Čotar Malvasija 2004


Ho conosciuto Vasja Čotar durante la presentazione del consorzio Simbiosa, un paio di anni fa a Vignaioli Naturali a Roma (si chiamava ancora Vini Naturali a Roma). Sullo schermo alle loro spalle passavano le foto dei vigneti e delle cantine, tra cui quella di Cotar, a Gorjuansko.

Le viti hanno radici lunghe, che arrivano in profondità nel terreno per cercare nutrimento e acqua, e trasportano così negli acini tutti i componenti minerali di questo terreno di confine, geografico certamente, ma soprattutto geologico, tra le montagne ed il mare.

Territorio di terra rossa, ricco di ferro, calcareo, duro e complicato da lavorare e da vivere, per l’uomo e per la vite.

I vigneti di Čotar si allargano su sette ettari di terra, spesso profonda non più di 30 centimetri, che copre lo strato marino e calcareo sottostante. 

Escursione termica assicurata dalla posizione, le montagne ad est, il mare ad ovest, ed il vento invernale a mantenere ben asciutte le viti.

Rese basse, certificazione biologica, lieviti esclusivamente indigeni, assenza di filtrazioni e lunghe macerazioni sulle bucce, una produzione totale attorno alle 40 mila bottiglie, pongono Čotar sicuramente nel novero dei viticoltori artigiani, per la cura impiegata in vigna e l’attenzione posta in cantina durante le operazioni di vinificazione.

Note di degustazione

La Malvasija 2004, come gli altri bianchi dell’azienda, fa 2 settimane di macerazione sulle bucce; l’assenza di filtrazioni, con i nove anni di età del vino, conferiscono un colore giallo oro antico, profondo, lievemente ramato, ed è necessario attendere un po’ prima che il bicchiere si illimpidisca. La temperatura adatta per il servizio non deve essere troppo bassa, si rischia di lasciare i profumi nel bicchiere; una temperatura di 16-18° è a mio avviso ideale, ma non state lì col termometro.

Man mano che il vino si adatta al bicchiere ed alla temperatura dell’ambiente, molti e diversi sono i profumi che colpiscono il naso, dalla nocciola al miele, dall’agrume al caramello.

L’acidità non è elevata, ma la parte dura delle sensazioni gustative viene riempita dalla sapidità marina che rimane sulle labbra, addolcita dalla morbidezza importante di questa Malvasia di nove anni. 

Al palato ritornano le sensazioni di nocciola, di noce, il ricordo di una pesca gialla è netto.

Rimane un finale lungo e morbido con una sensazione precisa di mela e fico secco.

Wine Roland

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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