Vignaioli di Langa a Roma

I vini dei Fratelli Molino

La manifestazione Vignaioli di Langa si è tenuta sabato e domenica scorsi a Roma, presso l’hotel Columbus, ed è stata organizzata dalla solita Tiziana Gallo che ha saputo riunire insieme ottime etichette.

I produttori presenti hanno portato in generale i 2009 ed i 2010 delle loro produzioni, c’erano Barolo e Barbaresco del 2007 e qualche chicca 2005 e 2004.

Quel che mi ha favorevolmente colpito è stata la varietà.

Naturalmente i banchi d’assaggio erano pieni di Barbera, Dolcetto, Barolo, Barbaresco, più qualche altra cosa di cui parlerò dopo. Ma la caratteristica più interessante è stata la varietà di questi vini, nessuna fotocopia, nessun vino uguale ad un altro, una identificazione precisa per ogni produttore.

Il Dolcetto 2010 di Rivella è importante, tannico, profumato, da lasciar passare qualche anno prima di poterlo meglio apprezzare; quello di Cappellano è  fresco, sa di frutta appena colta, da bere quasi subito; il 2010 di Molino strappa un sorriso di simpatia per la sua bevibilità e la sua schiettezza.

La Barbera d’Alba di Agostino Casetta, di Cà Foja d’Or, ha il tipico profumo di mora  e ciliegia, ed una acidità che la rende molto piacevole, mentre quella di Cascina delle Rose è forse lievemente più balsamica. A proposito di Cà Foja d’Or, ho potuto assaggiare anche il Vento di Langa, un blend di Cabernet Sauvignon che Agostino produce in pochi esemplari, non in vendita ma solamente per il piacere di condividerlo con gli amici. E naturalmente in queste manifestazioni, gli amici erano veramente tanti!

Insomma, ho finalmente trovato, grazie ai produttori presenti e naturalmente alla buona selezione fatta da Tiziana, sapori e gusti diversi da banco d’assaggio a banco d’assaggio.

Merito del territorio, naturalmente, di rendere tipici e caratteristici i vigneti anche se a pochi chilometri di distanza tra loro.

Pochi produttori che fanno centinaia di migliaia di bottiglie, e molti produttori che ne fanno magari dieci o ventimila; il confronto con il mercato è certamente diverso, gli investimenti anche, ma questo consente ai viticoltori di lasciare la propria impronta al loro vino, anziché la rincorsa alle manie del mercato e delle riviste che lo indirizzano.

Una lunga chiacchierata con Dario Molino, mentre assaggiavo i suoi vini, mi ha convinto di questo.

Una bella scelta di etichette, dal Langhe Nebbiolo base, al Dolcetto, poi Barbera d’Asti e Barbera d’Alba, ed infine il Barbaresco; vini fatti senza rincorrere a tutti i costi la modernità, ma nemmeno abbracciando a tutti i costi la filosofia dei vini naturali.

‘Tradizione in vigna, modernità in cantina’ , mi dice Dario, ‘è la nostra idea di vino. Non è più giusta di altri, e nemmeno più sbagliata, solo la nostra.’

Così, anche il base Langhe Nebbiolo è un vino che ha in se tutta la potenza di questo vitigno, naturalmente non espressa ai livelli più alti come il loro Barbaresco, ma un vino che accompagna una ottima struttura con la tipicità del Nebbiolo, senza dover attendere quattro, cinque o dieci anni per poterlo bere e, naturalmente, con un prezzo conseguente.

Le sue Barbera mi sono piaciute molto.

La Barbera d’Asti è fresca, immediata, profumo di viola e di lampone, tannini poco pronunciati e acidità che lascia il palato morbido; una sapidità riconoscibile che la differenzia da altre Barbera assaggiate.

La Barbera d’Alba 2009 ha una importanza più spiccata, grazie alla leggera vendemmia tardiva di queste uve, rispettando le tradizioni di questi luoghi. E’ un profumo più speziato rispetto alla precedente, più morbida al palato e calda, la freschezza nascosta dalla vinosità alcolica si sente verso la fine.

Il Veruno Pelaverga di Castello di Verduno è stato un piacevole intermezzo per spezzare la serie dei Dolcetti e delle Barbera.

Marcella Bianco di Castello di Verduno
Marcella Bianco di Castello di Verduno

Un vino con una immediata connotazione di speziatura, noce moscata, chiodi di garofano, pepe nero, e poi man mano che il vino si abitua nel bicchiere aromi fruttati di fragola e marasca. E’ un piacere anche solo sentirne i profumi. Al gusto, la discreta acidità accompagna bene i tannini, non altisonanti ma ben curati, lasciando infine una buona persistenza.

Anche la loro Barbera 2007 è ben fatta, fresca, profumata, acidità da lungo affinamento e tannini poco evidenti, ma il Pelaverga mi ha colpito perché ci vuole in primo luogo coraggio a fare un vino in purezza con un vitigno sicuramente non conosciutissimo, e poi abilità a saperlo fare in questo modo.

Con Marcella Bianco, figlia dei produttori, abbiamo chiacchierato a lungo di questo vino, con la fermentazione di contenitori d’acciaio maturato poi prima in vasca e poi in bottiglia, dove viene messo senza filtrazione.

Naturalmente  ci sono stati anche il Barbaresco Montestefano 2007 di Rivella e il Barolo Bricco Boschis Vigna san Giuseppe 2005 di Cavallotto, il Barbaresco Basarin 2005 riserva di Adriano e la Barbera di Giovanni Canonica, il Dolcetto di Chiara Boschis e il Barolo Monprivato 2006 di Mascarello, la Freisa 2008 di Vajra e la Barbera d’Alba superiore Donna Elena 2008 di Cascina delle Rose.


Il tutto accompagnato da assaggi di formaggi e di salumi per far riposare (!) la bocca in mezzo a tanti sapori così simili ma non uguali.

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
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