Suvereto e gli Aldobrandeschi

Rocca di SuveretoE’ freddo, tra i boschi di sughero che dominano la Valle del Cornia, nell’aprile del 973. Scendendo dalla collina del Belvedere il marchese Lamberto, figlio di Ildebrando, si appresta a diventare il padrone di 45 tra corti e castelli della Maremma.

Tra questi, il castello e la corte di Suvereto che allora era parte del contado di Populonia; la pieve di San Giusto, inizialmente dedicata a San Cipriano, fu iniziata probabilmente attorno al 925, ma fu completata e riaffrescata solo nel 1189.
l nome Ildebrando è destinato ad avere grande importanza nella storia della regione, nonni e nipoti accomunati dallo stesso nome, tanto che divenne il cognome dei signori della contea, Aldobrandeschi.
Nel corso del XII secolo fecero costruire una imponente cinta muraria ed una rocca in molte delle cittadine che governavano.

Le popolazioni erano fuggite, cinquecento anni prima, dalle zone costiere dove risiedevano fino alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, rifugiandosi sui colli interni per difendersi dalle numerose invasioni dei Saraceni e dei pirati che ormai, indisturbati, infestavano il mar Tirreno.
Sono gli anni dell’Alto Medioevo, caratterizzati da un susseguirsi di Imperatori e di alleanze, vescovi e papi che brigavano, con l’aiuto della Borgogna e della Lorena, per acquisire potere nei confronti dei nobili locali.
La Toscana diviene uno dei centri dove questo potere si dipanava, dove le vicende dei potenti erano più importanti di quelle dei suoi abitanti, le controversie venivano risolte con gli eserciti e la politica dell’Europa era dettata dalla Germania di Ottone I ed Ottone II. (Fortunatamente tutto questo non accade più, sarebbe impensabile….eh).
Nel XIII secolo, Suvereto divenne, grazie ad Ildebrandino VIII degli Aldobrandeschi, il primo comune libero della Toscana, con l’emissione della Charta Libertatis nel 1201, che concedeva libertà di commercio e di governo agli abitanti della cittadina. E’ di questo periodo la costruzione del Palazzo Comunale con un loggiato, detto ‘dei Giudici’, dove si dirimevano le controversie tra i cittadini.
Fino al XIV secolo il comune ebbe un buono sviluppo, economico e demografico, ma ben presto, essendo situata al confine tra i possedimenti di Siena e quelli di Firenze, il suo territorio diventa il passaggio degli eserciti delle due fazioni guerreggianti.

Inizia così un declino lento, demografico ed ambientale, tanto che la popolazione, anche per sfuggire alla malaria portata dalle acque ristagnanti del Cornia, costruì un nuovo castello sul colle del Belvedere alla fine del XVI secolo.
La zona rimase quasi disabitata per secoli, e solo nel XVIII secolo ricominciò a popolarsi. I terreni intorno furono per lo più lasciati incolti, in particolare sul colle del Belvedere su cui dal 2004 ha i vigneti l’Azienda Agricola I Mandorli.

fonti: Dizionario Geografico e Fisico, Emanuele Repetti , Arcieri dell’Aquila Nera, Notizie degli Aldobrandeschi, Daniello Berlinghieri, 1835 (da Google Books)

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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