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6 marzo, 2012

Ascension ed Esegesi 2006

John Coltrane, 23/9/1926 – 17/7/1967

Per strada i lampioni si erano da poco accesi, sebbene la luce del giorno ancora faticasse a lasciare il cielo.

La pioggia era appena terminata, qualche goccia ritardataria si affrettava a bagnare la strada, ed io approfittai di quel finale per uscire dal portone dove mi ero fermato e proseguire lungo la via per andare a casa di Louis.

La bottiglia di Esegesi 2006 di Eugenio Rosi era ben al riparo nella borsa che portavo solitamente con me, attraversavo la strada attento a schivare pozzanghere ed automobili ed il mio impermeabile grigio mi confondeva con la mezza tinta dell’asfalto.

Paolo lo incontro mentre esce dall’abitacolo dell’auto portando un pacco con il pane ed il formaggio che era andato a prendere da un suo vecchio amico di scuola, prete in un paesino appoggiato sulle colline fuori Roma.

Si aprì anche l’altro sportello e la luce interna mi mostrò una rossa di un metro e ottanta con in mano due barattoli di marmellata.

-Mi aiuti?- mi chiese porgendomi i due contenitori.

-Sono nato per aiutarti, Heléne- risposi alla fidanzata del mio amico.

Ci trovammo così tutti e tre con i nostri doni, Magi fuori stagione, a salire le scale per l’appartamento di Louis.

La porta di casa sua era già aperta, lo ascoltiamo brontolare qualcosa ascoltando la radio.

-Ehi Louis, che si fa, entriamo o aspettiamo che tu finisca di borbottare?- strilla Paolo mentre varcava la soglia dell’appartamento.

-Bene, che cavolo di un cavolo, ok. Entrate, allora, devo farvi un invito cantato?- rispose lui, e si mise a cantare un motivetto da jingle pubblicitario: ‘hey hey, la morale è sempre quella, hey hey, io mi bacio la più bella’, camminando verso Heléne, prendendole i barattoli, posandoli sul tavolino, abbracciandola.

La rossa era più alta di Louis di tutta la testa, così quando il viso di lui terminò morbidamente sulla quarta di lei.

-Ok, basta così, va bene?- disse Paolo

-Geloso di me, Paoletto? naaaaa- rise, venendo finalmente a salutare anche noi con un abbraccio molto meno caloroso.

-Ciao Louis- lo salutai io

-E qui, cosa abbiamo?- mi chiese mentre guardava dentro la mia borsa.

-Un vino del Trentino, l’ho preso l’estate scorsa andando a trovare Eugenio Rosi in cantina. E’ l’ultima bottiglia che ho, trattiamola bene-

Chiusi la porta dietro di me e mi tolsi l’impermeabile, andando poi in cucina con Louis mentre Paolo e il metro e ottanta di rossa finivano di preparare la tavola.

Guardando tra i dischi di Louis scelgo un vecchio vinile che non ricordo se comprammo  assieme a Londra in vacanza o a Bruxelles mentre studiavamo, Ascension di John Coltrane.

E’ qui che Trane  lancia le note del suo sassofono per aria, le rivolta e ce le fa cadere addosso, il free jazz non è più una novità, dopo le sperimentazioni di Ornette Coleman però è Coltrane a dare rigore al free.

Fuori è ormai completamente buio, il riflettore della fabbrica di fronte illumina il parcheggio dove ci sono due auto. Da una porticina esce fuori una guardia panciuta per il suo giro di ricognizione notturno. Non lo invidiavo, girare così per un piazzale di cemento in compagnia di un cane tenuto ad un guinzaglio corto. Il cane cammina appoggiando il fianco alla gamba della guardia, come a sentire qualunque ordine che arrivasse non dalla voce, ma piuttosto dai movimenti del suo padrone.

Tiro giù i bicchieri dalla credenza e li porto in sala da pranzo, poi caccio fuori dalla tasca il mio personale Laguiole per stappare la bottiglia.

-Che vino è?- mi chiese Paolo

-Si chiama Esegesi, è del 2006 e dentro c’è l’80% di Cabernet-Sauvignon ed il 20% di Merlot, un bordolese del Trentino fatto senza l’uso di lieviti aggiunti. Eugenio fa una vendemmia ritardata del merlot, che così è leggermente sovramaturato. Questo tempo in più trascorso sulla pianta si ritrova poi tutto nel vino, grazie alla lunga macerazione sulle bucce.-

Annuso il tappo, perfetto, e ne verso un mezzo calice per assaggiarlo.

Non è solo scena, la mia, anche se sto tentando di fare bella figura con Heléne: sarà anche la fidanzata di un mio amico, ma davanti ad una bella donna la tentazione di mostrar tutte le piume della coda è sempre irresistibile.

I due anni trascorsi in botte grande, ed i successivi 12 mesi di bottiglia prima della vendita, necessitano di un po’ di tempo da parte nostra prima di poterlo assaporare. E ne sono passati altri tre ora, così diamogli il tempo di respirare, a questo vino.

Louis intanto taglia il pane e mette sul piatto il formaggio portato da Paolo, insieme alle marmellate di lamponi e di mirtilli sono una cena quasi fastosa, ben imbevuta dal vino di Rosi.

Rimaniamo seduti a tavola a chiacchierare, le molteplici linee sonore di Coltrane, scandite dal piano di McCoy Tyner e dal contrabbasso di Art Davis, si mescolano ai profumi di cespuglio di more e foglie di castagno, passeggiate tra boschi di betulle; la speziatura del pepe rosso arriva dal sassofono tenore di Archie Sheep e la morbidezza del cuoio è trasportata dagli intermezzi della tromba di Freddie Hubbard, una composizione ampia come la formazione che diede vita ad Ascension.

La bocca riceve in pieno i tannini morbidi come un assolo di Archie Sheep, l’alcolicità eterea dell’orchestrazione di Coltrane, la sapidità delle dissonanze dei sassofoni di Sanders e di Brown.

Finiamo la serata sulle ultime note morbide spesso in unisono tra sax e tromba, a ricordare i primi anni del be-bop che qui sono usati nel finale anziché all’inizio del brano, le ultime note di Coltrane a chiudere la geometria sperimentale del free jazz.

Il finale lungo, quasi amarognolo dell’Esegesi, termina quasi improvvisamente, come gli urli dei fiati che ci avvisavano che tutto, alla fine, dovrà terminare.

Si, voglio ricevere le note di degustazione
di Benvenuto Brunello 2012
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