Avevo già visto il documentario Senza Trucco, ne comprai una copia direttamente sul sito, e l’ho rivisto con piacere venerdì 30 marzo al Piccolo Apollo, sala per proiezioni all’interno dell’Istituto Tecnico Galilei, a due passi da Piazza Vittorio, a Roma.
Soprattutto l’ho visto volentieri insieme alla regista Giulia Graglia ed al fonico Marco Fiumara, che con Jonathan Nossiter alla fine del film,  hanno scambiato qualche parola con il pubblico, attento e numeroso. Se volete acquistarlo, basta andare sul sito di Senza Trucco.
Insomma, una bella serata, iniziata con un aperitivo molto interessante, una Barbera d’Asti 2010 di Asinoi, scelta non banale e non scontata, una maniera simpatica per far conoscere un’etichetta che sicuramente merita più di un semplice assaggio.
Del filmato avrei dovuto parlarne già da tempo, approfitto della serata organizzata da Giulia per scrivere qualche appunto.

Mi sono piaciuti molto i rumori, Marco Fiumara ha fatto un eccellente lavoro, in questo documentario i rumori sono, al pari della luce e delle inquadrature, una parte essenziale del film.
La scena iniziale è molto bella, spettacolarmente equilibrata tra il bianco della neve che copre il vigneto di Poderi Sanguineto e la mancanza di suoni, con Dora Forsoni che, ripresa dall’alto, va verso i filari.

E’ esattamente quello che accade con la neve, ogni

Giulia Graglia e Jonathan Nossiter

suono manca di riverbero, la neve copre i rumori così come copre il terreno.
Crack, click, crack. Le forbici di Dora che tagliano i viticci vecchi e secchi delle viti, preparazione alla stagione che si sta avvicinando. Le sue parole mentre taglia sono nitide attraverso i rumori del suo lavoro.
Altro rumore, simile a quello, a San Fereolo mentre Nicoletta Bocca piega la vite per poi legarla sul filo, e le sue parole di spiegazione per il figlio, un filare più giù che segue attentamente le indicazioni della madre, come un contrappunto.  Anche qui, il crack del viticcio che si piega, senza spezzarsi, è nitido ed in primo piano insieme alle mani di Nicoletta.
Più silenziosa la parte dedicata a Elisabetta Foradori, la sua voce è evocativa, in mezzo alle vigne mentre spiega le attività dei microrganismi, nel terreno sembra quasi sentire queste minuscole entità che lavorano, fabbricano molecole, sintetizzano, producono nutrimenti per la stagione da venire. Un rumore anche qui, sottolineato da Elisabetta, il woosh del cappello delle bucce quando viene rotto durante le follature, il risucchio del liquido all’interno di anfore di terracotta.
Ed infine l’esplosione dei rumori di Arianna Occhipinti la sua voce che chiama uno dei suoi aiutanti: “Vale, Valee…”, impartisce disposizioni, organizza, è quasi un ritornello che intermezza le attività nella cantina e fuori, con Arianna che porta tubi, stringe guarnizioni.

Tra i filari ad alberello ritorna il silenzio, le parole rimangono sospese nel silenzio assolato del vigneto e si infilano tra una vite e l’altra.
Un documentario come questo regala 80 minuti di tranquillità, e racconta soprattutto la forza di queste quattro donne, dei loro territori, un tutt’uno con la loro energia che si riflette infine in bottiglia.

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
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