vignalmare2010-e1396206363493Dell’azienda agricola I Mandorli, a Belvedere di Suvereto in provincia di Livorno, mi piacciono sia i loro vini, il Vigna alla Sughera, Sangiovese, ed il Vigna a Mare, Cabernet Sauvignon e Franc, che i vignaioli. Le persone sono importanti, per la forza che imprimono alle loro scelte e la determinazione con cui le conseguono, per lo studio del territorio e del vino.

Coltivare in biodinamico rischia di farli sembrare degli stregoni, agli occhi dei maligni e dei tecnologici. Se ci basiamo solamente sui fatti, ossia l’assaggio dei loro vini, dovremo per forza dire che la biodinamica funziona.

Non so se conti di più l’uso dei preparati biodinamici o l’atteggiamento con cui si dispongono a lavorare la vite e fare il vino; i loro vini, nonostante provengano da vigne piuttosto giovani (gli impianti sono del 2003), dimostrano una saggezza non facilmente riscontrabile in altre bottiglie.

Un anno di botte grande, altri tre mesi in botte vetrificata, sei mesi di bottiglia: dalla vendemmia due anni più o meno, prima di trovarlo sugli scaffali.

Il Vigna a Mare 2010 IGT Toscana Rosso, è Cabernet Sauvignon al 70% ed il resto Cabernet Franc, un vitigno che a me piace molto. 

La legnosità di questo ben si sposa con il verde dell’altro, e l’equilibrio di questo vino, pur con pochi anni sulle spalle, è già notevole. E la disposizione delle vigne a ponente, verso il mare della Toscana e l’arcipelago toscano, si sente benissimo nei profumi di questo vino.

Scende nel bicchiere con un colore rosso rubino profondo, quasi luminoso. 

I suoi profumi, intensi, sono quelli della frutta rossa fresca ancora sul ramo o sul cespuglio, come prugne e ciliegie, ribes e lampone; man mano che il vino prende confidenza con l’ossigeno si sviluppano le tipicità speziate del pepe rosso che tendono a far pensare alla macchia mediterranea.

Cabernet
Vigna a Mare 2010 e pappardelle al cinghiale

Anche alla bocca è la frutta inizialmente ad avere l’onore dell’ingresso, con la sua morbidezza rotonda appena sgrezzata dal tannino ben costruito, leggero, di grande finezza. L’acidità è lievemente nascosta da tutte queste sensazioni, ma ci pensa il suo calore alcolico a tenere ben desto il palato.

Il finale è discretamente lungo, ciliegia e uva sulle labbra.

Da provare, come ho fatto io, con pappardelle al ragù di cinghiale.