Si, confermo No. La vicenda del Sauvignon

Dopo le notizie di sequestri e sofisticazioni sulla produzione di Sauvignon da parte di alcune aziende del Friuli, sembra calato il silenzio sulla vicenda, e probabilmente è meglio così.

Alcuni blog, compreso Storie del Vino, hanno fatto articoli e post sulla ormai nota alterazione dei sapori del Sauvignon friulano, usando sale rosa dell’Himalaya, precursori aromatici, sostanze non permesse. Niente di dannoso per la salute, lo abbiamo già detto e lo ribadiamo in grassetto, ma comunque una sofisticazione di un prodotto alimentare, secondo le accuse. 

Sequestri di ettolitri di vino e di mosto, libri di cantina passati al setaccio, insomma tutto il solito già visto in occasioni simili.

Fino ad ora però, le analisi sembra non abbiano fornito dati certi sull’operato delle cantine:

Se anche fosse vero che le analisi daranno un esito non dico negativo, ma quantomeno neutro – ha tenuto a evidenziare il procuratore Antonio de Nicolo– non di una smentita si tratterebbe, bensì di una non conferma in mezzo alle tante altre conferme di cui già disponiamo

Al di là del giro di parole, quindi, questo significa che anche se le analisi depositate il 10 dicembre non hanno portato a risultati definitivi, secondo la magistratura le stesse analisi erano in ogni caso solo un qualcosa in più rispetto ad altri elementi emersi dalle indagini. 

Anzi, la richiesta legittima del ricorso all’incidente probatorio, ossia il controllo delle prove e delle analisi effettuato dai periti delle due parti, secondo la Procura avrebbe di fatto allungato i tempi, rendendo quindi inutili le analisi perché nel frattempo le sostanze sarebbero state completamente assorbite. 

Il professor Paolo Pascolo, nominato come perito dall’avvocato delle aziende, Giampaolo Campeis, ha comunque confermato che nei mosti non esiste traccia di sostanze diverse da quelle che dovrebbero esserci:

Nel corso delle analisi chimiche fin qui condotte – ha affermato –, non sono stati trovati elementi in grado di sostenere l’ipotesi investigativa. L’impurezza che gli inquirenti cercavano – ha aggiunto – non è stata trovata. Le due perizie, insomma, convergono verso la medesima conclusione, e cioè che nei mosti non vi sono evidenze estranee alla loro composizione.

Una precedente analisi microbiologica non aveva evidenziato nulla di particolare nei mosti.

Sempre nell’ambito dell’inchiesta, a novembre sono stati sequestrati 100 litri di mosto concentrato ed alcuni sacchi di sale rosa dell’Himalaya in una azienda della provincia di Terni, dove avrebbero trovato anche uve provenienti dalla Slovenia.

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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