I sei Borgogna del Clos de Vougeot

vougeotresizeI sei vini del seminario sulla #Borgogna di Clos Vougeot.

1 – Pierre Vincent, Domaine de la Vougerie, Le Clos Blanc de Vougeot 1er cru 2008

L’unico bianco della serata, ma che bianco! Chardonnay da una parcella di poco più di 2 ha (2,29) per un totale di 10500 bottiglie, viticoltura completamente biodinamica. Fa legno nuovo per 20 mesi, dove svolge anche la malolattica. 

Aromi di frutta esotica, ananas, banana, lychees, poi floreale di glicine e caramella al limone.

Sapidità ed acidità a far da padrone di un corpo ancora da maturare. Circa 65€ in enoteca.

 

2 – Anne Gras, Clos Vougeot Gran Cru Gran Maupertuis 2009

Ancora una piccola parcella di #PinotNoir, meno di un ettaro per questo Gran Cru, con filari di 40 e 70 anni, alcune viti ancora del 1905 ed una produzione di appena 3700 bottiglie, biodinamico, 14 mesi in legno nuovo e diraspatura completa.

Il mirtillo ed il lampone prevalgono all’inizio, lasciando poi campo libero alla lavanda e all’incenso. Acidità che necessita di tempo per essere limata, molto fine.

 

3 – J.J. Confuron, Clos de Vougeot Gran Cru 2008

La produzione di 2300 bottiglie proviene da appena mezzo ettaro di vigna del 1962, certificazione biodinamica e 18 mesi di legno nuovo; anche qui la diraspatura è completa.

Alto livello dei profumi nel bicchiere, la finezza degli olii essenziali di frutta, balsamicità vegetale, fiori rossi e rosa. Al palato è la freschezza della sua acidità a conquistare, facendo godere ogni (piccolo) sorso.

 

4 – Henri Friedric Roch, Domaine Prieuré Roch, Clos de Vougeot Gran Cru  2008

Bottiglia che fa parte anche della mia collezione (potete cercarla ne La mia Cantina o nella Geo Cellar), solito piccolo appezzamento di Pinot Noir, 2800 bottiglie da 0,68 ha di vigna, filari di 36, 57, 76 anni. Non si può fare un grande Borgogna con viti troppo giovani, e Roch ne è la prova. Biodinamico, 18/20 mesi di affinamento in legno e niente diraspatura, come dicevo nell’articolo precedente, cosa possibile solo con vecchie viti. 

La sua ampiezza aromatica confonde, ed ogni descrittore è valido: è lo sciroppo di frutta ed il rabarbaro, l’ematicità del ferro e della carne cruda, la caramella alla frutta e l’oliva nera, tabacco. 

Nel bicchiere si assiste ad una modificazione istante per istante, andrebbe atteso molto più a lungo per stupirsi dei suoi cambiamenti a contatto con l’ossigeno. Tannico ed equilibratamente fresco, fornito di calore ed aromaticità palatale, in bocca si ritrovano i descrittori aromatici precedenti, su tutti il rabarbaro e l’oliva nera.

 

5 – Francois Labat, Clos de Vougeot Gran Cru, Chateau de la Tour, Cuvée Vielles Vignes 2007

Due vigneti, uno di 1,01 ha e l’altro di 5,48, entrambi del 1910, producono in totale appena 4000 bottiglie, dopo 16 mesi di legno nuovo e nessuna diraspatura. 

Al naso risalgono profumi di legno verde, di radice e di tabacco; ha una struttura piuttosto tannica e sapida, la freschezza è adeguata per mantenere l’equilibrio al palato. Lo sviluppo aromatico  è estremamente mobile, sembra fermarsi e ripartire più volte con tenacia per liberarsi degli anni che ha dovuto trascorrere in bottiglia, ed è difficile separare nettamente le sensazioni odorose da quelle tattili, tanto sono legate tra loro.

 

6 – Renée Engel e Philippe Engel, Domaine Renée Engel, Clos de Vougeot Gran Cru 2004

Un regalo che Armando ha fatto ai partecipanti, essendo questa una delle ultime introvabili bottiglie della proprietà della famiglia Engel, ormai estinta. Il 2004 è forse una delle peggiori annate in Borgogna degli ultimi decenni, ma il vino di Engel è quasi commovente per la sua bellezza, complice anche il racconto sulla storia della famiglia e l’aneddoto di quando, in quella che è l’ultima visita al Domaine, Armando incontrò i nuovi proprietari.

Il vino, racconta, era completamente diverso da quello che lui conosceva, senza calore, tecnico, artefatto; alla sua domanda se era veramente quello il vino di punta dell’azienda, si sentì rispondere che ‘Certo, Monsieur. Non facciamo mica più i vini come quelli che c’erano prima’. Mi pare di aver capito che Armando non si è più recato a far visita all’azienda, da allora.

Appena 1,37 ha per 4500 bottiglie, diraspato; gli aromi sono quelli di fiori secchi e frutta matura, di crostata di frutta e di carruba, di castagna, di cacao. 

Al palato ha una freschezza quasi tagliente, una sapidità accentuata ed un tannino in grado di resistere ancora per qualche tempo. 

Ha dalla sua non solo tutta la bellezza del Pinot Noir, ma soprattutto il romanticismo e la malinconia di un’ultima bottiglia, di un vino che non si potrà mai più bere.

Wine Roland

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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