Il vino, il Wyoming ed Ernest Hemingway

Ernest HemingwayDue erano i luoghi che Ernest Hemingway amava, l’Africa ed il Wyoming. 

In Africa sono ambientati numerosi dei suoi racconti brevi, ma è in Wyoming che scrisse uno dei suoi più grandi romanzi, Addio alle armi

Lì avvenne anche il suo secondo tentativo di suicidio, quando, dopo essere atterrato a Casper per riparazioni al proprio aereo, provò a gettarsi contro le eliche che ancora ruotavano.

Hemingway trascorse in Wyoming, a periodi alterni, quasi quattro anni a partire dal 1929; stava cercando un posto isolato dove terminare di scrivere Addio alle armi, e trovò il luogo adatto a nord del parco di Yellowstone. Si stabilì, con la sua prima moglie Pauline, presso lo Spear-o-Wigwam Ranch, costruito nel 1923 dal senatore Willis Spear, e da lì spesso si spostava per andare a caccia e a pesca con il figlio. Il ranch esiste ancora e, a quel che risulta, è stato comprato dallo Sheridan College che lo utilizza ancora come ranch e albergo, mantenendo però la stanza che lo scrittore usava come studio.

Usando questo luogo come sfondo nacque il racconto breve Il vino del Wyoming dove, in verità, di vino se ne beve ben poco.

Il racconto, compreso nella raccolta I Quarantanove Racconti , Oscar Mondadori, non ebbe un gran successo, forse a causa delle molte frasi in francese che si trovano lungo la lettura.

Scritto in prima persona, si svolge probabilmente alla fine dell’estate del 1928, durante le elezioni per il presidente americano che contrapponevano Alfred Smith ed Herbert Hoover.

Hemingway in questo periodo è ospite per il pranzo nella fattoria dei coniugi Fontan, francesi, lui accomodante di carattere, poco ciarliero, a Saint-Etienne faceva il minatore, lei francese di Lens dove lavorava in una fabbrica di birra, con pochissima simpatia per polacchi ed italiani, inframmezza spesso frasi in inglese con parole in francese; il racconto inizia con il protagonista che sta bevendo una birra e la nasconde all’arrivo di due tizi in automobile. Siamo nel periodo del proibizionismo ed era facile beccarsi una multa o qualche giorno di prigione per aver venduto alcool illegalmente.

La storia si dipana praticamente nella cucina della coppia, con madame Fontan che, un po’ in inglese ed un po’ in francese, spiega ad Hemingway che il marito è pazzo per il suo vino, lo vendemmia, lo produce, ne vende; producono anche la birra.

Il marito, nel racconto è quasi sempre in vigna o in cantina. All’inizio è nei campi per la vendemmia, poi rimane in cantina così che possa spillare il vino nuovo al momento giusto. 

Viene bevuta una bottiglia di vino, a cena, ma ancora di quello dell’anno prima; altrimenti durante il racconto viene quasi sempre bevuta la birra dei Fontan.

Non riusciranno mai a far bere il vino nuovo ad Hemingway ed ai suoi amici: tornati tardi da una battuta di caccia e di pesca durata qualche giorno, non si presentano dai due che l’indomani, ed il vino che era stato spillato per bere a cena è stato scolato tutto da Fontan. 

E la chiave della cantina, dove andarne a prendere altro, non si trova e quando esce fuori non è quella giusta, non apre. 

Quell’anno Hemingway non potrà bere il vino nuovo del Wyoming, terra poco votata alla vinicoltura e quasi esclusivamente di uve autoctone; i coniugi Fontan sono dispiaciuti, disperati quasi.

Come continua a dire madame Fontane, il marito ‘…è pazzo per il vino, è pazzo’, e sono entrambi avviliti per non aver potuto dare il loro vino allo scrittore.

Quando ripartono, Hemingway ed i suoi amici, sono dispiaciuti per i due; non solo per non aver potuto prendere il loro vino; sembrano già vedere la Grande Depressione farsi avanti, l’anno successivo con il crollo di Wall Street, e che avrebbe certo portato alla fame le fattorie come quella dei Fontan.

E non sarebbe stato il vino a salvarli, una volta finita la stagione della caccia alle pernici; lo scrittore sembra già sapere che quando tornerà, probabilmente dopo un paio di anni, non avrebbe più trovato la fattoria, i due coniugi e, probabilmente, nemmeno il figlio.

 

Wine Roland

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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