Un brevetto del cavolo (anzi, del broccolo)

Quando compriamo un dvd o un cd musicale, si pagano dei diritti d’autore.
Giusto o sbagliato che possa essere, ha una sua logica.
Se volete mettere un marchio qualunque su un prodotto, dovrete pagare delle royalties al proprietario del marchio.
E questo anche, ha una sua logica.
Ma tra breve, quando pianterete dei pomodori nel vostro orto, o una piantina di basilico e di rosmarino nel vaso dei fiori del balcone della cucina, dovrete pagare dei diritti d’autore, una tassa di brevetto.
A chi, si può chiedere, a chi dovremmo pagare i diritti d’autore sul cavolfiore, a chi dovremmo pagare la tassa per l’uso del timo nell’arrosto?
E soprattutto, perché se pianto l’insalata devo dare dei soldi a qualcuno?
Nel 2002 viene concesso dall’EPO, l’organizzazione europea per i brevetti, alla Plant Bioscience il brevetto sul “metodo di selezione e produzione di semi ibridi di broccoli ad alto contenuto di glucosinolati”, sostanza normalmente presenti in queste pianti e ritenute particolarmente attive nella lotta contro il cancro. Il brevetto ha codice EP1069819. Il brevetto è stato poi acquistato dalla Monsanto.
Secondo la direttiva europea 98/44/EC e l’articolo 53b dell’EPC, European Patent Convention), il brevetto non doveva essere concesso, in quanto non si tratta di modifica genetica della pianta (quindi non è un OGM, e come tale soggetto a brevetto), ma solo di un metodo di selezione. Per questo la Limagrain e la Syngenta presentarono ricorso, che però venne respinto nel giugno del 2010. La Syngenta, successivamente, recesse dal ricorso stesso, rimandando così la decisione all’Alta corte europea dell’EPO.
Nel 2003 veniva concesso il brevetto EP1211926 B1 a favore del Ministero dell’agricoltura dello Stato di Israele, per il metodo di selezione di pomodori con un contenuto di acqua ridotto.
Anche contro questo brevetto è in corso un appello, promosso dalla Unilever.
Nel 2008 l’Alta corte ha deciso che la normativa non era chiara, e si è presa tre anni di tempo per verificare se i brevetti potevano essere concessi, prendendo proprio il Brevetto del Broccolo come caso tipico per questo genere di attività.
Il 26 ottobre l’Alta corte avrebbe dovuto tenere una audizione pubblica sulla questione, insieme a molte associazioni ambientaliste tra cui Greenpeace ed il comitato scientifico di Equivita, che insieme ad altre hanno formato il gruppo No patents on seeds per potersi muovere in modo univoco contro questo genere di brevetti.
La scorsa settimana invece con un comunicato, la corte d’appello ha deciso di non effettuare la seduta pubblica, evitando di fatto di decidere in merito a tutta una serie di brevetti che, nel frattempo, sono stati concessi. Dunque i ricorsi sono stati respinti.
Tipico è l’esempio della Monsanto, che brevettando particolari mangimi per i maiali pretende di avere una partecipazione di proprietà su tutti i suini alimentati con i propri mangimi.
O come il brevetto EP 1962578, rilasciato ancora alla Monsanto, per un melone che ha la caratteristica, naturale, di resistere ad un certo virus, melone che viene riprodotto esclusivamente con tecniche convenzionali a partire da una varietà indiana.
Il 26 ottobre, nonostante la cancellazione dell’udienza pubblica, si terrà ugualmente una manifestazione organizzata da No patents on seeds, (Nessun brevetto sui semi)
La questione, al di là degli ovvi risvolti etici, è un immediato aumento di prezzo. Nel 2008 il prezzo dei broccoli marcati Naturally Better e commercializzati dalla Monsanto, venivano venduti in Gran Bretagna a prezzi significativamente più alti rispetto agli altri.
Significa, inoltre, far gestire completamente l’agricoltura e l’allevamento di animali, e dunque la produzione di cibo, a grandi multinazionali come Unilever, Monsanto ed altre, che già hanno nelle mani il controllo dei prezzi dei cereali.
Rimanendo in Europa, non ci si può nemmeno appellare alle commissioni europee o ad altri organismi sovrannazionali, visto che l’EPO è fondamentalmente un soggetto privato.

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