Questi i vini in degustazione.

Si inizia con il Mario’s 37 trebbiano 2009, dove 37 indica l’età della vigna nel 2009. La mancanza di filtrazione, comune a tutti i vini di Tenuta Terraviva, rende al vino il suo carattere naturale, guardando attraverso il bicchiere sembra di guardare una foto anticata. Al naso è presente, e subito sparisce, una leggera ossidazione per nulla fastidiosa, che fa da apertura per un naso piuttosto interessante. Profumi di cedro e biancospino, pesca, albicocca, che si innalzano alle narici netti e quasi capricciosi, discontinui ma ben identificabili. Al gusto è notevole la sua mineralità, con una freschezza schietta e pungente.

Il secondo vino è il Mario’s 38 trebbiano 2010; ovviamente un anno dopo la vigna ha un anno in più. E’ ancora un vino molto chiuso al naso, impiega tempo per muoversi, necessiterebbe di maggior calma per ascoltarlo bene; lentamente, facendolo scaldare tra le mani, dal bicchiere si propagano aromi di pera e albicocca, ma ancora disordinati, poi un agrumato piacevolmente spiazzante. In bocca presenta una buona sapidità ed una acidità grezza e bisognosa di tempo. Da riassaggiare tra un paio di anni.

L’ultimo dei trebbiani è il Mario’s 39 trebbiano 2011, una prova di botte praticamente, e non è da tutti i produttori portare un vino di questo genere ad una degustazione, cosa che denota un grande rispetto per le opinioni di chi assaggia. Anche qui troviamo un vino molto chiuso, che con il passare dei minuti regala però profumi cedrati e di foglia di limone leggeri, la frutta come pera e pesca devono ancora arrivare, si percepiscono soltanto. Al palato risulta più morbido degli altri due, meno evidente la parte sapida ma con una freschezza che nasce più ordinata, più disciplinata, da gran vino. E’ quello che a Claudia piace di più per le sue possibilità evolutive, fa lo stesso effetto anche a me.

Tre trebbiani diversi tra loro, dunque, giovani o già delineati, ma tre vini dove si sente tutta l’importanza delle differenti annate, e bisogna fare i dovuti complimenti a Tenuta Terraviva che li ha prodotti, e naturalmente ad Antonio Marino che li ha presentati nella sua enoteca. Una piccola pausa con un pecorino commerciale, non loro ovviamente, ben fatto ma scontato, un film con il lieto fine già scritto.

Serve per far notare le differenze con il loro pecorino Ekwa 2010, tre giorni di macerazione, con un carattere completamente differente dal pecorino precedente; morbido, fresco al palato, di bevibilità che non stanca, per nulla banale.

Ed infine, il Giusi 2011 Cerasuolo d’Abruzzo DOC, ottenuto con il metodo del salasso, in acciaio. Profumi pungenti ed eterei, riportano al ribes ed al mirtillo, leggermente erbaceo. Una buona alcolicità equilibrata da una importante morbidezza, che finalmente mi riporta in pace con i rosati abruzzesi. Per concludere, una carrellata di vini molto ben fatti e piacevoli da bere; il Mario’s 37 è stato il mio preferito, ripreso a fine degustazione presentava una bella complessità olfattiva e la maggiore temperatura della bottiglia lo rendeva forse anche più gradevole alla bevuta, dando più forza ma anche più ordine all’acidità che ora proseguiva ben diritta sulla lingua, rafforzandone la mineralità. Il Mario’s 39 si stava aprendo solo ora, dimostrando un carattere evolutivo di grande potenzialità.

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