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5 gennaio, 2012

Valter Mlecnik, Rebula 2003

Ho ripreso un paio di giorni fa dalla mia cantina una bottiglia di Ribolla Gialla, quella che in Slovenia viene chiamata Rebula.

Il vino è quello di un grande produttore, l’amico Valter Mlecnik, e l’etichetta è la sua Rebula del 2003.

A dire il vero, fino a tre o quattro anni fa le bottiglie erano due, ma questa devo essermela dimenticata nella cantinetta, visto che l’ho ritrovata su uno scaffale giù in basso, dietro altre bottiglie vuote che spesso utilizzo per travasare l’olio nuovo.

La mia prima reazione è stata: “E questa qui, da dove salta fuori?”, ben sapendo che saltava fuori proprio dalla mia dimenticanza e dal mio disordine.

Così, la miglior cosa che si può fare con una bottiglia dimenticata è berla.

I vini di Valter rispecchiano totalmente la filosofia dei vini naturali, non filtrati, non trattati, non termocontrollati.

Ho aperto con molta calma la bottiglia, il lungo tempo (almeno tre anni) in verticale avrebbero potuto seccare il tappo e farlo incollare al collo della bottiglia, con conseguente rottura.

Pian piano il tappo è venuto fuori sano, e con altrettanta calma ed attenzione ho riempito un mezzo calice, lasciando la bottiglia riposare ed abituarsi all’ossigeno almeno un’ora.

Il vino nel bicchiere non era limpido, la non filtrazione lascia particelle nel liquido che hanno bisogno di tempo per posarsi; non è necessario decantare, ma lasciare ferma la bottiglia si.

Dopo qualche minuto, il vino ha ripreso il suo colore, non più intorbidito da microparticelle, ma prima della degustazione ho atteso almeno quindici minuti per dar tempo al vino, rinchiuso nella bottiglia da 8 anni, di riprendere confidenza con l’ossigeno.

Il profumo ha atteso, prima di sprigionarsi dal bicchiere; una ossidazione marcata che è svanita poco dopo, lasciando spazio a profumi che ricordano molto le essenze, molto marcati. Nocciola, miele, buccia di limone, sono immediatamente riconoscibili, sul finale un aroma più scuro che ricorda la corteccia della betulla.

Al palato si presenta con una acidità che rimanda al profumo agrumato, una naturalità sottolineata dal sapore di uva acerba che rimane nella bocca, quasi tannica; la mineralità prende poi il sopravvento anche sull’alcool.

Un secondo assaggio dopo mezz’ora ha confermato la bontà del lavoro di Valter e la  qualità delle sue uve, l’ossidazione quasi, ma non del tutto, svanita, profumi di albicocca più evidenti ad una temperatura un po’ più elevata.

Probabilmente il momento giusto per bere questa bottiglia era già passato, la poca lunghezza finale  ne è un segnale. Ma in ogni caso un vino che fornisce delle emozioni

Si, voglio ricevere le note di degustazione
di Benvenuto Brunello 2012
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