prosecco rosé

Il nuovo Prosecco Rosé aprirà il 2021

Naturalmente è un’operazione completamente di marketing per sfruttare i trend di mercato, ma il Prosecco Rosé sulla carta ha tutti i numeri per diventare il miglior prodotto vinicolo dei prossimi anni, almeno dal punto di vista commerciale. La denominazione corretta sarà Prosecco DOC Rosé. In questo post di Intravino a firma di Michele Antonio Fino potete trovare qualche particolare tecnico ulteriore.

I trend sono naturalmente le ottime performance del Prosecco e la richiesta sempre più elevata di vini rosati. Mettere insieme le due cose è un matrimonio d’interesse che però, sulla carta, promette davvero bene.

Il 28 ottobre è stato dato il via libera dalla Commissione Europea alla modifica del disciplinare del Prosecco DOC, qui potete trovare l’atto formale. Naturalmente “il mondo del vino è diviso” è sempre la frase giusta da mettere in ogni contesto. Da una parte i puristi che vorrebbero un Prosecco meno commerciale, meno da banco e da aperitivo e molto più in grado di sfruttare le possibilità sensoriali. Dall’altra i critici che accusano i produttori che sfruttano il Prosecco in ogni modo per far crescere il proprio business, i propri affari.

Siamo grati a tutti coloro che hanno contribuito ad arrivare a questo risultato, considerando le circostanze attuali riveste una importanza particolare (Stefano Zanette, presidente del Consorzio Prosecco DOC, via Decanter)

Ovviamente è sotto gli occhi di tutti, o dei tanti che si occupano di vino, che si trovano piante di glera anche negli orti dietro casa; basta farsi un giro per le campagne tra Verona e Treviso e ci si accorge subito della distesa di filari di glera nuovi nuovi.

Occorre dire però che la continua e massiccia introduzione di Prosecco nel mercato potrebbe non essere una scelta con prospettive di lungo termine. Lo Champagne ad esempio ha subito una diminuzione del 4,4% nel mercato UK, dove si preferisce bere Prosecco che ha prezzi inferiori. Nonostante questo il prezzo medio dello Champagne nel Regno Unito è aumentato dell’1,5%. Insomma, puntare solo sul prezzo basso non è la scelta migliore, quindi il Prosecco DOC Rosé può essere un modo per usare un marchio riconosciuto e ricominciare a fare vini di alta qualità mantenendo un prezzo concorrenziale ma non in svendita.

D’altra parte, se un prodotto viene richiesto le aziende vinicole, che stanno lì per fare soldi e non per carità, si cimentano a portarlo ai consumatori. In media la qualità diminuisce, ma dipende sempre dal target a cui appartiene il cliente. Se è un wine lover, un appassionato, difficilmente berrà volentieri Prosecco preso al bar. Se invece è un semplice consumatore (ossia la maggioranza), gli basterà avere un bicchiere di bollicine alla moda con cui far festa. Il mercato funziona così, altrimenti non avremmo né Truffault né i Vanzina.

Tutte le grandi denominazioni di vino spumante del mondo hanno un rosé, ed anche noi dovremmo averne uno. Anche i nostri clienti lo stavano aspettando. Questo per me personalmente è un grande momento (Giancarlo Moretti Polegato, presidente di Villa Sandi, via The Drink Business)

In ogni caso vedremo con le prime bottiglie che usciranno la qualità e la piacevolezza di questo vino. E scopriremo anche gli abbinamenti, che potranno essere più ampi di quanto avevo riportato in questo post dedicato al Prosecco DOC.

Il Prosecco Rosé sarà prodotto con uve Glera e Pinot Noir (massimo 15%) e spumantizzato come sempre con metodo Martinotti; le uniche due tipologie consentite sono Brut Nature ed Extra Dry. Quindi, questo è importante, non potrà esserci un Prosecco rosato fermo. Nell’etichetta dovrà comparire la dicitura Millesimato, con un minimo di 85% del vino prodotto nell’annata in corso.

Il Consorzio del Prosecco DOC prevede una produzione totale di 30 milioni di bottiglie l’anno, Per regolamento potrà essere messo in commercio dal 1 gennaio dell’anno successivo alla vendemmia.

Foto di Karley Saagi da Pexels

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