The Times they are A-changin’

Le riflessioni che ho iniziato nell’articolo Gonzo Writing mi hanno condotto a pormi alcune domande.

Riprendo l’intervento di Andrew Jefford, letto su Vino Pigro, e ripreso su Twitter (cercate #ewbc ad esempio): “Il fatto che ci sia questa conferenza è la prova che il vecchio mondo del wine writing sta sparendoLa creatura che eravamo abituati a chiamare wine writer sta morendo. Con questo, voglio dire che la confortevole vecchia vita fatta di viaggi stampa, degustazioni per giornalisti, affabili articoli di stampa … è finita per sempre”

Quasi contemporaneamente, leggo su Intravino un intervento di Arianna Occhipinti che tenta di spiegare a determinati giornalisti, che il redazionale pagato dal produttore è una pratica, oltre che scorretta, inutile.

Dunque, forse a stare nel passato non è l’azienda che rifiuta l’articolo a pagamento, ma è proprio la rivista ed il giornalista che lo propone.

Le due cose, EWBC e articolo di Arianna Occhipinti più questo articolo su Intravino, mi hanno spinto a pormi una domanda: per chi scrivo io, qui su Storie del Vino?

Vale ancora la pena scrivere un post sull’analisi organolettica di quell’etichetta, oppure chi legge vorrebbe avere informazioni meno tecniche ma più immediate e fruibili?

Al normale consumatore medio, quello che non ha mai sentito l’aroma di pietra calcarea scaldata dal sole, di anice stellato o di maggiociondolo, potrebbe interessare di più la storia o la geografia di quel vino, la sua evoluzione nel corso dei decenni o dei secoli, i passaggi di mano dei territori dopo le conquiste, le guerre, i matrimoni.

Qui mi riallaccio alla parola ‘Sorgente’ intesa come nascita del vino, del territorio dove sono i vigneti; senza rimanere attaccati al passato, ma partire dalle vicende del territorio per arrivare ad oggi, partire dalle tecniche di coltivazione e vinificazione per trovare la curva evolutiva non di una annata, ma di un intero territorio. Almeno, è quello che personalmente intendo per ‘terroir’.

La domanda, in fondo, è sempre la stessa: per chi scriviamo? Non credo troppo a chi dice che scrive per se stesso. Si ha sempre un obiettivo in mente, si vuole raccontare una storia, fare un saggio, un testo tecnico; quindi in questo modo identifichiamo il nostro pubblico, che può essere il semplice interessato, l’enologo, il degustatore.

Io, se mi chiedessero per chi scrivo, oggi direi per Il Passante Occasionale.

Parlare come si mangia e come si beve, e non necessariamente sempre da professore in piedi sullo sgabello; anche le cose interessanti possono essere raccontate in modo divertente, anche gli argomenti scientifici e tecnici possono trovare la loro dignità in un raccontare più disteso. A meno che non vogliamo far sfoggio della nostra sapienza, ma allora stiamo parlando, e scrivendo, per un pubblico diverso, per ascoltatori o lettori che non sono il Passante Occasionale.

Intendiamoci, io rimango affascinato quando ascolto nei seminari un esperto di un territorio o di un vitigno, mentre spiega le differenze di territorio o di clima e come si ritrovano nei profumi e nei sapori di quel vino. A volte è necessario il termine tecnico che, a seconda della platea di ascoltatori, dovrà o meno essere spiegato; non tutti e non sempre lo fanno, solo i più in gamba.

E’  nel radicamento di una etichetta al proprio terreno che dovremmo cercare la bussola che indichi, al Passante Occasionale, alcuni criteri per la scelta di un vino, fosse pure dallo scaffale della GDO.

Chi scrive, di vino e di altro,  ha una responsabilità enorme, che è quella di interessare chi legge. Ognuno lo fa a modo proprio, in modo arguto, didascalico, banale, storicizzato, localizzato. Io credo che il lettore, chiunque esso sia, debba uscire da una lettura con una conoscenza che prima non aveva, e possibilmente qualche domanda in più, così da stimolarne la curiosità.

Probabilmente dovremmo trovare anche un modo diverso di parlare del vino, usando le molte piattaforme che oggi abbiamo a disposizione, fruibili in mobilità e spesso collegate a mappe geografiche.

Se le riviste patinate, altisonanti ed autocelebrative continuano sulla propria strada, tanto loro non frequentano, chi parla di vino dovrebbe provare, io per primo sia chiaro, a trovare nuovi linguaggi e nuove tecniche; chi lo fa per promuovere il proprio prodotto, chi la propria manifestazione, chi semplicemente per divertimento.

Rischiamo, altrimenti, di parlarci solo tra di noi.

Wine Roland

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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