Romanzo d’appendice

Romanzo d’appendice

Il 21 dicembre scorso Bibenda ha annunciato, attraverso la propria newsletter e con apposita pagina tra le attività censite sul proprio portale, la nascita di un vino per celebrare il decennale della rivista.

Il testo del comunicato è colmo di suggestioni letterarie, riferimenti storici e arditi parallelismi della specie che un Concetto Marchesi, un Ettore Paratore, un Jacques Le Goff o un Georges Duby non avrebbero potuto esprimere più icasticamente. Considerate voi se questo non è un saggio di talento (dalla pagina http://www.bibenda.it/romanzo.php):

Per i 10 anni di Bibenda, la rivista nata per rendere più seducenti la cultura e l’immagine del vino abbiamo fatto “romanzo”. Un vino che nasce a Roma, anche se nella bottiglia non c’è uva romana, così come nelle opere cavalleresche francesi o spagnole non c’erano storie romane, ma nessuno nega loro di appartenere alla letteratura romanza, ovvero generata dalla lingua di Roma. Romanzo, come un romanzo, è un’opera dell’ingegno che si ispira alla piacevolezza di un capolavoro che si scopre scorrendo le sue pagine.

Un caloroso affetto, testimoniato dalla vostra numerosa presenza, ha accompagnato il suo debutto in società. Lo trovate in vendita presso l’Enoteca BIBENDA allestita in Sede e presso le Segreterie delle Attività e dei Corsi al prezzo di 25 Euro a bottiglia e di 150 Euro in elegante cassa di legno da 6 bottiglie per i vostri regali del Vino.Potete acquistarlo anche presso le Enoteche Bernabei. Romanzo è Sangiovese, Syrah e Merlot.”

La presentazione-promozione del Romanzo è avvenuta in concomitanza con la scomunica, da parte del preclaro Direttore, della schiatta intera degli eno-blogger, tristi figuri impreparati e fannulloni i quali, rubando tempo alle loro reali occupazioni, mangiano salario a ufo e sviliscono la categoria degli scrittori titolati, unici e soli legittimati a parlar di vino.

Le nostre fonti, invero miserande e assai poco autorevoli, gente che si muove nei foschi e sospetti territori al confine tra malavita e additivi enologici, ci hanno riferito gli agghiaccianti retroscena della nascita di Romanzo. Noi, per dovere di cronaca, riferiremo quanto appreso, invitandovi preventivamente a riflettere su un dato. Se Romanzo è l’ennesima appendice immaginifica di Bibenda, a rigor di logica possiamo considerarlo un Romanzo d’appendice o feuilleton; trattandosi, quindi, di un genere notoriamente rivolto al pubblico di massa e avente scopi prettamente commerciali, antesignano di certe produzioni televisive contemporanee, lasciamo a voi la scelta se considerare Romanzo un vino-vino, un vino-soap o una enofiction.

Questa è la storia, che come tutte le storie è puramente di fantasia.

ROMANZO, SOSPETTO CRIMINALE.

Di Riccardo Coratella

C’è crisi. ‘Na crisi terìbbile. Tocca arangiàsse co’ quello che capita e capitano solo storie da fame.

Mo’ ve ricconto come è ita l’urtima.

Me chiameno, me dicono de córe alla bisca che me vonno parlà.

 “A Corate’, te cercheno. Ce sta na storia. ‘Na cosetta tranquilla…”.

Arivo tutto trafelato, trovo er Ministro, er Bucìa, er Pagoda e l’artri. Er Ministro me se para davanti e s’accenne ‘na paja serio serio. “Bella Mini’, che se dice?”.

“Bella Corate’, tu nun dici gnente. Parlo io: ciò ‘na storia facile facile, giusta pe’te. Er contatto vòle fa’ fori ‘na diecina de tizi. Paga anticipato. Ce stai?”.

“Ce sto, Minì, quanto pagano?”.

“Poco. C’è crisi. Ce stai?”.

“Ce sto, ce sto. C’è crisi.”.

“Vallo a trova’, t’aspetta. Sta a Monte Mario: va all’Irton e chiedi de Ciccio”.

“Ma Ciccio…quer Ciccio là?”.

“Nun fa’ lo gnorri, che ce lo sai chi è…”.

Hai capito! Ciccio, o Franco, nell’ambiente lo chiameno pure Franco er Mariachi ma er nome vero è Ciccio Maria Franchi. Robba grossa, mai bazzicato gente così. Lui sta su la bocca de tutti ma io so’n poràccio, ‘sta gente la vedo solo da lontano. Insomma, me fiònno all’Irton, me ‘nfilo dentro, me se fa ‘ncontro uno cor cravattino nero e ‘na padelletta d’argento ar collo.

“Benvenuto. La stavamo aspettando. Ha fatto buon viaggio?”.

“Giardinetti-Monte Mario. Sei minuti co’na Duna a metano.”.

“Eccellente. Ma non indugiamo oltre, prego, si accomodi! Il padrone ci attende. La ammonisco: è oltremodo contrariato”.

“Ma la padelletta è d’argento? Posso véde?”.

E’ tarocca.

Seguo ‘sto cammeriere e me trovo in uno stanzone co’ du’ barili in mezzo, uno cià ‘na finestrella e dentro –  aò, a rega’! Che storia! Ce sta uno, ma che arnese! Tipo Gino Bramieri a pupazzetto, però più ‘ngrugnito, co’meno capelli e più aruffati, più colorati. E’ tutto ‘na smorfia, pare che sta a scenne dar toboga pe’ sgrava’, me guarda fisso co du’ occhietti piccoli piccoli da lucertola. “Ma che stai male?” – je dico. Lui nun m’arisponne, se caccia ‘n gola na busta para para de bibbanesi (cor copiràit) e urla:

“ZITTO! IDIOTA!!”.

E poi:

“SIETE TUTTI CRIMINALI! TUTTI FANNULLONI!!”.

Er cammeriere me vie’ vicino: “Il padrone è adirato oltre ogni misura e molto debilitato. Questo, per via dei proditori  e reiterati attacchi rivolti alla sua persona da molteplici sediziosi e parassiti, cultori dei canali telematici, dopo una sua recente enciclica. Ora: noi abbiamo compilato una lista di soggetti che lei dovrà individuare e, come dire, ma sì, intendo…”

“…intendi: fa’ fòri?”.

“…ecco, bravo. A titolo permanente e con savoir faire”.

“Savuarché?” – je chiedo. Nun m’arisponne, qui cominceno ‘n conciliabolo, Franco, cioè Ciccio, cioè er Mariachi, dar barile, cor cammeriere che sta de fòra.

“…pastorizzazione! Sterilizzazione! Delestage! Macerazione carbonica!”.

“Mi permetto, Signore, di osservare che nelle segrete custodiamo torchi e persino una pressa Vaslin, nuova di zecca? Perché non torchiarli e pressarli?”.

“Troppo cruento, idiota! Ci vuol più stile, più discrezione! Siamo o non siamo l’Associazione?”.

A quer punto so’ troppo curioso: “Scusi Sor Fra’, cioè Sor Ci’, insomma a Maria’, ma che sta a fa’ là dentro?”. Lui se fa rosso rosso e me dice:

“Uhm…di grazia, giovanotto: qual è il suo nome?”.

“Riccardo. Coratella. Pe’ l’amici er Coratella. Tanto piacere.”. Quello prende a urlà:

“IDIOTA! CRETINO!! FECCIA!!!”.

Interviene er cammeriere co’la padelletta d’argento tarocco, me la dà ‘n testa, me tira via pe’n braccio e dice:

“Ma taccia, si sposti, la prego!”.

“Ho capito, volevo sape’ solo che sta a fa’ là dentro ar barile…”.

“Padrone non si adonti, un cotale villico non può conoscere queste raffinatezze…” – e poi rivolto a me – “E’ una tecnica inventata dai monaci dell’Arciconfraternita dei Rollandisti, l’ultimo grido in tutti i centri benessere della California. Si chiama osmosi inversa, richiede la massima calma e lei la sta turbando. Il padrone vi ricorre per concentrarsi”.

Tutto a ‘n tratto er Mariachi caccia ‘no strillo ancora più da matto. S’apre ‘no sportelletto, dar barile cala ‘na scaletta e lui scenne co’na giacca da barca e i mocassini cheyenne. Er cammeriere je córe ‘ncontro, sciorina ‘no zerbinetto rosso, se ‘nchina e lo pija a cavacecio. Poi lo porta a séde. Lui s’asciuga er sudore, se specchia, magna n’antra diecina de bibbanesi (sempre cor copiràit), poi prende ‘n cofanetto.

“L’arma, bifolchi, è questa. La lista te la dà il sommelier, il compenso è qua.”.

“Du’ bocce? Ma che séte matti?”.

“Non ti permettere! Questo è Romanzo, il vero criminale, l’arma letale. Ogni flacone costa 25 euro, per il lavoro te ne servono dieci, le altre due sono per te! Valore equivalente, mi par bene equo”.

“Sor Fra’, anzi Sor Ci’, insomma come te chiami: ma a parte la micragna, che arma dovrebbe da èsse questa? So’ bocce de vino…”.

“Tu non obiettare, caprone! Non è vino, è ROMANZO, IL VERO CRIMINALE! Assicurati piuttosto che ogni sedizioso fannullone di cui alla lista riceva una bottiglia. E soprattutto che ne degusti!”.

“Ma che j’ha messo? Er vetriolo? Er muriatico? La stricchenìna? E poi perché me ne dà du’ bocce pure a me, si fa male?”.

“Non è veleno, cretino! E’ vino rosso! Almeno credo. Ma a te non può far male. Per loro invece sarà letale! Capisci? Finalmente torneremo a esser gli unici uàin ràiters dell’universo – uàin raiter, si dice così, sommelier, nevvéro?”.

“Credo, Signore.”.

“Vabbè, io me ne posso anna’? Ho pijato le bocce, ho pijato ‘sta miseria alla salute de li mortacc…”

“Signor Coratella! La prego!”.

“Ma semo sicuri che io lo posso béve?”.

“Senza rischio e senza tèma! Ora vada, dobbiamo continuare con la prossima terapia. Macerazione trascendentale”.

“Bonasera, allora, se sentimo presto.”. Esco e chiudo la porta.

(All’interno, el  Mariachi e il sommelier scoppiano in una risata asmatica).

“Hai sentito, sommelier? Ha detto ‘ci sentiamo presto’, povero idiota!”.

“Già, non immagina, povero Coratella…”.

Io er lavoro mio l’ho fatto. Ho rispettato er copiràit, ho fatto beve er vino ai bloggers, me lo so bevuto pure io: nun potete capi’! C’è mancato poco che facevo la fine de quii disgrazziati: me so’ spuntati tutti bozzi, so’ svenuto, quanno me so’ ripreso ce stava er cammeriere co ‘n bicchierino de grappa…

“Bentornato, Signor Coratella. Abbiamo disperato di rivederla. Si sente bene?”.

“Mica tanto. Me sento n’antro.”.

“Infatti. Non ce ne vorrà se ci siamo permessi di adottare una misura essenziale a scopi precauzionali. Lei ha da oggi in poi una nuova identità. E’ per il suo bene e per il nostro.”.

“E chi so’?”.

“Lei sarà da oggi in poi un clone. Il suo nome ufficiale è Vi.B.R.I.O.Ne, Vignaiolo Biologico Registrato Istituzionale Omologato New-age.”.

“Vibbrione? E che dovrei da fa’?”.

“Questo si vedrà in futuro, intanto è essenziale che lei dica che fa BIO. Capito? A chiunque le chieda che cosa fa, lei risponda: BIO! E’ indispensabile. Beninteso, il padrone non può salutarla di persona ma la ringrazia, si farà sentire presto.”.

“Co’n’antre du’bocce?”.

“E’ possibile, caro Vibrione. Ma il vino sarà diverso. Dopo il Romanzo-Il-Vero-Criminale, il prossimo potrebbe chiamarsi Attrazione Fatale. O Proposta Indecente. Dobbiamo esser propositivi, immaginifici e innovativi. Si vedrà. Arrivederci!”.

“Aspe’! Ciavresti mica dieci euri, m’è rimasta la Duna a secco de metano.”.

“Ha provato col vino?”.

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