World Wine Web #29

Ecco di nuovo l’appuntamento con il World Wine Web, raccolta di news in giro per il mondo vinicolo.

Parleremo di

News: Vini naturali e Bag-in-box: si può fare o no?

Tecnologia: Il touch screen in bottiglia

Mercati: La Cina si compra il Cile

Politica: Donald Trump al bicchiere

Tecnologia: Il sensore alcolometrico wearable


Vini naturali e Bag-in-Box: si può fare o no?

Già quando si parla di tappo di sughero e di tappo a vite si rischia di scatenare una guerra di religione, per non parlare della francamente stancante faccenda solfiti si/solfiti no/solfiti un cazzo (cit. Ricky Gianco). Ora ci si mettono anche i bar che vendono vini naturali in bag-in-box. Il 4 maggio (May the 4th be with you…)  ha aperto a Dalston, il quartiere londinese dell’architettura artistica, il wine bar BIB di Kirsty Tinkler, artista ed architetta e ideatrice del progetto Weino. L’idea è di offrire al bicchiere, spillandoli da contenitori bag-in-box, sono circa venti etichette tra rossi, bianchi e spumanti, scelti tra Italia, Francia e Spagna. Risparmio di vetro, costi di trasporto, tutto va a favore del vino naturale in B-i-B, che sarà l’evoluzione logica per questo tipo di vini, afferma la Tinkler. L’abitudine di servire vini in B-i-B sta diventando una moda in molte vinerie di Londra, come Albertine o Vinoteca, con un risparmio da 2 a 3£ rispetto ad una bottiglia da 750ml. E a dirla tutta, l’idea di bere buon vino servito da un cartone, non dispiace nemmeno a me. Probabilmente quelli del Tavernello e di aziende simili avevano già visto lungo.

Il touch screen in bottiglia

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Ecco una novità che non può assolutamente mancare sulle tavole di ogni appassionato ed ogni intenditore di vino: da una startup di Boston arriva la Kuvée, una bottiglia dotata di wifie ed uno schermo touch, grazie al quale potremo sapere quanti bicchieri ancora potremo riempire, dare un voto al vino e condividerlo con una qualche community social o avere informazioni sul produttore e sui metodi di produzione. In realtà si tratta di un contenitore con un piccolo schermo da 4′ che va inserita sulla bottiglia vera e propria, in alluminio e con un tag RFID che fornisce al sensore della Kuvée tutte le informazioni necessarie. Il contenitore è utile anche, dice il produttore, per mantenere fresca la bottiglia all’interno fino a 30 giorni. Lo starter kit viene venduto a 199$ e comprende la Kuvée e 4 bottiglie di vino in alluminio, a scelta da una lista di 48 etichette, ma il CEO Vijay Manwani dice di voler arrivare ad un portfolio di almeno 100 etichette nel 2017, e di aver già stretto accordi con molti produttori.

La Cina si compra il Cile

Avendo ormai comprato praticamente di tutto, enologicamente parlando, in Francia, ora la Cina del vino si sposta in Cile. La Yantai Changyu Pioneer Wine Co. è stata tra le prime a costituire partnership con le cantine francesi, e nel 2002 ha iniziato la sua collaborazione con Castel group, il maggior commerciante di vini di Francia, ed ora di birre e soft drinks, e con la loro consulenza ha costruito il suo primo chateau, una copia più o meno perfetta (una copia cinese) di come in Cina si immaginano uno chateau francese. Nel 2006 la compagnia si dirige in Canada e decide di produrre ice wine nelle terre di Confucio: ora nella provincia di Liaoning esiste il più grande chateau al mondo dedicato esclusivamente agli ice wine. Nel 2013 acquisisce Roullet-Fransac per la produzione di brandy, e nel 2014 diventa propriataria della cantina Marques del Atrio, produttori di vino Rioja DOC. Questo giusto per farvi capire chi è Yantai Changyu. Dopo una lunga presentazione, la notizia è davvero breve, ma è proprio la prefazione a darci la grandezza del progetto, che consiste nel volersi spostare in Cile per guardarsi attorno e naturalmente fare affari. Ma l’azienda non si ferma e, come dice Sun Jian, direttore generale di Yantai Changyu, “Australia would come next“. Se avete qualche vigna di cui volete disfarvi, basterà contattarlo e mettervi d’accordo sul prezzo.

Il bicchiere e Donald Trump

La campagna elettorale negli Stati Uniti si fa sempre più serrata, ed il pettinatissimo Donald Trump sembra non avere rivali. Ma quello che non sapete (o se lo sapete, fate finta di ignorarlo giusto per leggere questo post), è che Donald Trump possiede anche, oltre ad un parrucchino, alberghi ed una figlia svampita, anche delle vigne dove, pensa te, produce vino. La Trump Winery è estesa per più di 500 ettari (1300 acri) a Charlottesville, Virignia, e fu acquistata nel 2011 dalla precedente Kluge Vinery and Estate, e recentemente lui stesso ha detto che è la più grande cantina del mondo, e che la possiede totalmente. A parte qualche sbruffonata, una cosa tipo Un milione di posti di lavoro, il vino sta entrando dunque nella corsa presidenziale USA. Recentemente anche il presidente Obama ha avuto modo di fare una degustazione del vino di Trump: “Di cosa sa questo vino? Andiamo, è un vino da 5$. Ci mettono su una etichetta, lo vendono a 50$ e dicono che è il miglior vino del mondo“. In realtà gli spumanti di Trump hanno anche vinto qualche premio, tipo quello per “Il miglior spumante del mondo” con il suo Kluge SP Rosè, e il Trump SP Reserve 2007 ha ottenuto nel 2013 ben 91 punti da Wine Enthusiast. Insomma, i vini di Trump se non sono i migliori del mondo, di certo in Virginia fanno furore. Ma da qui a vincere le elezioni ce ne vogliono, di bicchieri. E poi figuratevi, un miliardario arrogante, che dice battute sceme, fa leva sul populismo e vuol togliere le tasse. Meno male che qui in Italia non potrebbe mai succedere.

Il sensore alcolometrico wearable

Questo è un utilizzo interessante della tecnologia wearable, ossia quei gadget come i fitbit o gli smart watch che sono sempre connessi alla rete Internet. La NIAAA, l’istituto nazionale americano contro l’alcolismo e l’abuso di alcool, ha indetto un concorso per il miglior biosensore del tasso alcolemico, 200.000$ come primo premio e 100.000 per il secondo. A vincere è stata la Bactrack, azienda specializzata in misuratori biometrici, che ha proposto un etilometro collegato in bluetooth ad uno smartphone, iOS o Android, che tramite l’apposita app invia sullo schermo del telefonino i dati relativi al tasso di alcool nel sangue. Il concorso è stato sponsorizzato anche dal Ministero della Salute americano, con lo scopo di rendere più consapevoli soprattutto i guidatori a non mettersi al volante quando il livello di alcool superi la soglia consentita. Il dispositivo non può ancora essere usato da polizia e giudici per verificare il grado di alterazione o meno a carico di un guidatore, ma può di certo essere utile come dissuasore. Una notizia interessante sull’utilizzo delle nuove tecnologie.

 

Wine Roland

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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