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4 settembre, 2011

Vinòforum 2011 – De moribus civitatis I parte

L’amico Emanuele Giannone mi ha inviato il suo reportage su Vinòforum 2011, la manifestazione enologica di Roma che si è tenuta dal 3 al 18 giugno 2011. Nonostante siano trascorsi ormai tre mesi, l’intervista e le considerazioni personali di Emanuele sono a mio avviso valide in ogni caso.

 

Vinòforum è una manifestazione ambiziosa: lo indicano la durata bisettimanale, lo sforzo promozionale, la scelta di partner e sponsor di rango, le istituzioni patrocinanti.

Ho sempre guardato con perplessità alle formule generaliste e alle enclaves di mondanità – qui si chiamano hospitality – anche per congenita indolenza rispetto alle mode e per la conseguente diffidenza verso i connubi tra quelle e il vino.

Le kermesse vincolate pedissequamente a obiettivi di ingressi e incassi privilegiano inevitabilmente il contenitore e sacrificano la qualità del contenuto. Un destino pari a quello di tante bottiglie presenti, siglate da imprenditori annoiati-arrivati e vezzosi, da designers a caccia di nuovi passatempi, da enologi-stilisti alla ricerca del prodotto perfetto (da vendere). L’apertura apparentemente indiscriminata e la mancanza di focalizzazione su segmenti d’utenza, o su produttori omogenei per ethos, scelte tecnico-produttive e dimensioni, sono scelte utilitaristiche, che tradiscono un’ispirazione fashion-driven.

E’ la logica dell’evento-purchessia, dedicato al vino-purchessia, perché il vino – horribile auditu – “è” o “fa” tendenza, come articolano i cultori superstiti di un lingo che rapiva negli anni ’90, inteneriva nei dieci successivi e oggigiorno avvilisce. Al mio pregiudizio non giova la confusione tra degustazione e struscio, tra passione attiva e assunzione passiva, tra i vini buoni intercalati a quelli spinti surrettiziamente sotto i riflettori: commistione sleale e ferale, che secondo me assimila molte fiere a fastelli invivibili, delle quasi-sagre a inviti.

Ho voluto parlare delle mie riserve con cultori, enotecari, distributori e produttori presenti. Ho riconsiderato il programma e soprattutto i possibili obiettivi e strategie della manifestazione, al di là dei gusti personali. Guardandolo con maggior distacco, Vinòforum è un evento sui generis, studiato per una grande città e per un determinato periodo dell’anno. E’ espressione di strategie che a titolo personale non approverei, ma che l’aziendalista in me trova comprensibili e coerenti con l’orientamento consumeristico: e in effetti si tratta, come giustamente osserva Francesco Acampora, Responsabile Ufficio Stampa di Vinòforum, di una manifestazione dall’orientamento business-to-consumer.

E: Dottor Acampora, in Italia si perde il conto delle manifestazioni dedicate al vino. Roma manca di una grande fiera e quelle minori, anche senza includere imbarazzanti ritrovi di respiro paesano, vanno moltiplicandosi. Rispetto ad altri eventi Vinòforum ha un posizionamento intermedio: sembra caratterizzarsi per l’ispirazione “popolare” più che per selezione degli espositori e dei visitatori. Si potrebbe, al limite, supporre una certa confusione nella determinazione del target…

A: Io collocherei Vinòforum nella fascia medio-alta: è popolare, poiché si propone come manifestazione business-to-consumer, utile in particolare ai distributori – si noti che la maggior parte degli espositori sono agenzie di distribuzione – per far conoscere e degustare i propri prodotti. Questo, naturalmente, non esclude che gli standisti possano avviare attività business-to-business invitando i clienti o ricevendoli nelle hospitality private, presentando loro i prodotti nuovi o più esclusivi. La caratteristica di Vinòforum è che qui non si firmano contratti, a differenza di altre manifestazioni, su tutte Vinitaly. Si svolgono piuttosto attività preparatorie, foriere di sviluppi commerciali. E’ una manifestazione di target intermedio, “tra l’alto e il basso”, che coniuga il grande afflusso di appassionati o curiosi e gli affari.

Il business relegato in posizione secondaria rispetto a svago e passione. In altri termini: tanti contatti, zero contratti. E’ veramente un’ispirazione tanto popolare?

Non definirei quella del business una posizione secondaria, anche in considerazione dell’impegno economico sostenuto dagli operatori per una o due settimane di presenza. La presenza a Vinòforum è per loro un investimento di medio-lungo periodo.

Si tratta comunque di una manifestazione “verticale”, rivolta a un pubblico ampio ed eterogeneo. Non esiste il rischio che la generalità della proposta vada a detrimento della qualità? Consideriamo, per giunta, che si vanno affermando istanze e manifestazioni specialistiche e settoriali, incentrate sul fare comune e sul comune sentire di certi produttori, o su areali specifici, o su operazioni eno-filologiche particolari…

Roma, nonostante si tratti del maggior mercato in Italia, manca di una grande fiera del vino. Abbiamo valutato che quest’approccio generalista potesse servire anche come banco di prova, magari nell’ottica di una maggior selezione negli anni a venire.

Questa è un’ipotesi di lavoro apprezzabile. Qualifica l’eterogeneità degli espositori presenti: può lasciare perplessi, ma almeno non deriva da pressapochismo o dall’imperativo del tutto esaurito. Diversificazione?

E’ così. Valuti anche le aperture a mondi collaterali rispetto a quello del grande business vinicolo.

A questo proposito, il gusto e inclinazione personali mi hanno fatto molto apprezzare lo spazio concesso anche quest’anno ai produttori artigianali che si sono succeduti sera dopo sera. Qual è il suo giudizio sullo spazio PrimoVino?

Il suo peso specifico è ancora basso, ma cresce. Ribadisco che Vinòforum cerca di svilupparsi in direzioni diverse dal grande business. Crediamo che sia giusto anche come approccio etico. Lo spazio PrimoVino, ancorché limitato nella dimensione e nella proposta, rientra in quest’ottica. Vorrei poi ricordare che si tratta di uno spazio concesso a titolo gratuito…

…sì, lo hanno confermato – e molto apprezzato, altrimenti avrebbero dovuto rinunciare – tanti produttori interpellati.  (continua….)

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