Riflessioni di sera

Riflessioni di sera

Dalla Sicilia al Piemonte il passo è breve, i chilometri sono tanti, non infiniti.

L’evento di Navelli ha avuto, in me, un effetto salutare, e dai commenti che leggo in giro, anche sui produttori che sono intervenuti.

C’erano, ben miscelati tra loro, esperti e noti vignaioli con le loro produzioni di punta e piccoli produttori da pochi ettari provenienti per lo più dall’Abruzzo, ma con una buona partecipazione anche del Veneto.

Mi sono fermato spesso a discorrere con loro, e probabilmente ho parlato in misura maggiore di quanto io abbia degustato. La cosa non mi è dispiaciuta, anzi; parlare con chi il vino lo fa è molto più istruttivo che chiacchierare con chi il vino lo descrive solamente. E questo, visto che anche io mi annovero nella categoria dei wine bloggers, lo dico soprattutto per me stesso.

Si rischia, o forse lo rischio solo io a causa di inesperienza, di essere troppo pomposi e volersi riflettere nel lavoro di qualcun altro.

A Navelli ho avuto modo di vedere nei produttori presenti l’impegno che loro mettono nel lavoro che fanno, e soprattutto la forza di volontà nel fare vino come credono che sia giusto farlo.

Non è una cosa scontata, questa: nella conferenza del sabato pomeriggio ad un produttore è stato detto, sempre in simpatica amicizia, che i suoi vini riflettono troppo l’annata in cui sono prodotti, e che se il 2008 non era un annata favorevole per quella vinificazione, avrebbe dovuto ‘ammansire’ un po’ il proprio vino.

A me invece piace pensare che il vino, per il vignaiolo è come un diario della propria esistenza, lui sa esattamente cosa sia accaduto nella sua vita nel 1997, nel 1984 o nel 2008, e questo vuole comunicare a noi che lo beviamo, aiutandoci nel ricordo di una serata in cui abbiamo versato proprio il suo vino.

Forse sto solo avvolgendo di romanticismo l’idea che un cittadino può avere del lavoro in campagna; o più probabilmente conosco solo la parte bella del lavoro di un vignaiolo, che è quella di bere il suo vino.

Però a Navelli ho trovato persone, e non solo bottiglie.

Ho parlato di storia e di geografia, di difficoltà di una annata piuttosto che di un’altra, e parlare con loro tenendo in mano un calice del loro vino mi ha fatto apprezzare di più entrambe, bottiglia e produttore.

Ho ascoltato parole di vita vissuta, difficoltà ed emozioni, ho potuto esprimere la mia ammirazione per alcuni vignaioli che conoscevo, oltre che dai loro vini, solamente da qualche documentario.

Ed ho parlato di orologi che si fermano e che poi ripartono, sapendo, e facendo sapere, che a volte per essere amici basta scambiarsi una piccola emozione.

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