; utilizzare le parole per identificare una cosa, un prodotto, un vino, una persona, è cosa corretta: troppo spesso le parole vengono utilizzate a sproposito, o vengono sovrautilizzate, creando così un effetto di assuefazione e, alla fine, non hanno quasi più relazione con l’oggetto che volevano indicare.

Il termine ‘bollicine‘ ha spopolato, è stato usato a sproposito forse, ma è entrato nel lessico popolare, specialmente grazie a qualche trasmissione televisiva dove sommelier diplomati nelle maggiori associazioni usavano questo termine per identificare (anche) il Franciacorta.

Le parole entrano nel comune parlare con velocità diverse in funzione del veicolo trasmissivo: chi a casa a mezzogiorno ascolta le trasmissioni di gare culinarie, e sente la fatidica parola, prima o poi la userà a qualche pranzo, o parlandone con gli amici (“sai, l’altra sera abbiamo bevuto delle bollicine fantastiche“).  E, diciamo la cosa come è, la parola ‘bollicine’ è stato anche un ottimo metodo di marketing del marchio, perché quando si parla di bollicine immancabilmente vien fuori una bottiglia di spumante Franciacorta.

Ecco, l’ho fatto, ho usato spumante, bollicine e Franciacorta nella stessa frase.

Non sarà semplice eliminare l’accostamento tra ‘bollicine’ e Franciacorta, lo Champagne è famoso da almeno duecento anni, il Franciacorta lo è da molto meno, e questo senza metterne in dubbio la qualità. Spesso non si parla nemmeno solo di Champagne, ma si usa direttamente il nome della Maison che lo produce: Veuve Clicqot, Dom Perignon, Krug, Taittinger, e tutti gli altri. La zona dello Champagne è ampia circa 34.000 ettari di vigneto, ed è suddivisa tra cinque zone: le colline di Reims, la valle della Marna, la Cote de Sèzanne, la Cote des blancs e la Cote des Bar in Aube.

La Franciacorta non ha invece differenziazioni di zona, ed è raro chiedere un Franciacorta indicando direttamente il nome del produttore, tranne uno molto famoso: molto più spesso si chiederà uno spumante e basta.

Così mi aspetto che il Consorzio non solo chieda che le bollicine non indichino più il Franciacorta, ma che inizi anche una mappatura ed una zonazione del proprio territorio, identificando tipologie diverse di Franciacorta e valorizzando le pur piccole zone di migliore qualità.

Nota a margine: è ormai diventata famosa la frase:  ‘…perché io non frequento‘, scritta su Bibenda  da Franco Maria Ricci parlando di blog enologici. Diceva il direttore della rivista che non riusciva a capire come si possa parlare di vino su un blog, dove persone diverse si scambiano opinioni sul bicchiere che stanno bevendo.

Per carità, ogni opinione ha una propria legittimità, sebbene in questo caso denoti una certa  mancanza di conoscenza dello strumento internettaro; ma insomma, va bene pure così. Il Director naturalmente vorrebbe che invece di parlarne qui dentro, se ne vada a parlare (a pagamento) ed ascoltare ai corsi AIS. Opinabile ma legittimo anche stavolta: FMR fa il proprio mestiere, e cerca di portare più persone possibili nella propria associazione.

Però, mi chiedo, perché allora fare, in collaborazione con la trasmissione Decanter di Rai Radio2, dei corsi di degustazione sul vino, tenuti dagli esperti insegnanti AIS? Forse che parlare alla radio di profumo di idrocarburi, o di coriandolo e spezie, è più concreto che non scriverne in un blog?

O forse c’entra qualcosa che i due conduttori Fede e Tinto scrivano ogni tanto qualche riga su Bibenda, denotando una proficua collaborazione tra RAI ed AIS? (Bruno Vespa è sempre presente, ai grandi eventi AIS, e così numerosi altri personaggi della televisione di stato).

O invece è solo la solita paura della carta stampata di fronte alla notizia in rete?

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2 thoughts on “Puzzle Bubbles

  1. Più che legittima la richiesta di Maurizio Zanella. Mi sembra però che nel termine “bollicine” si cerchi la giustificazione di una certa ignoranza riguardo ai vini fermentati in bottiglia provenienti dai vigneti in Franciacorta. Se nell’immaginario collettivo, soprattutto internazionale, le parole “Cava”, “Prosecco” e “Asti” riportano subito ad una tipologia di vino e alla sua zona di produzione, questo non avviene con il termine “Franciacorta”, purtroppo. “Bollicine” verrà eliminato automaticamente dal vocabolario quando i produttori, il consorzio e chi altro si occupa di promozione di questa DOCG riusciranno a sostituirlo nel linguaggio corrente degli eno-appassionati con la denominazione giusta. Sinceramente per ora tutto ciò mi sembra lontano, ari-purtroppo.

    Quanto alla seconda parte del post, l’argomento è senza fine. Ma FMR non si merita troppa attenzione.

  2. Probabilmente hanno puntato troppo sul marketing d’effetto, ottenuto con l’uso e l’abuso del termine che oggi vorrebbero mettere al bando. Troppa attenzione al vestito della bottiglia ha fatto perdere di vista il pur ottimo lavoro fatto da molti produttori di Franciacorta. In my humble opinion. E si, basta così con la seconda parte, ma mi ha fatto ridere, ‘sta cosa lì.

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