Tasting notes a Villa Favorita 2012 #1

Inizio il giro cercando la posizione di alcuni produttori che conosco maggiormente così da essere sicuro di non dimenticarmi, nel corso della giornata, di passare almeno a salutarli.
Prima parte del pomeriggio dedicata ai bianchi, con i quali passerò la maggior parte della mia giornata.
Ho assaggiato in media buoni prodotti, parecchi Prosecco ‘Col fondo’ come sta andando di moda ultimamente; alcuni migliori, altri decisamente sotto tono.

Tra quelli interessanti il Colfòndo di Casa Belfi, (che forse andava degustato a temperatura un po’ più alta per assaporarne i profumi, per stessa ammissione di Maurizio Donadi), il  naso interessante di erba medica e agrume, buona acidità e astringenza equilibrata; niente male anche il bianco fermo 2010, chardonnay con il 30% di Incrocio Manzoni, buon profumo di salvia e di paglia, sapido e fresco.
Poi il  Colfondo di Costadilà, di cui ho apprezzato il 2011 (rifermentazione in bottiglia) dal caratteristico profumo e sapore di uva acerba, sebbene forse ancora più interessante io abbia trovato la versione ferma, da vitigni quarantennali, profumi più delicati del base, tendenti verso cedro e limone verde, erbaceo di salvia.

Continuando a muovermi tra i banchi, ho incrociato il tavolino di Davide

Davide Spillare

Spillare, con cui ho trascorso quasi mezz’ora a parlare dei suoi vini, e naturalmente anche ad assaggiarli.
Il bianco Rugoli 2011, garganega e 5% di trebbiano, semplice e diretto, di buona qualità, da bere volentieri con qualche amico, durante il pasto. Come dice Davide, un vino che possa essere venduto senza tante spiegazioni, per fare cassa; è un pregio, questo, riuscire a produrre buoni vini rimanendo sempre nei canoni della naturalità. Alla fine, ci sono sempre i conti da pagare.
Diverso è il discorso nel confronto tra la sua garganega in purezza 2010 e 2009.
Due vini che paiono provenire da due produttori diversi, tanto sono differenti. Mi spiega Davide che nelle due annate ha invertito la quantità di vino che trascorre il suo tempo a macerare sulle bucce: nel 2009 era il 70%, nel 2010 solo il 30%. Questo per cercare di trovare un equilibrio maggiore tra le varie componenti visto che, a suo parere, la lunga macerazione rischiava di nascondere il sapore e le caratteristiche dell’uva.
In effetti, il 2009 risulta più spigoloso, chiuso, sarebbe necessario lasciarlo almeno dieci minuti nel bicchiere per sentirne tutte le proprietà sia al naso che al palato, molto citrigno e quasi legnoso; al palato la buccia si sente soprattutto nell’astringenza tannica, mentre la polpa si rivela maggiormente nella sua sapidità.
Il 2010 è invece più leggibile, naso ampio di mela verde e fieno tagliato di fresco, una nota dolce che si sente appena si avvicina il naso al bicchiere e che ritornerà soprattutto a bicchiere vuoto, ricorda molto bene la carruba o certe caramelle morbide della Elah di qualche decennio fa.
La vera scoperta è il Vecchie Vigne 2010, da piante di 80 anni: colore quasi ambrato, un colpo di acetone immediato, volatile forse eccessiva per stessa ammissione di Davide, un che di vegetale. Morbidezza piena ed avvolgente che mitiga la durezza dell’acidità presente in questo vino, sapidità che rimane sulle labbra ad accompagnare il finale decisamente lungo. Da riassaggiare tra quattro o cinque anni, forse anche troppo eccessivo.
Vini fatti con ragionamento, decidendo di aumentare o diminuire i tempi di macerazione, di vendemmiare prima o dopo, un bell’inizio di degustazione.

Poco più in là, la Loira è presente con i due Pouilly-Fumé 2010 di Alexandre Bain, due Sauvignon Blanc perfettamente diversi tra loro. Sul ripiano del tavolo alcune pietre, del calcare e delle marne, indicano il tipo di terreno da cui provengono distintamente i due vini.
E come le due rocce sono diverse tra loro, lo sono anche i due vini.
Quello proveniente dai terreni calcarei è sicuramente agrumato, succo e buccia di limone, poi rosmarino e timo; al palato è sapido e ben delineato in una acidità tagliente.
Il vino nato sui terreni marnosi ha profumi di categoria più minerale, grafite e pietra scaldata al sole, poi salvia e bosso; anche in bocca si riscontra la stessa differenza, minore acidità e sensazioni tattili spostate sulla mineralità.
Anche questi due vini saranno da riassaggiare con più calma e tranquillità, forse quello proveniente dalla marna risulta più pronto dell’altro che invece ha bisogno di più tempo per ammorbidire un po’ la sua acidità.
Un bell’esempio di come, e quanto, il terroir incida nelle qualità del vino quando queste non vengono nascoste da caratteristiche costruite a tavolino.

La casualità qui ci mette lo zampino. Vado a trovare Raffaello Annichiarico di Podere Veneri Vecchio che sta illustrando i suoi vini ad un paio di cinesi (abbastanza numerosa anche qui la loro presenza, d’altronde sono un miliardo e duecentomilioni, da qualche parte dovranno pure andare…). Ne approfitto per assaggiare il suo Tempo Ritrovato 2010, greco e cerreto come il Tempo dopo Tempo, da vigne di 60 anni, dodici giorni sulle bucce senza rottura del cappello, solo un batonnage alla fine.
I suoi aromi mi ricordano vagamente il Pouilly-Fumé calcareo di Bain, ma più pronto. Si deve ancora aprire completamente, manifestazioni come queste non sono le più adatte per sentire tutte le complessità, ma è sicuramente un gran vino, con aromi di cedro candito e agrume, macchia mediterranea ed erbe aromatiche, non intenso ma netto nei profumi. In bocca si presenta con una buona morbidezza, nonostante il tempo trascorso sulle bucce, ed una spalla acida che riuscirà a portarlo avanti per un buon numero di anni.

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
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2 thoughts on “Tasting notes a Villa Favorita 2012 #1

  1. Grazie mille… X me alla prima esperienza a VinNatur da produttore è stata un esperienza unica e gente speciale che riesce a capire e condividere le sensazioni straordinarie che solo i vini Naturali riescono a trasmettere. Grazie MD

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