Vino calante

Sono stati pubblicati i dati sul mercato del vino italiano del primo trimestre 2011.

Li trovate su I numero del Vino, a cui certamente vi rimando anche per le spiegazioni.

In sintesi, il mercato interno sta vendendo piuttosto poco, ed anche male aggiungerei.

Si ha un calo dei vini a DOC/DOCG sia nei volumi che nel fatturato, ed anche le IGT/VdT non se la passano meglio.

Voglio sottolineare il fenomeno, evidenziato da Marco Baccaglio, sul fatto che i due gruppi si stanno avvicinando, denotando entrambi la continuazione del calo del mercato.

Dall’altra parte vi sono invece i dati confortanti sull’esportazione del vino, con gli USA come primo cliente e buone prospettive verso Cina e Russia.

Potrebbe essere interessante anche avere presto a disposizione i dati relativi alle singole regioni vinicole, giusto per verificare chi stia lavorando meglio e come.

Certo, il mercato non è tutto, sia qui che altrove lo ho ripetuto tante volte.

Però è un dato di fatto che alla fine la pagnotta bisogna portarcela a casa, e se il vino non si vende, o si vende più a fatica, molti produttori che avevano in mente di iniziare a produrre vino di qualità migliore desisteranno, proprio a causa dei minori ricavi e quindi della minor propensione all’innovazione.

Si rischia, come in tanti altri settori, di avvitarsi verso una produzione di bassa qualità e di (in)sicura vendita, stabilizzandosi verso il basso e diminuendo le spese ritenute superflue.

In questo potrebbero avere buon gioco proprio le aziende chimiche che riforniscono i produttori, di vino come di altri prodotti agricoli, con il miraggio di sostanze, sempre lecite intendiamoci, che riescano in vigna ed in cantina ad aumentare la produzione e quindi i ricavi.

E questo, a parer mio, significherebbe solo abbassare ancor di più l’asticella della qualità enologica italiana, scoraggiando anche quelli che fino ad ora avevano resistito.

Ma non è nemmeno questo l’unico pericolo.

Rischiamo di perdere completamente il patrimonio ampelografico italiano, uniformandoci a quanto chiesto dalle Guide e dalle Riviste di riferimento, smettendo di avere un’opinione e sposando completamente quel che dicono i grandi guru enologici.

‘Il mercato vuole vini fatti così’, dicono i risultati delle classifiche e dei premi vinti in degustazioni alla cieca, e così adeguiamoci a quel che dicono quelli che se ne intendono, limitandoci a tirar fuori il portafoglio e comprare il primo vino che capita purché sdoganato con grappoli e bicchieri.

Vedere vini venduti a 0.99 la bottiglia mi fa ricordare di quando, dovendo comprare un rubinetto nuovo per sostituire quello rotto della cucina, mi recai ad un piccolo negozietto dietro casa.

Avevano una buona scelta, nonostante le dimensioni, ed il negoziante mi fece vedere due rubinetti apparentemente uguali ma con due prezzi l’uno il doppio dell’altro.

Ad occhio parevano identici, forse qualche sbavatura nella cromatura di quello meno caro, ma era un difetto a cui si poteva passar sopra.

Fu solo quando li presi in mano entrambi che iniziai a rendermi conto come tra i due ci fosse qualche differenza in più.

Quello meno caro era piuttosto leggero, la guarnizione era un semplice cerchietto piatto, e in definitiva dava un’apparenza meno curata.

Il secondo, quello costoso, aveva un buon peso, i due rubinetti ruotavano senza sforzo, e venivano fornite due serie di guarnizioni di scorta.

Però, mentre siamo obbligati a sostituire il rubinetto, non siamo obbligati a bere il vino, e soprattutto non siamo assolutamente obbligati a bere vino cattivo con la scusa che costa poco.

Avere per forza una bottiglia di vino a cena, senza curarsi del suo contenuto, è da sciocchi. Si manda giù quel liquido, qualche bruciore di stomaco a cui si dà la colpa allo stress della giornata, e non ci si pensa più.

Bere un bicchiere di vino non per forza deve essere ogni volta un’emozione, dove ci sentiamo obbligati a sentire se l’amarena è fresca o in confettura, dove tentiamo di trovare il tabacco o riconoscere la differenza tra un ananas ed il frutto della passione.

Il vino che beviamo tutti i giorni dovrebbe essere semplicemente buono, accompagnarci durante il pasto, spesso la cena è l’unico pasto consumato a casa, rassicurarci sulla sua genuinità, rispecchiare quello che c’è scritto sull’etichetta.

Poi ogni tanto dovremmo avere voglia di bere qualcosa di meglio, un vino che si faccia ricordare per i suoi pregi, stappare una bottiglia e versarcene un bicchiere per goderci un quarto d’ora di tranquillità, magari la domenica mentre finiamo di preparare il pranzo.

Per fare tutto questo non è necessario spendere 40 o 50 € a bottiglia, ma almeno 15 si.

Scegliere un vino dovrebbe essere come scegliere un abito per una cerimonia, bisogna cercarlo in buoni negozi, tastarne il tessuto, controllare i risvolti della giacca o se si vedono i punti dell’orlo.

Bere un bicchiere di vino non è un obbligo, dovrebbe invece essere un piacere.

Abbassare la qualità della nostra vita, del vino che beviamo e del cibo che mangiamo, non ci farà risparmiare niente, farà solo aumentare il numero delle cose che potremmo un domani rimpiangere.

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