Il vin brulé è la tipica bevanda natalizia nei paesi del nord, dal Veneto al Trentino alla Valle d’Aosta, fino ad arrivare in Germania e Austria. Le sue origini sono quindi diverse a seconda del posto che si prende in considerazione, ed anche l’etimologia del nome.

Vino caldo e speziato in tutta Europa

Brulé indica un vino bruciato, cotto, ma ad esempio a Faenza viene anche chiamato il ‘bisò’, una parola di cui non è chiara la provenienza. Potrebbe addirittura derivare dall’inglese ‘bishop’, ossia ‘vescovo’, perché il colore ricorda il rosso dei loro abiti. Oppure è una voce dialettale che significa ‘bevi, su!’. In Germania è chiamato gluhwein, in Francia è il vin chaude, in Gran Bretagna mulled wine e nella Scandinavia è il Glogg.

Anche i vini che si usano sono quelli locali, e quindi differenti da zona a zona: in centro Italia è più usato il Sangiovese, in Veneto troviamo il Merlot. Generalmente il vin brulé è fatto con il vino rosso, ma a volte può essere usato anche lo Chardonnay.

Altro componente del vin brulé sono le spezie e gli agrumi, quindi cannella e buccia di arancia; una buona variante è l’aggiunta di mele tagliate a spicchi, con tutta la buccia. Ed infine lo zucchero, non eccessivo, che regala gradevolezza a tutta la bevanda.

Storia ed origini del vin brulé

L’abitudine di aggiungere spezie al vino è davvero antica, in Grecia e a Roma il vino veniva aggiunto di miele, resina, spezie in genere. Ne parlavo in questo vecchio post.

Il vinum conditum dei Romani rientra nella categoria dei vini “corretti, manipolati”, aromatizzati con erbe e cereali, fiori essiccati, frutta fresca, bacche e spezie. Questo sistema serviva a rendere il vino semplicemente bevibile, visto che all’epoca i sistemi di vinificazione erano piuttosto rozzi. Nel Medioevo poi i monaci aggiungevano spezie ed erbe aromatiche al vino, e anche erbe medicinali.

Una citazione di vin brulè si trova nel “De re Coquinaria” di Apicio, che scrive di questo vino scaldato e aromatizzato con spezie e dolcificato con miele, da offrire a fine pasto come digestivo.

Ricetta del vin brulé

La ricetta per il vin brulé è davvero semplice, basta una bottiglia di vino, 120 grammi di zucchero ed un paio di bastoncini di cannella. Volendo, come dicevo, si possono aggiungere delle bucce d’arancia o spicchi di mela. E per le spezie si possono usare anche chiodi di garofano o più raramente noce moscata.

Il primo passo è scaldare il vino senza farlo bollire, quindi a fuoco basso; l’alcool etilico evapora a 78°C, quindi alla fine si avrà una bevanda a bassa gradazione alcolica.

Quando si sarà un po’ raffreddato, ma ancora caldo, si possono aggiungere lo zucchero e le spezie; mescolate bene fino a che lo zucchero si è sciolto completamente.

Fate attenzione alle bucce d’arancia, non deve essere presente la parte bianca che darebbe al vino un sapore amaro. Lasciatelo sul fuoco basso in modo che resti sempre caldo fino a che si è insaporito. Se volete aggiungere la mela, lavatela e tagliatela a fettine sottili senza togliere la buccia, e poi aggiungetele al vino.

Ora versate il vin brulé molto attentamente nelle tazze, stando attenti a non bruciarvi: il metodo ideal è usare un mestolo di metallo per riempire le tazze. Non usate bicchieri di vetro, che con il calore potrebbero rompersi: le normali tazze per la colazione vanno benissimo.