Il vino novello

Il 6 novembre inizia la distribuzione del famoso vino novello, prodotto per la prima volta in Italia nel 1974-1975 da Gaja con il “Vinot”, e da Giacomo Tachis con il “San Giocondo” di Antinori

La data di immissione in commercio, denominata anche ‘déblocage’ è definita dalla sua legge istitutiva del 1989; altre modifiche della norma giuridica per quel che riguarda la produzione sono avvenute nel 1999.

Il vino novello, quindi, è il tipico prodotto autunnale, molto utilizzato durante le manifestazioni di carattere enograstronomico soprattutto in abbinamento alle castagne, altro prodotto di questo periodo.

Ed in effetti il vino novello, con il suo gusto fresco e fruttato, a volte leggermente frizzante, suscita allegria al solo vederlo scendere dalla bottiglia al bicchiere.

Il novello si ottiene con le uve dell’anno in corso, quindi appena vendemmiate; in alcune zone si vendemmia fino alla seconda settimana di ottobre, a seconda del tipo di vitigno e delle condizioni meteo.

Per ottenere del vino da uve nuove già la prima settimana di novembre quindi non è possibile far avvenire la fermentazione nel solito modo, cioè diraspando, pigiando, versare nel tino ed attendere l’azione dei lieviti, proprio per mancanza di tempo.

Si usa quindi la tecnica della macerazione carbonica, messa a punto da Michel Flanzy, che nel 1936 era direttore della stazione enologica di Narbonne. Flanzy stava studiano, in realtà, un metodo per la conservazione dell’uva, e fece degli esperimenti inserendo i grappoli sani in bidoni contenenti anidride carbonica; l’esperimento fu un fallimento, dal punto di vista della conservazione, ma si rivelò un metodo efficace per produrre vino in modo veloce.

I grappoli, colti nel normale periodo di vendemmia, vengono inseriti in serbatoi ermetici contenenti andidride carbonica senza essere diraspati nè tantomeno pigiati.

I lieviti naturalmente presenti sulla buccia, a causa della presenza di anidride carbonica, si spostano verso la polpa attratti dalla presenza di ossigeno ed acqua, innescando così una fermentazione intracellulare che coinvolge gli zuccheri e l’acido malico. Questa operazione può durare da qualche ora fino a 15 giorni.

 

Poichè la buccia viene indebolita, gli acini si schiacciano sotto il proprio peso, liberando così del liquido;il resto della parte solida viene successivamente pigiato, in modo che anche l’eventuale residuo di zucchero si trasformi in alcool.

Il profumo, ed il sapore, fruttato, derivano proprio dal fatto che l’uva non subisce alcun tipo di trasformazione poichè la fermentazione avviene direttamente all’interno dell’acino.

Il novello ha una gradazione alcolica generalmente non superiore agli 11°, ed una percentuale di zuccheri che non deve superare i 10 g/litro.

Questa spiegazione, in realtà, non fornisce alcuna indicazione sul vino novello: è sicuramente un vino da gustare in situazioni particolari, porta allegria grazie al contenuto di anidride carbonica, e soprattutto al clima di festa e compagnia in cui lo si beve.

La legislazione italiana corrente prevede infatti che il vino novello che viene messo in vendita sia fatto ‘almeno’ dal 30% con vino ottenuto tramite macerazione carbonica delle uve dell’anno in corso, mentre il restante quantitativo può essere fatto con il tradizionale metodo di vinificazione, sempre delle uve vendemmiate nell’anno in corso.

Per il 6 di novembre, però, con la normale fermentazione il vino non sarebbe pronto, e pertanto andrà ‘aiutata’ inondandola con lieviti industriali e pastorizzazioni spinte; alla fine, con l’ultima spinta dovuta all’anidride carbonica, il vino novello è bell’e pronto….

Niente impedisce, inoltre, l’aggiunta di vini di annate precedenti rimasti invenduti; mescolato al vino ottenuto con la macerazione carbonica non si noterà alcun difetto, alcun cattivo odore, nessuna differenza.

E dunque il vino novello può essere un buon veicolo commerciale sia per smerciare vini rimasti ad aspettare in qualche botte, magari maltenuta, o addirittura nelle bottiglie accatastate in cartoni in un qualunque magazzino, che per disfarsi dell’eccessiva produttività delle viti: invece di adottare tecniche di impianto che producano uve di qualità, e potature verdi per diminuire la resa, si preferisce produrre enormi quantità di uva che poi potrà essere venduta alle cantine per produrre, appunto, il novello.

Certamente la maggior parte di produttori cercheranno di rispettare al meglio la legge, ma è proprio la legge che consente loro di aggiungere qualunque altro tipo di vino, pur se dell’anno in corso; perciò, se vediamo bottiglie in vendita con il marchio Vino Novello di Rocca Pizzopapero 2009, sappiamo che forse solo un 30% di uve arriva dai famosi vigneti di Rocca Pizzopapero (che non esiste, sia ben chiaro!), mentre il rimanente 70% potrebbe provenire da bottiglie che arrivano da tutta Italia.

La legge del 99 infatti non dice niente sulla provenienza delle uve, perciò il Vino Novello può essere fatto con Sangiovese, Aglianico, Corvina, Merlot, in pratica ogni vitigno a bacca rossa.

Dunque, Vino Novello non indica il vino nuovo, ossia ottenuto con i metodi tradizionali di vinificazione dalle uve appena vendemmiate, ma indica un prodotto ben definito che, come ripeto, può essere buono o meno buono, come tanti altri prodotti, ma per il quale esiste una normativa che lascia ampio spazio ai produttori senza alcun obbligo, come per tutti gli altri vini, di indicare la provenienza, la cantina, l’imbottigliatore.

Ed in etichetta non è previsto che venga indicata la percentuale di vino ottenuto con la macerazione carbonica e quello ottenuto con la fermentazione solita.

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