Quando il vino incontra il gioco d’azzardo

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Mettiamo assieme una notte d’inizio estate, un bicchiere colmo di ottimo vino, un suggestivo palazzo costruito fra il XV e il XVI secolo, la possibilità di trascorrere qualche ora giocando a poker o black jack, roulette o chemin de fer.

E’ quanto successo a giugno del 2018 quando è andata in scena “Anteprima Calici di Stelle” a Ca’ Vendramin Calergi, l’edificio in cui ha sede il casinò di Venezia, la più antica sala da gioco al mondo sorta quasi quattrocento anni prima che le autorità italiane autorizzassero l’apertura dei casinò online come per esempio netbet.it.

Eppure il connubio fra ottimo vino e gambling non è una novità.

Certo non possiamo andare indietro nel tempo fino a raggiungere le taverne degli antichi romani oppure le baratterie sorte fra Medioevo e Rinascimento, ancora, i saloon del selvaggio west ovvero le bische clandestine degli anni del proibizionismo. Perché se anche in questi predecessori dei moderni casinò i giocatori mangiavano e bevevano, di sicuro non lo facevano con pietanze prelibate ed etichette di pregio.

Il cambiamento ha avuto inizio a metà del Novecento quando l’imprenditore texano Lester Ben Binion cominciò a mettere in pratica quello che è forse il suo slogan più noto: “Good food, good whiskey, good gamble”. Una sorta di massima che tradotta in lingua italiana recita, più o meno, così: “Buon cibo, buon whiskey, buon gioco”. Per comprendere chi fosse Lester Ben Binion proviamo a buttare uno sguardo sulla storia delle WSOP, acronimo che sta per World Series of Poker, il più importante torneo al mondo per quanto riguarda questo passatempo. Una competizione capace di richiamare ogni anno a Las Vegas, negli Stati Uniti d’America, giocatori provenienti dai quattro continenti (lasciateci escludere l’Antartide), professionisti in cerca di conferme ma anche outsider in cerca di fortuna.

La ricetta di Binion era piuttosto semplice e al tempo stesso innovativa: curare anche nel più piccolo dettaglio il soggiorno del giocatore presso il suo casinò.

Oggigiorno tutti i grandi casinò, da Hong Kong a Macao, le nuove capitali del gambling, passando per quelli del Vecchio Continente, col loro fascino retrò, offrono ai giocatori-clienti il maggior numero di comfort possibili: ristoranti stellati, cantine di prim’ordine, aree wellness, spettacoli di musica, eventi di sport e molto altro ancora.

Perfino la progettazione delle ultime cattedrali dedicate al gioco d’azzardo porta la firma di qualche archistar, perché proprio in questo settore l’occhio vuole la sua parte.

Ma tornando al vino…

Non resta che attendere i prossimi eventi in programma nei tre casinò sparsi sul suolo italiano. Oltre a Venezia ci sono anche Sanremo e Saint-Vincent. Attenzione però a quanto avviene online. La tecnologia sta facendo passi da gigante e non possiamo escludere qualche sorpresa. Nel frattempo proprio in Rete scopriamo un bel po’ di giochi che hanno come protagonista il nettare di Bacco: da classici quiz domanda/risposta a quelli di ruolo in cui vestiamo i panni di enologi alla ricerca di pregiate bottiglie o viticoltori indaffarati a traghettare la nostra azienda attraverso i problemi di tutti i giorni.

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