Poderi Veneri Vecchio – Tempo dopo Tempo – Beneventano IGT 2010

Podere Veneri VecchioSi leggono libri e poi si lasciano sul comodino o in qualche armadio, ma quando li riprendiamo in mano ci paiono trasformati e rinvigoriti con il tempo.

Siamo noi ad esser stati modificati dagli istanti che scorrono, le parole sono ancora ferme dove furono stampate, così invece di paragonare un libro ad un vino posso paragonare il libro ad un degustatore, che giudica come il tempo abbia influito su di noi, non certo avviene il contrario.

E guai se il tempo non avesse avuto effetto su di noi, se niente avesse influito sulla nostra coscienza e sul nostro corpo. Non potremmo dire di essere completamente vivi, e non basterà tingersi i capelli o togliere del grasso o aggiungere volume artatamente per farci sembrare migliori, così come i capelli bianchi non saranno sufficienti ad inventarci più saggi.

Grazie ad Antonio dell’enoteca Les Vignerons di Roma ho scoperto un vino che mi ha appassionato.

Sono stato ben consigliato parlando di vino beneventano, acquistando una bottiglia di Tempo dopo Tempo 2010 di Podere Veneri Vecchio, IGT Beneventano bianco, un taglio di 50% di Grieco e 50% di Cerreto, due vitigni autoctoni della zona di Castelvenere.

Il vino si presenta di colore giallo paglia, leggeri riflessi dorati  sfumati.
I profumi si sprigionano immediatamente dal bicchiere anche senza necessità di una eccessiva ossigenazione, per poi scendere di intensità ma non di complessità.
Si riconoscono ananas e banana, che poi scompaiono per lasciare posto a profumi prima floreali e poi, quasi inaspettatamente, a sentori minerali.
Al gusto ha una morbidezza avvolgente insieme ad una freschezza acida molto gradevole ed una sapidità importante.
Lasciando riposare un po’ il vino nel bicchiere, dopo una decina di minuti si nota che il rapporto con l’ossigeno lo ha leggermente smorzato nei profumi più freschi, accentuando quelli minerali e sapidi, con un vago ricordo di formaggio affumicato. Un secondo assaggio rende più evidente al palato la parte sapida ben lavata dall’acidità.
La scheda tecnica che si trova sul sito è piuttosto esauriente, spiegando bene la lavorazione senza trattamenti chimici in vigna, raccolta manuale, macerazione sulle bucce e passaggio in acciaio sulle proprie fecce. Questo 2010 è sicuramente un vino che continuerà ad evolversi nei prossimi due anni, grazie alla sua buona struttura ed alla sua acidità.
Potrebbe dare il meglio di se con crostacei o molluschi, mentre io l’ho assaggiato con un formaggio pecorino leggermente stagionato delle campagne laziali trovandolo abbastanza gradevole.
Ho voluto poi seguire il consiglio del produttore, tentando un abbinamento con un libro.
Così, in piedi di fronte alla mia libreria, il mio calice in una mano, ho iniziato a scorrere i titoli dei libri che possiedo, posando ogni tanto il bicchiere per sfogliare qualche pagina di uno di essi. E’ stata una degustazione raddoppiata, la concentrazione per i riconoscimenti olfattivi si è allentata, spostando l’attenzione ad autori e copertine, facendomi venire in mente una scena già letta cento volte, un dialogo interpretato mille.

Leggerezza, decantava Calvino nelle sue Lezioni Americane, e così ho voluto che fosse.
E fra tutti, mentre terminavo con calma il vino rimasto nel bicchiere, senza preoccuparmi più molto di sentire se l’acidità fosse più o meno coperta dalla morbidezza iniziale, ho scelto un il Diario degli errori di Flaiano, fermandomi a rileggere alcune righe qui e lì, senza un ordine molto preciso.
Il libro ed il vino non sono rappresentativi l’uno dell’altro, e nemmeno si vuol che lo siano, ma se proprio volessi trovare una logica di questo accostamento potrei dire che questo vino tenderà a migliorarsi almeno nel breve periodo, mentre Flaiano punta, come sempre, il dito nella mancanza di miglioramento dell’italica gente (non siamo una nazione, diceva, ma una collezione) degli ultimi decenni.
O forse è solo il nome del vino, Tempo dopo Tempo,  ad avermi fatto prendere in mano quel libro, con il paradosso  anacronico che un nome del genere sia un vino del 2010, il Secondo Decennio del Terzo Millennio.
Oppure non è importante conoscere il perché io abbia fatto questo accostamento, ma è importante sapere che ho bevuto un buon vino, onesto e ben fatto, ed ho riletto un bel libro, anch’esso onesto e ben fatto, con la sua acidità nemmeno tanto velata attenuata, però, dalla morbidezza stilemica di Flaiano.
Ed ho passato una mezz’ora che è valso la pena di ricordare in questo articolo.

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