Que viva Porthos!

Dunque, Porthos, la resistente rivista a frequenza infrequente fondata da Sandro Sangiorgi, chiuderà con il numero 37.

Ho conosciuto Sandro e Porthos (ormai diventati sinonimi) circa tre anni fa, grazie ad un amico che ne aveva frequentato un corso di approfondimento sul vino.

Lo stile di Sandro è quello che conoscono in tanti, vulcanico, netto, a volte lapidario nei suoi convincimenti. Ma con una grande preparazione, sul vino, sull’ambiente enologico, sui metodi di vinificazione e sulle persone che si occupano, a vario titolo, di questo argomento.

Una persona da cui imparare tanto, da cui non si finisce mai di imparare proprio perché lui stesso ha l’approccio curioso di un bambino.

Provenendo io dai corsi e dalle frequentazioni dell’AIS, la scoperta di Sandro (la rivista già la conoscevo) è stata spiazzante.

Completamente diverso l’avvicinamento all’argomento, diverso il modo di degustare e soprattutto la terminologia usata, meno tecnica, più di pancia all’inizio per poi essere man mano raffinata secondo canoni più tradizionali. Sempre disposto ad ascoltare le persone che, ai suoi corsi, alle degustazioni da Porthos, parlano a ruota libera delle sensazioni scoperte nel calice.

E questo modo di fare è pienamente tradotto negli articoli della rivista, numeri quasi monografici scritti ed illustrati superbamente da tutti i componenti della sua ‘ciurma’.

Ogni numero della rivista è storia a se, come se descrivessero tappe di un viaggio che si possono anche gustare da sole, sebbene metterle tutte insieme faccia venir voglia di metter qualcosa in valigia e partire.

Lo stile del linguaggio è sempre pacato, in contrappunto al vocione di Sandro durante le degustazioni in via Mantegazza, e le foto in bianco e nero rimandano a momenti di tranquillità, di opinioni a volte diverse tra gli autori ed i protagonisti di un articolo, ma mai urlate, sempre in attesa di ascoltare opinioni diverse.

Questo è quanto mi è piaciuto di Porthos, della rivista intendo, visto che i corsi di degustazione continuano.

E’ interessante leggere la miniatura di dicembre sul sito. Una confessione a cuore aperto, come è poi Sandro in realtà, sulla stanchezza ed il desiderio di guardarsi attorno e fare (anche?) qualcosa d’altro.

Il suo libro, l’Invenzione della Gioia, è uno di quei libri di cui in Italia si sentiva la mancanza, per chi si occupa di vino almeno. Forse è dai tempi di Veronelli che non si leggeva più un libro sul vino così netto e così completo, inframmezzato da brani di poesie e rimandi musicali in mezzo a schede tecniche e teoria della degustazione.

In ogni caso, undici anni per una rivista trimestrale non sono pochi, 37 numeri da conservare e rileggere, ognuno di essi mi ha insegnato qualcosa, soprattutto ad uscire dagli stereotipi.

Quindi, grazie a tutte le persone che hanno collaborato alla rivista, gli autori ed i fotografi, i viaggiatori ed i poeti. E grazie per aver migliorato la mia conoscenza di questo mondo, di avermi fatto venire la curiosità della scoperta e, a volte, anche l’acquolina in bocca leggendo i resoconti delle degustazioni.

Spero di rileggervi presto, da qualche parte. La Rete è tanto grande, c’è posto per tutti.

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
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