I dazi sul vino provengono dagli aerei

I dazi sul vino provengono dagli aerei

Il mondo della politica internazionale, e della finanza, si muove su binari che a volte si intersecano senza apparente motivo; pensate ai dazi sul vino, una conseguenza della disputa tra Stati Uniti ed Europa sull’industria aeronautica. Stiamo parlando della concorrenza fra Boeing e Airbus, il punto del contendere sono i sussidi che la UE ha concesso ad Airbus.

Il tutto si aggiunge alla vicenda delle tasse che le aziende tecnologiche USA quali Google e Facebook dovrebbero pagare in Europa.

Dalla Boeing al vino, passando per Facebook

All’inizio di dicembre, l’USTR (United States Trade Representative, rappresentante per il commercio USA), haproposto tariffe fino al 100% su prodotti francesi per un valore di 2,4 miliardi di dollari, in particolare champagne e formaggi. Pochi giorni dopo, la minaccia è stata ampliata per includere quasi tutti i vini e gli alcolici prodotti nell’Unione europea a 28 membri.

L’aumento proposto il 12 dicembre include una vasta gamma di alimenti e bevande. L’elenco comprende prodotti alcolici europei, inclusi vini di ogni livello alcolico, da dessert, spumanti, whisky. In ottobre c’era stato un aumento dei dazi del 25%, limitato ai vini non spumanti sotto i 14° alcolici di Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna. Ora si parla di un raddoppio delle tariffe doganali.

Se attuate, queste tariffe potrebbero avere l’effetto di paralizzare l’importazione e la vendita di vino europeo negli Stati Uniti (Michael Skurnik,  Skurnik Wines New York, società di importazione e distribuzione)

Il mercato europeo è preoccupato, l’export di prodotti enogastronomici italiani verso gli USA ha un valore di 4,5 miliardi di €, le nuove tariffe interessano beni per 3 miliardi di €.  Solo l’export di vino vale 1,5 miliardi di €. In totale l’aumento dei dazi USA verso l’Europa verrà applicato su beni per un valore di 7,5 miliardi di €.  L’olio di oliva, anch’esso soggetto all’aumento dei dazi, ha un export verso gli USA di 436 milioni di €, la pasta di 300 milioni di €.

Stiamo quindi parlando di parecchi soldi e parecchi posti di lavoro, non solo degli operatori diretti, ma anche di tutte quelle aziende che agiscono come intermediari, il marketing, la pubblicità.

È la ormai nota politica dell’amministrazione Trump, colpire dovunque per difendere alcuni interessi, tipicamente quelli delle grandi aziende USA; la stessa cosa è capitata con la Cina nel 2018, colpendola proprio nel momento in cui la sua produzione iniziava a frenare leggermente.

Anche gli USA soffriranno i dazi sul vino

Non solo gli Europei avranno problemi: un ristoratore di Chicago dovrà sostituire nella carta dei vini le etichette italiane e francesi con quelle della California o dell’Oregon.  Anche alla Pennsylvania Liquor Control Board, uno dei maggiori  brand della vendita del vino, con 600 punti vendita e un volume d’affari di 55 milioni di $, sono preoccupati, i vini europei sono il 25% delle loro etichette più vendute. Quindi, anche il mondo del vino USA è penalizzato dall’aumento dei dazi sul vino, ma questo non sembra importare a The Real Donald; la mentalità finto puritana degli americani è quella che guarda gli alcolici come un male e le armi come un bene. Ma tant’è, ognuno ha la mentalità che si è creata nel corso delle epoche.

Una conseguenza è la distruzione dei piccoli distributori, che vendono vini con produzioni limitate, sia europei che degli USA. Nel sistema a tre livelli del mercato enologico USA, le cantine produttrici sono obbligate a utilizzare un distributore per vendere i loro vini fuori dal loro stato d’origine. La stessa cosa vale per i vini importati. Infliggere danni economici al livello dei distributori attraverso le tariffe limiterebbe anche gli sbocchi per le piccole aziende vinicole USA.

Un vino europeo che sta a 20$ sugli scaffali del Wisconsin o del Michigan, ad esempio, solo 8$ vanno nelle tasche del vignaiolo. Il resto va alle imprese americane. E quando un ristorante nell’Ohio vende quel vino, il profitto è ancora maggiore.

In Cina potranno bere meglio

Un altro punto da considerare è che l’aumento dei dazi sul vino potrebbe essere una vittoria per la Cina. Infatti, se diminuirà drasticamente il commercio del vino verso gli USA,  gli europei potranno vendere il loro vino facilmente altrove, come la Cina.  I cinesi hanno già subito una diminuzione dell’import di vino USA a causa dei precedenti dazi sul vino imposti da Trump, potete leggere qui.

D’altra parte, l’Europa ha accettato i dazi verso la Russia, chiudendosi un mercato piuttosto ricco, ed ora si trova il mercato USA con tariffe aumentate. È il problema di avere un unico cliente in un mercato in cui non si è l’unico fornitore. 

Photo by John Cameron on Unsplash

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