Altri esempi di orientamenti diversi dal grande business?

Lo spazio delle birre artigianali o quello degli oli, oramai un must, che si arricchisce ogni anno di proposte alimentari diverse. Non si tratta semplicemente di pianificare la diversificazione dell’offerta: ci sono richieste da parte di produttori minori e, sotto l’aspetto commerciale, marginali; interessati, tuttavia, a partecipare a Vinòforum. Loro premono per entrare, noi li accogliamo volentieri. Quest’anno abbiamo anche proposto l’iniziativa dei ristoranti a chilometri zero…

…che ha goduto di uno spazio privilegiato in fase di comunicazione.

Il chilometri zero è stato quasi un marchio di fabbrica. Abbiamo coinvolto 50 ristoranti, che hanno proposto menù “a chilometri zero” da due settimane prima della manifestazione fino a una settimana dopo. L’anno prossimo vorremmo inserire l’iniziativa all’interno del festival, possibilmente con la presenza a rotazione di diversi ristoranti.

Questo servirebbe a elevare il profilo della manifestazione, che già si pregia di piccole, grandi istituzioni di cultura gastronomica. Faccio un nome per l’edizione di quest’anno: La Tradizione.

In realtà neanche nelle edizioni precedenti latitavano le scelte gastronomiche di qualità. Si pensi, ad esempio, alla pizza, con le presenze de La Gatta Mangiona o di Sandrino che nella scorsa edizione ha stupito tutti con scelte di grande creatività e file chilometriche alla cassa.

La presenza di operatori gastronomici di qualità è un merito. Penso, per contrasto, a eventi tanto pubblicizzati quanto carenti proprio sotto questo profilo, quindi squalificati da proposte approssimative e prodotti dozzinali. Cambiando registro: qual è stata l’affluenza e come si è distribuita?
L’affluenza totale è cresciuta rispetto alla scorsa edizione, che a sua volta aveva segnato un incremento in confronto a quella precedente. La distribuzione giornaliera è stata diversa: in passato si iniziava con un weekend intenso, seguito da una fase infrasettimanale tranquilla e da un secondo weekend molto affollato come tutta la seconda settimana. Quest’anno l’affluenza è stata minore nel primo weekend e fino a metà della prima settimana. Da lì in poi il villaggio è stato sempre pieno, con affluenze giornaliere non inferiori alle 1500 persone, nonostante la formula dei carnet di degustazione in determinati giorni.

Ho notato questa progressione tra prima e seconda parte. Si è trattato di un fenomeno incidentale?

Noi lo consideriamo naturale. Vinòforum si estende su un periodo di 15 giorni, viene introdotto da articoli di presentazione su diverse testate, poi subentrano passaparola, ripetizioni e warnings sulla stampa. E’ normale che dopo i primi 5 o 6 giorni si registri un maggiore afflusso. A noi sarebbe sembrato fisiologico un pienone nei soli giorni di venerdì, sabato e domenica. In realtà lo si è registrato dal primo mercoledì fino alla serata finale, un andamento che ci ha stupiti.

Quel mercoledì è stato indimenticabile anche a causa delle file per il ritiro degli accrediti. Perché questa defaillance nell’organizzazione?

Le difficoltà ci sono state, ma vanno ricondotte al tentativo di contemperare esigenze di diversi fruitori. Tutto è dipeso dalla scelta di dividere la distribuzione degli inviti, direttamente all’ingresso, da quella degli accrediti, da ritirare allo sportello. Abbiamo voluto togliere un po’ di pressione all’ingresso e alla security, per rendere l’accesso più fluido e sicuro. Quando il problema si è manifestato abbiamo cercato di risolverlo subito, ma abbiamo dovuto fare i conti con spazi e risorse umane limitati. L’anno prossimo avremo sicuramente più sportelli per gli accrediti.

Altri aspetti critici?
Tutti gli espositori chiedono visibilità, ovvero posizioni favorevoli. Accontentare tutti è un fattore critico. Quest’anno, in aggiunta, le aree-eventi sono passate da due a quattro: la hospitality centrale (sponsor e gestione Moet-Hennessy, ndr), l’area destra che si prestava bene alle rassegne culinarie e nella quale è intervenuto per ben due serate Luigi Cremona, più due hospitality più piccole: una occupata da Monte dei Paschi di Siena, un main sponsor, l’altra dedicata ogni sera a eventi diversi. Anche questo richiede uno sforzo supplementare di coordinamento.

La formula del carnet degustazioni obbliga i visitatori a selezionare severamente i vini da provare. Non è una scelta popolare e avrà sicuramente causato malumori.

Si è voluto scongiurare, anche a costo di qualche malumore, l’afflusso incontrollato di giovani che nelle scorse edizioni, specialmente dalla zona attorno al festival, convergevano su Vinòforum per trascorrere due ore bevendo tanto al prezzo di due cocktail. Un fenomeno che, pur non avendo avuto conseguenze all’interno del villaggio, aveva creato problemi all’esterno. L’idea ha funzionato, quest’anno non si sono avuti incidenti.

Quali eventi vi hanno soddisfatti maggiormente?

In primo luogo le due serate di Luigi Cremona, che tra l’altro ha diretto una serata dedicata agli chef emergenti del Lazio, selezionandone sei. Una compagine ridotta, considerato il numero di bravi chef giovani in regione, ma pur sempre rappresentativa. Poi l’asta dei vini, tenutasi anche quest’anno e i cui proventi vengono devoluti alla Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica.

Il giudizio su quest’edizione, in assoluto e nel confronto con quelle precedenti

Positivo. 35.000 ingressi distribuiti in 15 giorni sono un numero consistente. Vinòforum non ha patito la crisi e i visitatori paganti sono cresciuti dell’8%, la crescita è costante negli anni e ciò conferma il gradimento della formula. L’altro dato per noi confortante è che non vi sono stati stand liberi. La contingenza economica può semmai essere invocata per spiegare un certo frazionamento delle presenze: alcuni operatori hanno ridotto la loro presenza a una settimana anziché due.

Il sito di Vinòforum già introduce all’edizione 2012. Prevede che la formula sarà la stessa o vi saranno revisioni?

Contiamo di ripetere la formula. L’organizzazione si riunisce nel mese di ottobre per un bilancio e per l’analisi delle singole iniziative da ripetere, riformulare o sostituire. Vi sono sempre proposte meritevoli di considerazione e non è escluso che alcune di queste vadano ad arricchire l’offerta. E’ probabile che venga dedicato maggior spazio alla ristorazione a chilometri zero, con menù proposti a rotazione da diversi ristoranti romani. Non sono in grado di anticipare altre novità.

 

HIGHLIGHTS

Se non fosse abbastanza chiaro nell’introduzione, non è l’evento disegnato su misura per me. Tuttavia sarebbe ingeneroso ricusarlo in toto per manifesta o presunta inutilità: alla soverchieria dei vini prescindibili si è opposta una schiera di valide presenze e vere sorprese, nutrita quel tanto da non farla sembrare mero accessorio. Gli esempi a mio giudizio più significativi:

–    L’Enoteca Del Gatto di Anzio e la verticale (P.G.R.): e ribadisco Per Grazia Ricevuta. Hanno avuto l’ardire, la competenza, la smisurata generosità di portare in degustazione annate recenti e storiche dei vini di Valter Mlecnik, un gigante dalla Vipavska Dolina (Valle di Vipacco), non tanto o non solo a causa della sua statura, quanto soprattutto per quella dei suoi prodotti.

–    Gaspare Buscemi: misconosciuto vas d’elezione. Pressoché sconosciute o dimenticate sono anche le parole di elogio che usò per lui Luigi Veronelli. Di artigianato del vino si parla spesso e troppo, ignorandone i capisaldi e il rigore. Non è da tutti coniugare il legame con la tradizione e la dirittura nell’esecuzione. Sono in pochi a coltivare il patrimonio di pratiche consolidatesi nel tempo e rappresentative di un ambito culturale, geografico e storico in evoluzione, possedendo la sapienza di renderlo non pedissequamente, e l’onestà di non prenderlo a pretesto per risultati reprensibili. L’artigiano vero è tecnico per eccellenza. Ingegno e cultura sono i suoi strumenti irrinunciabili.

–    I vini bianchi della Loira: produzioni industriali – per l’impronta tecnicistica, non per quantità prodotte – ed enologi interventisti, ma succede che a volte la materia prima non ne voglia sapere di soccombere. Nelle due verticali esce sì un po’ segnata da inevitabili compromessi, ma tutt’altro che compromessa. Pascal Gitton, Sancerre Les Herses 2000, 1998, 1996 e 1992; Pouilly Fume’ Clos Joanne D’Orion 2000, 1998, 1986 e 1985.

–    I grandi vini di Borgogna: titolo fragoroso. Sarebbe stato più onesto scrivere “Alcuni vini buoni e  rappresentativi di certi Grands Crus, selezionati da una società di distribuzione.” Buoni lo erano, nonostante l’ispirazione mainstream. Tutti sognano DRC ma, faute de mieux, ben vengano prodotti per i quali valgono le stesse osservazioni sulla materia prima fatte riguardo ai bianchi della Loira. Volnay 1er Cru Les Fremiets 2006 Henry Boillot, Echezeaux Grand Cru 2006 Arnoux, e in bianco il Puligny-Montrachet 1er Cru Les Pucelles 2007 H. Boillot e il Corton Charlemagne Grand Cru 2007 Girardin.

–    La Bottega Liberati e La Tradizione: La Alte Pinakothek di Monaco di Baviera espone l’opera Het Luilekkerland (Il Paese di Cuccagna) di Pieter Bruegel il Vecchio. Per chi non ha un viaggio transalpino in programma a breve scadenza ma è pur sempre interessato alle rappresentazioni dell’abbondanza, è sufficiente fare una gita a Via Flavio Stilicone, al Tuscolano, e a Via Cipro, al Trionfale.

–    PrimoVino: molte le aziende di interesse. Tra queste cito Altura, Cantina Giardino e Guccione, oltre al già menzionato Gaspare Buscemi, perché presenti nelle serate di mia partecipazione e per la stima particolare.

–    Non c’ero (e mi struggo) ma immagino: la verticale di Chateau Rayas.

Scarica gratis le note da Benvenuto Brunello 2012
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2 Replies to “Vinòforum 2011 – De moribus civitatis II Parte”

  1. L’intervista è stata rilasciata da Francesco Acampora, del servizio stampa di Vinòforum. A questo link può trovare la prima parte.
    Mi scuso del ritardo nella risposta, grazie del passaggio su questo blog.

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