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13 luglio, 2011

San Lorenzo Vigna delle Oche 2009 – Verdicchio dei Castelli di Jesi

Come dicevo qualche post addietro, possono capitare occasioni dove a breve distanza di tempo si riescono casualmente a degustare vini provenienti dallo stesso vitigno ma prodotti in zone diverse.

Così, se il Verdicchio di Matelica è un vino più montanaro, il Verdicchio dei Castelli di Jesi è sicuramente un vino marino.
I vigneti che si trovano nelle colline di Jesi sono a pochi chilometri dall’Adriatico, in genere ad una altitudine di 300-400 metri, lungo la stessa vallata scavata dall’Esino che, a venti chilometri di distanza, arriva finalmente al mare in prossimità di Falconara Marittima.

Il suolo è più argilloso rispetto a Matelica, il fiume è più carico di detriti, le temperature sono meno basse e la ventilazione perfettamente adeguata per scongiurare pericoli di umidità. All’interno della DOC  Verdicchio dei Castelli di Jesi, una piccola zona circondata dalle rovine degli antichi castelli può fregiarsi della DOCG ed il vino prende così il nome di Classico, un riconoscimento per una piccola area dove si produceva vino già conosciuto ai tempi di Alarico, che poi così barbaro non doveva essere visto che apprezzava molto il vino che si produceva da queste parti.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi di Fattoria San Lorenzo è un vino dove non vengono aggiunti lieviti esterni, l’uso dei solfiti è ridotto al minimo indispensabile, attenta agricoltura biologica e maturazione in acciaio sui lieviti per dodici mesi, durante i quali svolge anche la mallolattica, e viene filtrato prima dell’imbottigliamento.
La Vigna delle Oche è giovane, le viti hanno non più di dieci anni di età, una ottima esposizione  a sud ovest ad una altitudine di 380 metri.
Nel bicchiere si percepiscono subito le sfumature verdoline del vino, ed il naso viene subito preso dal profumo di mela, pesca e agrumi, acacia e sambuco.
Un bianco strutturato, acidità piuttosto esuberante ed una salinità per niente sgradevole, il tutto trasportato da una discreta forza alcolica, morbido quanto basta per attenuare le sensazioni più dure.
Lasciato per un po’ nel bicchiere perde parte dei profumi più fruttati per tendere invece verso gli agrumi, il miele e la mandorla.
Al secondo assaggio è solo di poco più ordinato, sebbene l’acidità sia ancora la padrona del gusto, ed il finale decisamente lungo fa immaginare una lunga evoluzione di questo vino.
Dovrò sicuramente mettermi alla ricerca di qualche annata più vecchia, un 2006 o meglio ancora un 2001.

Si, voglio ricevere le note di degustazione
di Benvenuto Brunello 2012
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