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23 febbraio, 2012

Vini Naturali a Roma 2012 – Il Carso, la Vipaska dolina ed il Collio del Consorzio Simbiosa

Nel pomeriggio di sabato mi attende una degustazione  del Consorzio Simbiosa, alias Vasja Čotar, Valter Mlecnik, Franco Terpin e Simona Klinec, e quindi Collio sloveno ed italiano, le colline della Vipaska, il Carso.

Gli ultimi due erano presenti anche da Les Vignerons la sera prima, e potete leggerne qui.

Inizia Franco Terpin spiegando che la creazione del Consorzio Simbiosa è nata dalla necessità di unire le forze e le esperienze, dare una struttura organica al loro lavoro di ricerca sui vini naturali, con territori diversi, confrontandosi sui risultati ottenuti da ognuno di loro.

La loro pacatezza nell’esposizione, la loro calma nell’esporre i loro vini, mi portano ad immaginare loro quattro, forse con Alex al posto di Simona, seduti al tavolo della cucina di uno di loro, quattro bottiglie e quattro calici, a parlare di vino, perché quell’anno la Ribolla fosse venuta in quel modo, ad esempio, o se lo Chardonnay potrebbe migliorare ancor di più usando in vigna comportamenti diversi.

Un bel pensiero lo esprime Franco Terpin sulla crisi attuale, poche parole ma incisive. Un tempo, dice Franco, in tempi di crisi lej persone bevevano qualche bicchiere in più, poi scendevano in piazza e parlavano tra loro, venivano fuori le idee, e con il coraggio del vino protestavano e ‘facevano casino’, a volte riuscendo ad ottenere anche qualche miglioramento. Oggi invece si preferisce bere un vino da 80 centesimi davanti alla televisione, senza più parlare e scambiarsi idee e progetti, e ‘questo è un male, no?’.

Uno dei migliori interventi sulla crisi che abbia sentito negli ultimi tempi, dico sul serio.

Da sinistra: Franco Terpin, Valter Mlecknic, Simona Klinec, Vasja Cotar

 Si parla molto del terreno su cui nascono le viti, terre che hanno tutta la sapidità del mare (l’ex-mare, come dice Franco) che un tempo ricopriva queste terre, e se non si usano concimi chimici le radici delle viti scendono in fondo per cercare il nutrimento, portando nell’uva quella mineralità che si riscontra poi nel vino.

Le terre del Carso, dove sono le vigne di Čotar, sono forse le più difficili da lavorare: uno strato di terra molto basso e poi tutta roccia, tanto che ancora si usa, come un tempo,  trasportare terra dalle vallate circostanti per ricoprire gli strati di roccia e consentire alle radici di avere la necessaria forza per penetrarla. La terra rimane 3 o 4 anni seminata con erba, creando così l’ambiente microbiologico adatto alla crescita delle viti.

Sia Franco che Valter spiegano molto bene il loro modo di lavorare in vigna ed in cantina; Terpin fa l’esempio della Ribolla Gialla, fino a qualche anno fa considerata un vinello, ma che invece riesce a dare dei grandi prodotti, sempre che si conosca bene il suo comportamento.

Anche il loro intervento potete trovarlo sul sito di Senza Trucco, così non continuo a raccontare; le loro spiegazioni sono molto più incisive di qualunque scritto.

Sottolineo però le parole di Valter Mlecnik sulla solforosa e sugli organic wines, i vini biologici, e sulle nuove normative per poter definire in etichetta il Vino Biologico. Solo Italia e Slovenia, ripete Valter, si sono opposte ai limiti consentiti per i solfiti reputandoli troppo alti.

Passiamo quindi ai vini assaggiati. Due i fattori comuni a tutti: la loro mineralità e la luce che sprigionano nel bicchiere.

La Vitovska 2007 di Čotar sembra una pietra bagnata dal mare nei profumi, macchia mediterranea e salsedine al naso; un gusto che non lascia dubbi sulla sua provenienza, forza sapida e alcolica, marino, il cavo orale asciugato da tutto quel che le bucce, in 3/4 giorni, cedono durante la vinificazione.

Lo Chardonnay 2006 di Mlecnik emana profumi che ricordano la caramella d’orzo ed il rosmarino, cespugli spinosi mediterranei per profumo e salinità,  intenso e diretto al naso così come lo è al palato, le bucce hanno fatto qui un ottimo lavoro di amalgama con la parte liquida, con aromi e gusti che rimandano sicuramente all’uva.

La Ribolla Gialla 2006 di Terpin è rinfrescante, camomilla, buccia d’arancia candita, la parte minerale ricorda un mattone lasciato al sole; in bocca è intensa ed avvolgente, ricorda subito la buccia dell’uva, quasi aromatico al palato, una acidità non invadente e mneralità che fa da sottofondo.

Infine, il Verduzzo secco 2003 di Klinec, che per stessa ammissione di Simona non piace a tutti, è contrastante; al naso il miele di acacia e la buccia di cedro, vegetale e minerale di pietra focaia, intenso e preciso al naso così come lo è nel cavo orale, asciutto, tannini derivati dalla lunga macerazione sulle bucce e sapidità sottolineata da una acidità che non ti aspetti  in un Verduzzo.

Si, voglio ricevere le note di degustazione
di Benvenuto Brunello 2012
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