I vini anarchici di Critical Wine

Andrea con il Morellino di Scansano de I Botri di Ghiaccioforte

Il vino può essere industriale o naturale, biologico o tossico, allineato o critico.
Sicuramente il vino in degustazione domenica 22 gennaio era vino alternativo, così come lo è la sede dell’evento.
Le manifestazioni di Critical Wine nacquero nel 2003 per volontà di Luigi Veronelli, che oltre ad essere un esperto completo del mondo del vino, aveva la sua visione, anarchica, della vita ed in particolare dell’agricoltura.
I produttori agricoli presenti agli eventi del mercato dei Contadini Critici/Critical Wine, sono dunque piccoli produttori che producono, anche se con alterne fortune e qualità varia, poche quantità di vino, di olio, di miele, ma con una grande attenzione alla naturalità dei processi produttivi. Alcuni sono certificati biologici, altri biodinamici, altri ancora non hanno etichette ma producono senza utilizzo, a loro dichiarare, di prodotti chimici o di sintesi né nei campi né tantomeno nel prodotto finale.
La sede dell’evento, il centro sociale Forte Fanfulla al Pigneto, a Roma, non predispone per una degustazione tecnica o da manuale, ma sicuramente agevola l’atmosfera festosa che si instaura assaggiando olio, vino di produzione biodinamica e miele biologico, e l’aroma dei tartufi (ormai onnipresenti in quasi qualunque evento enogastronomico) riempie completamente lo spazio messo a disposizione.
I bicchieri forniti, al costo simbolico di 2€, da restituire se si vuole, sono più da osteria che da degustazione, ma lo spirito della manifestazione non è solo far avvicinare il mondo degli operatori a questo tipo di prodotti, quanto quello di far sapere, al più ampio numero di persone possibile, che un modo diverso di produzione è possibile.
Un buon affollamento di giovani e meno giovani (tipo io, per intenderci), tutti interessati a chiedere informazioni ai produttori ed acquistare qualche etichetta diversa da quelle che si trovano nei supermercati. Una delle condizioni per partecipare all’evento era anche di portare prodotti con prezzi non superiori a qualche euro, intorno ai 15 per il vino, ad esempio.
Appena entrato nello spazio riservato alla degustazione incontro subito Elisabetta Falcione ed il marito Emilio dell’azienda La Busattina, già conosciuta e molto, molto apprezzata la volta precedente.

Il Ciliegiolo 2007 mi da’ il benvenuto con la sua freschezza, ed il bianco IGT S.Martino allieta il naso con il suo profumo. Completamente biodinamica, la Busattina produce vini da ciliegiolo, trebbiano, malvasia, sangiovese ed ansonica, in una superficie vitata di meno di 5 ettari. I loro vini meriterebbero di essere assaggiati con più calma ed attenzione, ma anche così lasciano un’impressione di grande professionalità, attenzione e passione. Sono vini della terra, dove aromi e sapori ricordano molto bene i boschi della Maremma ed il profumo marino dell’Argentario.
Proseguendo, incontro l’amico Andrea Andreozzi, de I Botri di Ghiaccioforte, con il suo Morellino di Scansano fatto con Morellino, Prugnolo gentile, Alicante e Ciliegiolo. E’ sempre un piacere incontrare Andrea, per la sua gentilezza, il suoi modi affabili nel parlare con le persone e soprattutto per il suo vino, una spanna sopra agli altri pur buoni che degusterò più tardi.
Di fianco ad Andrea il banco d’assaggio dell’azienda agricola Sant’Agnese dei fratelli Gigli, un’altra azienda toscana a poca distanza dal mare di Piombino.
Per ammissione di Paolo Gigli, non sono propriamente biologici o biodinamici, ma utilizzano dei metodi di lotta guidata in vigna, ossia utilizzo di prodotti chimici per combattere parassiti ed insetti solo quando questi raggiungano una certa ‘soglia di intervento’, ossia quando iniziano ad essere veramente dannosi. I puristi del naturale storceranno il naso, ma l’onestà del produttore è sicuramente da apprezzare, così come lo è il loro Libatio 2006, IGT Toscana Rosso, sangiovese in purezza. Anche qui, il bicchiere non consente di assaporare al pieno questo vino, insomma non è il caso di procedere ad una degustazione tecnica, ma è un vino che ha ancora in se stesso una notevole spinta giovanile, sottolineata da una gradevole freschezza e da tannini un pelo ancora troppo irruenti.
Cambiamo regione, per andare in Abruzzo al banco di Enrico Gallinaro dell’azienda agricola Colle san Massimo, a Giulianova in provincia di Teramo, con un Montepulciano d’Abruzzo molto particolare, che presenta una evidente carbonica residua. Le analisi, dice Enrico, riportavano zero residuo zuccherino, così dovrà ancora indagare per scoprirne l’origine. E’ un vino che andrebbe bevuto tra qualche anno, è come se stesse continuando a fermentare, a muoversi, ed è questo che lo rende particolare e probabilmente unico. La volatile che si sprigiona dal bicchiere sparisce quasi subito, lasciando i profumi di rosa e ciliegia evidentissimi al naso. Assaggio anche il suo trebbiano, della vendemmia 2011, portato come afferma lui giusto per prova, ed anche un cerasuolo per niente male. Anche questa è una etichetta da sottolineare per riassaggiare con più calma e tranquillità.

Il Gaggiarone

Termino poi la serata con Alziati, azienda nel cuore dell’oltrepo’ Pavese, a Scazzolino di Rovescala. Al banco d’assaggio c’è Katia, che mi fa assaggiare tre vini piuttosto estremi, nei profumi, nei gusti e nell’età dei vigneti. Mi spiega la filosofia di produzione, dove si trovano i territori, e sembra anche un po’ imbarazzata ed intimidita da tutta la gente che popola l’evento. Anche questo, il modo di parlare del vino e di versarlo nel bicchiere, fa la differenza, tutta in positivo.
Inizio con la barbera, profumo tipico di questo vitigno che apprezzo moltissimo, un lieve residuo zuccherino che stupisce appena arriva sul palato, per poi amalgamarsi molto bene con la morbidezza di questo vino. Il secondo è la bonarda, o croatina, ben fatta, gradevole, dissetante, forse non eccelso, ma senza alcun difetto e convincente, soprattutto nel bere un secondo bicchiere.
Il terzo è la chicca di questa manifestazione, proveniente da una vigna di cento anni, da cui il vino prende potenza ed importanza, quasi tutto bonarda e poca parte di barbera, il Gaggiarone è stato illustrato in un articolo del 2003 anche da Luigi Veronelli, mentre ricordava lo scomparso amico (suo e di noi tutti) Gianni Brera. Non potrei fare certo un elogio pari al suo, così a quell’articolo vi rimando, così come vi invito a guardare il sito di Annibale Alziati dove, tra Veronelli e Baudelaire, è spiegata la sua idea di produzione di vino.
In definitiva, una manifestazione molto ben riuscita ed una ottima attenzione alla scelta dei produttori. Credo che avrebbe bisogno di una maggior pubblicità, di una migliore evidenza.
Io, da mia parte, faccio quel che posso consigliandovi di partecipare ai prossimi eventi organizzati dal Centro Sociale Forte Fanfulla, o di acquistare qualche bottiglia di vino dal sito, o direttamente in cantina, dei produttori.

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
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