I dazi della Cina sul vino australiano e l’impatto sul mercato vinicolo

A fine novembre, il 28, i dazi della Cina sul vino australiano sono stati aumentati portandoli fino al 200%. Per l’Australia vinicola questo può significare un tracollo da cui rischia di non rialzarsi; la pandemia ha rallentato tutti i commerci, il mercato del vino australiano vale 3 miliardi quasi per intero dovuti agli scambi con la Cina. Mettendo insieme tutto questo si capisce che il colpo è davvero forte.

Purtroppo questo è quello che succede quando un mercato è dipendente da un unico grande cliente: alla fine diventa impossibile avere la stessa forza durante i trattati. La Cina infatti è il compratore dove il vino australiano viene venduto al prezzo maggiore, 6,86$ / litro; questa cifra va confrontata con i 2,28$ di USA e Giappone o con gli 1,18$ del Regno Unito. Ne avevo parlato anche in questo post all’inizio della pandemia.

Il vino nuovamente sotto tiro

L’aumento dei dazi della Cina sul vino fa parte di una serie di aumenti anche su altri beni, come carne di manzo, orzo, legname e carbone. Al momento ci sono quasi 20 navi carboniere al largo dei porti cinesi impossibilitate a scaricare.

Dopo la Francia, gli scaffali dei supermercati cinesi sono pieni di vini australiani per quel che riguarda la fascia alta; se l’import dall’Australia si ferma, il vuoto potrebbe essere colmato dalle aziende vinicole europee o degli Stati Uniti, se cambierà la politica di scambi con la Cina. Anche per Argentina e Cile potrebbe aumentare la concorrenza, e la debolezza di quei mercati potrebbe essere un ostacolo.

Il rapporto tra Cina e Australia per quel che riguarda il vino è sempre stato piuttosto complesso, con gli australiani che hanno imposto l’acquisto di grandi quantità di vini sfusi come condizione per piazzare le proprie etichette di alto livello. L’Australia esporta verso la sola Cina il 39% del proprio prodotto vinicolo; nei quattro mesi precedenti, l’export è arrivato al 50%. A soffrire dell’aumento dei dazi saranno soprattutto i piccoli produttori di vino sfuso, che basano il loro budget per il 70% sull’export verso la Cina.

I dazi sul vino e su altri beni dell’Australia

Come è capitato con i dazi USA verso l’Europa, anche stavolta il vino non è la causa dell’aumento dei dazi, ma solo una vittima secondaria. Due settimane fa, l’ambasciata cinese a Canberra ha consegnato ai media australiani un elenco di 14 rimostranze. Le lamentele includevano l’esclusione di aziende cinesi dalla rete 5G in Australia e la richiesta di un’indagine internazionale sull’origine del Covid-19. C’erano poi le accuse australiane alla Cina per quello che riguarda i diritti umani; in generale l’Australia veniva accusata di avere un comportamento ostile da parte dei media.

Dopo l’aumento dei dazi della Cina sul vino, per l’Australia si pone il problema di trovare altri mercati di sbocco per il loro export, guardando verso mercati più piccoli. Ma non accadrà così presto e nel frattempo i piccoli produttori si troveranno in guai davvero grossi.

Photo by Vince Russell on Unsplash

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