Fontanella a Borgo Pio

Mi sto rendendo conto che sono indietro con le degustazioni, devo ancora raccontarvi di Montpellier, ma ho avuto qualche difficoltà con le foto, adesso spero di averle tutte ben classificate quindi spero la prossima settimana di riuscire a parlarvene.

E per la foto d’inizio post, ho creduto bene di mettere una bella fontanella su Borgo Pio, con tutto questo vino, un bel sorso d’acqua per iniziare è quel che occorre.

Ed eccoci a raccontare l’edizione 2011 di Vini Naturali a Roma, ormai giunta alla sua terza edizione, sempre all’hotel Columbus di via della Conciliazione, proprio in fronte al cupolone di San Pietro.

Anche qui, come ho già scritto per Sens of Wine, si nota la mancanza della tracollina porta-bicchiere, che se non crea problemi a chi è ormai abituato a girare per degustazioni, e quindi ha una nutrita collezione a casa di tracolline, sicuramente provoca qualche disagio ai visitatori non abituali. Magari uno sforzo in più si poteva fare, o no? Giro la domanda naturalmente a Tiziana Gallo che organizza la manifestazione.

Un altro consiglio che posso permettermi di dare è sulla piantina della manifestazione, con indicati i produttori presenti in ogni sala: perché non aggiungere, vicini al nome, almeno la regione di produzione? Potrebbe essere un metodo per chi magari è meno esperto o si avvicina al mondo del vino per la prima volta, e probabilmente potrebbe aiutare a ricordare meglio i vini bevuti.

L’ambiente è informale, nessun sommelier in divisa (ma tanti amici e colleghi dietro ai banconi), ed un buon servizio da parte dei camerieri per lo svuotamento dei contenitori e portar via le bottiglie vuote. 

Io sono arrivato verso le 13, così da poter girare per i banchi con più tranquillità, almeno fino alle 17 quando le sale si sono completamente riempite.

Produttori sempre presenti a presentare i propri vini, sempre ugualmente disponibili a rispondere alle domande, intrattenersi con visitatori e clienti, o anche solo a versare con orgoglio il proprio vino. Una bella differenza con altre manifestazioni forse più pompose ma un po’ troppo sofisticate. Quasi come quei vini lì.

Vini buoni e fatti bene molti, magari non tutti, ma certamente ognuno diverso dall’altro: niente trebbiani fotocopie o cabernet-sauvignon tutti uguali, anzi.

Ho iniziato con i bianchi di Zidarich, la Vitovska prima e Prulke poi, assemblaggio ben riuscito di vitovska, malvasia e sauvignon, entrambi di buona sapidità ed un alcool ben mantenuto dalla freschezza del territorio.

Un altro assaggio di Vitovska di Vodopivec ed è subito voglia di metter qualcosa nello stomaco, i cestini con il pane fresco disposti strategicamente sui mobili dei saloni erano molto invitanti, ma ancor di più lo era il banco di D.O.L, negozio di specialità gastronomiche laziali di cui sono già cliente da qualche tempo, e così con il mio piatto ben riempito di salumi, formaggi ed una freschissima ovolina di mozzarella, mi sono fermato a chiacchierare un po’ con un paio di amici.

Nel frattempo sono stato raggiunto dal mio solito gruppo, stavolta ridotto…ad una sola persona! 

Così ho avuto modo di gustare una splendida falanghina IGT Daunia, precisamente foggiana di Antica Enotria,  con un profumo avvolgente e pieno, intenso, morbida al gusto ed una sapidità che fa ricordare la vicinanza dei vigneti dal mare.

Altri bianchi, l’Etna Bianco Quota 600 di Graci, già recensito qui il suo Quota 600 rosso, 70% di Carricante e 30% di Catarratto, vino potente per essere un bianco, minerale ma non sapido, con una morbidezza tutta particolare. L’Etna si fa sentire anche in questo vino, un posto ed un vino che mi emozionano sempre.

Dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, insomma dalla Sicilia sono andato in Veneto, ad assaggiare I Masieri 2009 prima e poi il Pico 2008, entrambi garganega in purezza ma completamente diversi tra di loro, più fresco e facile il primo, più irruento e sanguigno il secondo, adatto questo ad un affinamento di parecchi anni.

Pian piano sono poi passato alla degustazione dei rossi, piacevoli incontri di bicchieri già conosciuti, come una piccola verticale di montepulciano d’Abruzzo di Emidio Pepe, il 2007, il 2001, il 2000 e, dopo qualche insistenza, anche il 1985. Uno dei migliori produttori di questo vino, a mio parere, un vino preciso nei suoi tannini, anche per quelli giovani come il 2007, ancora irrueti, fino all’85 con una freschezza immediata al gusto e resa più importante subito dopo dal tannino ben composto.

Piccolo giro in Francia, un intero tavolone de Les Caves de Pyrene, marchio di distributori con una buona selezione di vini naturali e biologici, in particolare ho gradito il Morgon Cote de Py 2008 di J. Foillard, gamay in purezza, biologico, profumi di fragola e ciliegia candita, ottima morbidezza e complessità al palato. Per il mio prossimo acquisto sicuramente.

Dalla Francia è semplice tornare in Italia passando per il Piemonte, regione dove mi son fermato abbastanza, iniziando con La Cascina delle Rose, di cui ho assaggiato la produzione intera (un dito per bottiglia, non fraintendetemi, che detta così sembra che abbia passato una settimana nella loro cantina…).

Il Nebbiolo delle Langhe, il Barbera d’Alba Superiore Donna Elena 2007, ed infine il Barbaresco DOCG Tre Stelle ed il Barbaresco DOCG Rio Sordo, e fra tutti il Barbera e quest’ultimo sono stati i miei preferiti, oltre alla simpatia del produttore ed alla sua disponibilità.

Una bella freisa 2009 di Giuseppe Rinaldi per riposare dalla sontuosità del Barbaresco, e subito poi  il Boca 2004 (o 2005, non ricordo l’annata) di Cantine del Castello, dove arte e vino vanno, in maniera completamente naturale, a braccetto; l’impronta femminile delle sorelle Conti si sente in tutta la loro produzione.

Poi una lunga e simpatica chiacchierata con Marina Marcarino del consorzio Vintesa a Neive in provincia di Cuneo, con la quale abbiamo parlato di commercializzazione del vino, delle problematiche legate alla certificazione bio ed alle cervellotiche normative che regolano alcune DOC e DOCG che costringono a veri e propri salti mortali per ‘starci dentro’. Gino Fasoli, Antica Enotria, Tenuta Loacker e naturalmente Punset (l’etichetta prodotta proprio da Marina), i produttori del consorzio, di cui però parlerò più avanti per non appesantire troppo il post che rischia di diventare una enciclopedia! 

Così come parlerò in un altro post dei vini di Elisabetta Foradori, quindi abbiamo attraversato il nord Italia e siamo in Trentino adesso, ed in particolare di due di questi, il Morei e lo Sgarzon, entrambi Teroldego come è tradizione di Foradori ma gente!, ecco cosa vuol dire fare vino seguendo la natura, due vigneti a pochi chilometri di distanza tra di loro che riescono a dare due vini del tutto diversi, al naso ed al gusto.

Infine, ma dovrò sicuramente tornarci al più presto, un Pinot Nero veramente particolare, quello prodotto da Elisabetta Dalzocchio nel 2007, con solo due ettari di vigneto ed un’unica etichetta nel listino, a due passi da Rovereto; un vino morbido, delicato al primo sorso e che si sviluppa quasi subito con una bella complessità sia all’olfatto che al gusto. E così sorpreso da quest’ultimo assaggio, ho deciso che questo sarebbe stato l’ultimo vino della serata proprio per portarmi appresso la freschezza di questo Pinot Nero senza mescolarla con altri. 

Recuperata la mia amica, accaparrata dai distributori francesi (ahi ahi ahi…), è così terminata questa domenica di degustazione, con poca formalità ma molta, molta, molta sostanza e qualità.

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