Il vino di Cameron Diaz e la moda dei vini ‘clean’

Il vino di Cameron Diaz e la moda dei vini ‘clean’

Cosa si intenda con ‘clean’ non è ancora molto chiaro, ma il vino di Cameron Diaz viene definito così da lei stessa.

Diciamo subito che è una semplice operazione di marketing per la creazione di un ‘celebrity wine’, uno di quei vini che qualcuno compra perché prodotti da persone famose. Può essere Sting come John Malkovic, Bon Jovi o, abbiate pietà, Al Bano. Di certo questi personaggi VIP hanno da parte loro budget e staff per riuscire a fare un vino forse non così buono, ma di successo. 

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Il vino si chiamerà Avaline e sarà completamente biologico. Lei e la sua socia, Katherine Power, hanno detto che vogliono produrre un vino pulito e vegan friendly, qualunque cosa voglia dire in realtà; saranno un bianco ed un rosé, e verranno via a 24 dollari, acquistabili su wine.com e sul loro sito web.

La cosa interessante è che Cameron Diaz definisce il suo vino come vino pulito, anche se come dice Blake Grey viene prodotto con uve spagnole, non certo dei campioni nel tema del vino biologico. Insomma, un prodotto più o meno furbetto, venduto come biologico ma certo non un vino naturale secondo le nostre definizioni, come lunghe macerazioni o lieviti naturali.

Qualcuno lo ha anche assaggiato il bianco, si tratta di Sarah Phillips, degustatrice professionista, che su lo ha giudicato, come dire, non proprio in modo entusiasta. Profumo di limone, erbaceo, corto, scarsa acidità. Non è un vino da 24 dollari, dice, al massimo 12.

Il trend dei vini clean

L’attrice e la sua socia si sono poste alcune domande sull’industria del vino, e guardando attentamente sono rimaste deluse da quello che hanno trovato. Su Instagram le due amiche hanno affermato che sono determinate a produrre un vino pulito, senza chimica; e soprattutto sono intenzionate ad iniziare la loro missione per portare trasparenza nell’industria del vino. Un programma piuttosto ambizioso, direi. E chissà cosa direbbero se avessero letto questo post.

Sembra però che questa sia una nuova moda, un nuovo trend di marketing del vino, così può essere interessante seguirlo. C’è ad esempio Good Clean Wine, un e-commerce che propone vini che si abbinano ad una vita sana; vini europei di stile mediterraneo o del Missouri. Che si sa, sono uguali. 

Oppure Wonderful Wine Company che propone nello scaffale virtuale “benessere senza privazioni”, o Scout&Cellar, che vuole “distruggere l’industria del vino e fare il meglio per il pianeta”.

Insomma, vini che non fanno male, anzi addirittura che fanno stare bene. Ora, mettiamo subito in chiaro che il vino è un prodotto che contiene alcool e che quindi deve essere bevuto con molta attenzione. Non è una medicina, non è sostituibile ad uno stile di vita sano. 

Che poi un paio di bicchieri possano migliorare una serata, è probabile. Ma da qui a proporli come un aiuto per uno stile di vita sano, ce ne passa. Di certo cercano di agganciarsi al mercato del benessere, che negli USA vale più o meno 50 miliardi di $.

Queste cifre forse giustificano l’azione di marketing, e soprattutto il desiderio dei clienti di avere prodotti liberi da ingredienti poco salutari. Anche a costo di un prezzo più alto, il che lo vediamo da anni con i prodotti biologici. Tenere un prezzo elevato li fa percepire come dedicati ad una elite di persone che tengono alla propria salute. La morale è: se siete poveri, mangiate (e bevete) schifezze; non è una cosa nuova.

Questo, come scrive The Guardian, è un trend di marketing. Sarebbe bello sapere anche da dove provengono le uve, come vengono coltivate, quali sono i metodi di produzione di questi vini.

Tutte cose che questo tipo di marketing non vi dirà mai.

Photo by Adonyi Gábor from Pexels

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