La biodiversità del vino sono i vignaioli

BiodiversitàIn un suo post su Facebook del 21 febbraio, Nicoletta Bocca riprende un articolo di Dario Bressanini comparso nel suo blog su l’Espresso.

Nell’articolo di Bressanini ad un certo punto (17 febbraio ore 22:57) spunta questo commento di un suo lettore, che si chiede se sia “ … un bene in sé questa biodiversità o a un qualche riverbero sulla qualità del raccolto? Lo chiedo perché come valore in sé la biodiversità di un campo di grano mi sembra inutile: è chiaro che, decidendo di coltivare a grano un appezzamento sto sacrificando la sua biodiversità; ma per questa ci sono i parchi, non i campi (che sono di fatto “fabbriche” di un prodotto solo)

Nicoletta ha ardentemente contrapposto la propria biodinamica visione della natura, dando origine ad una lunga serie di commenti che all’inizio si perdono un po’ nel disquisire di epistemologia dell’informazione, un trucchetto retorico che sposta l’attenzione su temi marginali, ma che fondamentalmente dicono tutti più o meno la stessa cosa: la biodinamica non è una scienza esatta perché non ha effetti misurabili, quindi meglio affidarsi alle tecnologie che invece riusciamo a controllare e di cui siamo in grado di misurare gli effetti.

Volendo si potrebbe anche dire che non sono misurabili perché non siamo ancora in grado di misurarli: come fare a comparare la qualità di un vino biodinamico e di un vino industriale? Non ditemi che  vi fidate delle guide e dei panel di degustatori.

Però non se ne esce, così.

Certo, contro gli OGM e le biotecnologie in genere se ne sono sentite di tutti i colori, spesso dicendo anche sciocchezze incredibili; stranamente la stessa veemenza non viene usata contro cibi alterati geneticamente con radiazioni, come correttamente scrive Bressanini sul suo libro Pane e bugie.

E d’altra parte sulla naturalità di alcuni cibi e di certi vini ci sarebbe da parlarne per un mese intero.

Ci sarà dietro la solita lobby che vuole indirizzare la spesa verso un prodotto piuttosto che un altro? Forse: a me non piacciono molto i complottismi, così dirò solo: non so.

Alcune coltivazioni, di grano ad esempio, vengono modificate grazie alla tecnologia genetica per avere un raccolto migliore, più nutriente o con più quantità, meglio se con entrambi gli attributi, per far mangiare in modo sano tutte le popolazioni che non si possono permettere nemmeno una pagnotta di pane al giorno. La biotecnologia può farlo, molto probabilmente senza troppi problemi per la salute, certo non più di quelli che già normalmente si hanno.

Se però produco più grano per ettaro, ma poi il suo prezzo viene comunque stabilito dalla Borsa del Grano di Chicago, non faccio altro che dare più soldi alle grandi corporazioni che detengono il monopolio della distribuzione del cibo, e non più pane a chi non ne ha.

Quando leggo che in Borsa esiste un indice legato al future sul prezzo del grano duro, mi si strabuzzano le orecchie.. 

Così forse la soluzione non è produrre più grano, più vino, più carne. La soluzione allora è modificare gli stili di vita, il sistema degli scambi, un sistema economico che, con poche variazioni nei secoli, provoca un flusso di danaro da chi ne ha di meno a chi ne ha di più.

Ho svicolato anche io, sono andato a parlare di economia partendo dalla produzione del grano, mentre i due argomenti sono completamente slegati.

Per questo caso mai vi importasse, ora vi spiego perché mi piacciono i Vini Naturali e, tra questi, quelli Biodinamici. Non è una motivazione di testa, così non so se uno scienziato potrebbe capirla. Però insomma penso che anche uno scienziato non si scelga l’amore della  vita confrontando i propri livelli di serotonina provocati da partner diversi. 

Spero, almeno. Per lui.

In cantina il Vignaiolo Naturale, ed ancor più il Vignaiolo Biodinamico, saprà sfruttare al meglio la propria conoscenza delle uve e del terreno dove crescono le viti, il clima, le variazioni di temperatura stagionali, per ridurre al minimo, o eliminare completamente, tutte quelle aggiunte che potrebbero attenutare i profumi ed i sapori che derivano dalla composizione del terreno, dalla tipologia delle uve, dalle variazioni del clima al passare degli anni.

Ma non è nemmeno per questo motivo che preferisco bere Vini Naturali e, tra questi, i Vini Biodinamici.

Il Vignaiolo Naturale, ed in particolare quello Biodinamico, mi piace perché agli eventi viene lui, non manda il proprio distributore o il rappresentante.

Mi piace perché mentre bevi un bicchiere del suo vino lui ti racconta quel che è accaduto durante la vendemmia del 2003 o quella del 2007; mi piace perché non ti parla solamente di tecnologia ma soprattutto di vigna e di terra e di persone, ti racconta aneddoti sul cliente giapponese, narra del parroco del paese rimasto senza vino per la messa che sale tra i filari sporcandosi la tonaca di terra, ti spiega quante volte è sceso giù in cantina per vedere se la fermentazione era partita oppure no.

Mi piace perché non fa comunicazione affidandosi ad esperti di marketing, ma ci mette la faccia e quando gli fai una domanda ti risponde, senza preoccuparsi di quanti followers abbia.

Non è l’uso dei preparati 500 a farmi piacere il vignaiolo biodinamico, nemmeno la sua conoscenza del calendario di Thun. E’ invece il suo rispetto per l’equilibrio della biodiversità del territorio dove ha le vigne, il saper sfruttare al meglio ciò che la terra gli mette a disposizione senza piegare a forza la natura ma integrandosi con essa.

Quando mi chiedono in cosa si dovrebbe riconoscere un vino naturale, ed ancor più biodinamico, rispondo sempre nello stesso modo: con il Tempo. Tempo che impiega l’uva a fermentare, tempo impiegato dal vignaiolo a controllarne gli sviluppi, tempo che il vino già nel bicchiere usa per adattarsi. Dinamicità vitale e non plastica staticità.

L’agricoltore naturale, il Vignaiolo Naturale, ed ancor più quello Biodinamico, mi piacciono perché sono i difensori del territorio, quelli che si oppongono ad inutili tunnel per inutili treni (certo, No TAV, cazzo!) o a ponti sulla Mosella. (Perché devo sfrecciare velocemente dal punto A al punto B, quando potrei con calma godermi il panorama che si vede dal punto C lì in mezzo?) (questa è ripresa dall’introduzione alla Guida Galattica per Autostoppisti, non so se capite. 42).

Mi piacciono perché i vignaioli difendono il terreno e le tradizioni culturali, tramandano la memoria dei nostri vecchi aggiungendovi la propria, sanno spiegarti in un attimo la differenza tra una pianta ed un’altra e sanno esattamente come funziona quella vite di 80 anni piantata dal nonno e come quella di 20 anni piantata da loro. 

Ecco perché mi piacciono i Vini Naturali e, in particolare, quelli Biodinamici: perché mi piacciono quei vignaioli lì.

Wine Roland

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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