Vino antico

Melindo camminava sempre come se fosse su un cornicione poco più largo di una spanna. Metteva attentamente un piede davanti all’altro tenendosi in equilibrio allargando leggermente le braccia e guardando in basso dove posava i propri passi.

Aveva cinquantaquattro anni ed una moto Gilera color panna, tenuta insieme con dello spago per pacchi e fil di ferro, quando arrivava al tornante avevi sempre l’impressione che si sarebbe ritrovato addosso al pioppo che indicava la strada per la Contrada Vecchia, o sarebbe ruzzolato giù per la scarpata per finire nel fiume che scorreva lì sotto.
E per lui che gli piaceva tanto il vino,  morire nell’acqua sarebbe stata la beffa peggiore.

Lo chiamavamo tutti il Toni Postin, perchè da giovane aveva lavorato alle Poste fino a quando in qualche modo era stato messo in pensione per motivi di salute.
Melindo era sempre ubriaco, anche quando stava qualche giorno senza bere perchè veniva ricoverato in ospedale da Don Dino, il parroco del paese. Aveva un berretto da aviatore di quelli della I guerra mondiale, con le coperture per le orecchie che arrivavano fin sotto al collo ed un paio di occhiali grandi grandi, che si infilava quando montava sulla sua Gilera e andava al Rifugio Guardia 1500 per il suo primo bicchiere della giornata verso le tre del pomeriggio.

Un pomeriggio rimase al bar insieme a noi mentre si giocava a bocce, la solita squadra del Tarcisio contro la solita squadra del Mario Barbiere e ad ogni tiro era un bicchiere di vino. Il Mario non era barbiere, ma il padre si.
Alla fine della partita, dietro le tavole di legno che delimitavano il campo di gioco, c’erano otto bottiglie vuote, sei di birra e due di vino. Noi bevevamo solo birra, quando si giocava, e Melindo  Breganze o Marzemino, ma non quelli di marca, quelli non aveva i soldi. Si beveva il vino che davano al bar, fatto chissà dove e chissà come, ma lui diceva sempre che quello era Breganze, oppure Marzemino. Il giorno che riscuoteva la pensione si concedeva del Pinot Grigio che andava a comprare dal Roberto Fornaio, e faceva vedere a tutti la sua bottiglia con l’etichetta che recava la scritta: Pinot Grigio.
-Dame una cica-, chiedeva, ossia “dammi una sigaretta”, al primo che gli capitava davanti mentre guardavamo il compagno o l’avversario che sbocciava o tentava di andare a punto.
-Toni, dio bono, non te vedi che te ne gà una già impissà su per la boca?- gli dissi ad un certo punto.
-Ah, mia vedo cossa che gò avanti la boca, mi. Vedo nianca cossa gò avanti agli oci!-

Melindo non lo sapeva nessuno come viveva, in quella casa fuori dell’ultima contrada, sulla strada per andare a Trento, perchè nessuno lo andava mai a trovare. Dicevano che una volta aveva preso moglie, ed aveva pure una figlia, ma che poi lei era fuggita con uno di Verona, uno che vendeva mobili, e lo aveva lasciato lì da solo e lui aveva cominciato a bere, che prima era quasi astemio.
Anzi, ce lo disse proprio lui, un giorno che era di sabato e stavamo decidendo cosa fare la sera.
-La me dona la me gà neanca telefonà per i auguri- disse guardando a terra. Era più sobrio degli altri giorni, o forse solo meno ubriaco, e quando era così parlava poco.
-La to dona, Toni? ma cossa che ti disi!- gli chiedemmo.
-Sè do ani che non la me ciama pì, neanca per il compleano- (Sono due anni che non mi chiama più, nemmeno per il compleanno)
-Ciò, questa la sè una notissia. El Toni che ‘l gà una dona e anca un compleano!-  (Questa è una notizia. Toni che ha una donna e anche un compleanno).
E lì si mise a dire la storia della moglie e della figlia, che un giorno erano andate via e avevano portato via tutto da casa, e lui era tornato dal suo giro di postino e non aveva trovato più niente e nessuno, solo una bottiglia di vino. Ed aveva iniziato a bere. Qualche particolare era verosimile, altri molto poco credibili, ma era divertente ascoltarlo parlare, e noi gli offrivamo un bicchiere e lui continuava a raccontare, e più beveva più raccontava.

Una sera lo abbiamo ritrovato addosso al pioppo con la moto a terra e ci siamo spaventati, ma poi ci siamo resi conto che era solo ubriaco e si era addormentato appoggiato all’albero mentre pisciava, così gli abbiamo messo su una coperta e l’abbiamo lasciato lì. Il Giampaolo era già andato a chiamare il dottore, mentre noi si stava lì a fumare e scherzare tra di noi.

Melindo andò una settimana in ospedale perchè il parroco aveva chiesto e pregato e minacciato il primario di tenerlo dentro e fargli tutti i controlli del caso.
Quando è tornato a casa sua con l’ambulanza eravamo tutti lì ad aspettarlo, e sembrava un altro, ben vestito e sbarbato, e con un profumo che finalmente non era nè Breganze nè Marzemino, ma acqua di colonia.

Melindo l’ha ritrovato dopo qualche giorno la Teresa che gli andava a fare le pulizie pagata dalla chiesa, ed era morto lì sul suo letto ed una bottiglia di vino appoggiata con cura a terra, che “pitosto de spanderne un gosso, meglio beverne un posso” (piuttosto di spanderne un goccio, meglio berne un pozzo), stappata da poco, ed il gatto che miagolava per la fame.

Melindo al suo funerale lo abbiamo accompagnato noi sei o sette ragazzotti della contrada che si giocava a bocce e si andava a donne e gli si pagava sempre un giro al Toni Postin, ed in chiesa Don Dino disse poche parole. Poi pian piano ci siamo incamminati al cimitero, e quando l’hanno messo sotto terra ci è venuto a tutti il groppo in gola.

Finita la funzione ci siamo dispersi per il cimitero, ognuno a raccontare quel che era successo ai propri cari, nonni, genitori, zii, fratelli, e dirgli sai nonno, mamma, Mario, è morto anche il Toni Postin, con quello che si beveva è un miracolo che era arrivato a cinquantaquattro anni.

Al bar ci siamo ritrovati quella sera, ed abbiamo bevuto una bottiglia di Breganze alla sua salute.
Ce ne siamo fatti portare una di quello buono per davvero, che Melindo non se l’era mai potuta permettere una bottiglia così.

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2 thoughts on “Vino antico

  1. Anche noi ci mettiamo del nostro. E’ come avere un filtro, la donna, che separa le varie parti dell’uomo e, come per ogni ricetta, a volte va presa la parte fine, a volte quella più grossolana. Solo che poi il filtro va manutenuto.
    Grazie del commento 🙂

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