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16 marzo, 2014

Sono solo bit

Seduto sulla poltrona, presi i cavi di connessione, e cominciai a guardarli. Non volevo tornare laggià, non ancora, almeno.

Non avrei saputo piu’ cosa fare, cosa dire, come comportarmi; e se poi l’avessi incontrata ancora? Forse, entrando con una identità diversa … ma no, stavo dicendo stronzate, e lo sapevo benissimo. Lei mi conosceva troppo bene  ed io so mentire così male, mi avrebbe scoperto dopo un paio di frasi.

Eppure, era più forte di me. Magari, potevo andare in un posto diverso, ce ne son cosi’ tanti che…. no, neanche questo potevo fare, lo sapevo.

Non avrei resistito alla tentazione. Misi da parte gli elettrodi, e richiesi un blues dal cd; un brano di Johnny Lee Hooker, struggente da ascoltare in cuffia a mezzanotte, poi … Mi stava prendendo sempre più la malinconia, non potevo non cercare di vederla ancora una volta. La musica, poi non mi aiutava di certo, stava cantando Patty Smith, con la sua voce lacerante, sembrava dilaniarmi l’anima. Iniziai a connettermi, ed il familiare fruscio che accompagnava l’inserimento in Rete torno’ a farmi compagnia, un’altra volta.

Ero dentro!

Sentivo i bit scorrere attorno a me, ero preso dalle correnti che ruotano attorno alle banche dati, ed i flussi trasportatori delle Realtà Virtuali mi scivolavano accanto come acqua di un mare mai dimenticato.

Ero dentro!

Ancora quella sensazione, sentirsi scomposto in atomi fondamentali, preso dalle mille direzioni, e ricomposto al termine del viaggio.

Riuscii ad orientarmi abbastanza agevolmente, e mi diressi verso le Stanze Virtuali, dove sapevo che l’avrei incontrata, o che avrei incontrato qualcuno che l’aveva vista ultimamente.In sottofondo, i Nirvana accompagnavano il mio viaggio, cantando Come As You Are.

Trovai infatti quasi subito un avatar che mi si avvicino’.

‘Ciao, Ice’, mi disse, ‘parecchio che non ci si vede’

‘Ciao a te … ‘ (cazzo, non mi ricordavo chi fosse … dovetti leggere il suo metafile) ‘ciao Holly, come va?’

‘A me abbastanza bene; che mi racconti? ‘

‘Hai visto … ?’ chiesi

‘Stai parlando di Gloriah?’ un sorriso ironico apparve sulla sua faccia elettronica

‘Si,’ risposi ‘ di chi altro dovrei parlare?’

‘Già, facevate coppia fissa fino a qualche tempo fa. Mi spiace, Ice, e’ tanto che non la vedo’

Beh, mi dissi, pretendevi di trovarla appena entrato? Dopo due mesi che non ti facevi più vedere? Cretino, sei mica l’unico, e lo sai!

‘Grazie lo stesso, Holly, ci si vede, eh?’

‘Hey, perchè non provi alla Rising Sun House? E’ una nuova Virtual Reality molto frequentata. C’e’ Express che fa entrare la gente, te lo ricordi lui, no? Prova là’

‘Ok, proverò a cercarla laggiù’

Iniziai a cercare questa VR, con il nome di un vecchio brano di Dylan, anche se a me piaceva più la versione degli Animals.

Ci misi un po’ prima di arrivare, era stata ben mascherata, e dovetti fare parecchi bounce prima di arrivare, ed anche pagare per qualche link, ma tanto avevo giga di spazio disco sparsi in Rete di cui potermi disfare senza problemi. Arrivai davanti alla Rising Sun. Però, avevano fatto le cose in grande! Due mesi di tempo oggettivo son tanti nella Rete, e possono cambiare tante cose … ed anche nella Real Life, se e’ per questo.

Ora gli Aerosmith narravano di sogni, cantando Dream On.

Due mesi sono abbastanza per macerarsi nei ricordi, per struggersi nei rimpianti, per leggere un file e mettersi a piangere, per aprire una cartella e non vedere niente di nuovo, sono abbastanza due mesi, si … sono abbastanza.

Vidi Express all’entrata, che mi riconobbe immediatamente.

‘Ma guarda chi c’e’, Ice Kent, il nostro amico della vecchia stanza … ehi dove sei stato tutto questo tempo, eh?’

‘Ciao Express, fai il buttafuori nelle chat, ora, eh? Quando ti ho conosciuto eri uno dei peggiori pirati del W3C’ mi vennero in mente tanti particolari di quel che io ed Express avevamo fatto assieme sul WEB, e mi tornò parte dell’antico orgoglio. Raddrizzai le spalle, colorai meglio il mio avatar, la mia immagine virtuale, e gli chiesi: ‘Mi hanno detto che forse, qui da te … ‘ Non mi fece finire :’Gloriah e’ di la’, e ti aspetta’

Non volevo crederci :’Mi aspetta? da due mesi?’ I REM cantavano Imitation of Life, nel frattempo, e mai brano sembrava più indicato….

‘E cosa credevi, dove pensavi che potesse andarsene, dopo che tu l’hai abbandonata in quel modo? Entra, ma datti una sistemata, ok?’

Entrai e fui subito assalito dalla confusione, tutti che parlavano tutti insieme, con delle immagini digitali coloratissime, strane, alcune complicatissime; evidentemente in questi ultimi due mesi era uscito qualche nuovo software.

Mi sentii un po’ antiquato, con il mio sobrio avatar, ma mi feci largo tra la folla, ed iniziai a cercare Gloriah.

Fu lei che trovo’ me.

Un piccolo lampeggio vicino al mio occhio destro, mi stavano contattando, e quando risposi affermativamente, era lei. Il suo abito digitale era bellissimo, triste al tempo stesso. Completamente senza colori, un insieme di bianchi  neri e grigi con un’unica macchia di colore, una cintura verde bottiglia, che le avevo preparato ed installato personalmente. Andai verso di lei, senza vedere le facce di chi mi circondava, e quando fui in contatto, le dissi, stupidamente:

‘Ciao Gloriah, come stai?’ I Beatles pregavano, dicendo Let It Be. Mi guardò con i suoi occhi bellissimi, come quelli che aveva nella RL:

‘Ciao Ice’ disse semplicemente.

Io non sapevo cosa dirle, il cuore, quello digitale e quello reale, stavano correndo come una mandria di cavalli, il mio ciclo di sistema superò il 95 per cento.

Attesi un attimo per ricompormi, e quando fui di nuovo padrone della situazione, le dissi:

‘Perchè mi hai aspettato tutto questo tempo? Perchè non hai trovato qualcuno migliore di me?’ e Cindy Lauper  strillava Time After Time. Lei mi guardò, il suo sguardo aveva una profondità che non le avevo mai visto, e mi rispose:

‘Perchè ti amo, Ice, e non potrò mai amare nessuno come te’

Il mio avatar si illuminò di nuovi colori, ed anche la mia Gloriah subì una trasformazione analoga, i suoi grigi si tramutarono in rossi, celesti, verdi acqua e blu notte.

Mi tolsi rabbiosamente gli elettrodi dalla testa, mi alzai dalla Poltrona di Connessione, e mi diressi verso la camera da letto.

Lì, mia moglie mi attendeva, ancora seduta alla sua postazione, mentre mi guardava con occhi pieni di amore e di gioia, mia moglie, il cui nome in Rete era Gloriah, e che aveva atteso due mesi che io ritornassi con lei nella vita reale ed in quella digitale.

‘Dimmi ancora quello che mi hai detto prima’ le dissi.

‘Ti amo’, mi rispose.

Le slacciai la cintura verde bottiglia, e la sua vestaglia scivolò a terra e trascorremmo, da due mesi a questa parte, la prima notte insieme vera, senza nulla di digitale tra di noi.

Led Zeppelin stavano parlando, molto appropriatamente, di scale per il paradiso, Stairway to Heaven.

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