La degustazione di Tenuta Caparzo sulle onde della rete

degustazione di tenuta caparzo

Un bel modo di inaugurare la fase 2 è certo una degustazione di Tenuta Caparzo, in questo caso  organizzata online da MCS & Partners.

I vini, offerti da Tenuta Caparzo, sono arrivati da Montalcino alla data prevista, ossia due giorni prima dell’evento, insieme all’email con le indicazioni per l’apertura e le schede tecniche dei 4 vini. 

La preparazione

Due Rosso di Montalcino e due Brunello, arrivati leggermente caldi nella loro robusta confezione, ma in due giorni la temperatura è diminuita accettabilmente. Aperti in mattinata, la degustazione era alle 15, togliendo mezzo calice da ogni bottiglia.

  • Rosso di Montalcino DOC 2018 (etichetta rossa)
  • Rossi di Montalcino DOC La Caduta 2016
  • Brunello di Montalcino DOCG 2015 50° anniversario (etichetta verde)
  • Brunello di Montalcino DOCG 2015 La Casa

A fare gli onori di casa c’erano Elisabetta Gnudi Angelini e la figlia Alessandra, con lo sfondo del loro fantastico salone. Erano presenti anche altre persone, ben due da Intravino, ma noi di Storie del Vino eravamo presenti al completo. (Joke: io sono da solo, qui dentro).

Elisabetta ha iniziato raccontando brevemente (più o meno, brevemente, ma è stato un bel racconto) la storia di Tenuta Caparzo, di come abbia scelto di muoversi da Bologna a Montalcino, dell’acquisto di questi vigneti e poi altri nel Chianti ed in Maremma. Della nonna che faceva Uva di cognome e dei suoi natali a settembre, mese della vendemmia. Ripercorrere questa storia avrebbe da solo meritato un video a parte, un seme di storytelling che magari potrà far nascere qualcosa di più lungo.

Il filo conduttore è sempre stato il sangiovese, ed è per questo che ha scelto la zona di Maremma meridionale dove quasi non c’è traccia dell’uvaggio bordolese che spopola nel nord.

Tenuta Caparzo si stende su tutti e quattro i lati di Montalcino, consentendo quindi di avere in ogni annata almeno un quarto di vigna nella migliore esposizione; a volte meglio a sud-ovest, a volte meglio nord-est, ma questo significa anche avere una maggiore scelta delle miglior uve. E visti i cambiamenti climatici, questo posizionamento è certo un gran vantaggio. I 90 ha di vigneto producono tutti sangiovese, 27 sono per il Brunello e 16 per il Rosso. I rimanenti vanno a produrre un IGT Sangiovese, insieme alle uve delle altre tenute. Tutto botte grande, rovere di slavonia, terzo passaggio: il legno non si deve sentire, fa da contenitore e deve favorire l’evoluzione.

Veniamo alla degustazione di Tenuta Caparzo, allora.

Le note di degustazione

Ecco allora che il Rosso di Montalcino DOC 2018, l’etichetta rossa, diventa un vino di alto livello da bere quotidianamente. E, aggiunge Alessandra, da bere anche fuori pasto, tanto è godibile l’esperienza della bevuta.  Anche il prezzo lo consente. Vigneti sotto i 10 anni. Lampone e viola su tutto, un leggero aroma erbaceo ad esaltarne la freschezza. Che ritroviamo in bocca con una acidità ed un tannino lievi se presi da soli, in discreto equilibrio insieme. Va giù che è un piacere, senza sforzo alcuno.

Il Rosso di Montalcino La Caduta DOC 2016 è uno dei due cru, e questo Rosso vale tanto quanto un Brunello a mio avviso. Unico dei quattro vini a raggiungere i 14°, grazie ad una annata calda; fa sentire la sua potenza giovanile negli aromi più complessi e scuri, frutti di bosco e sottobosco, un finale di crosta di pane. Più robusto del precedente, struttura dei tannini più evoluta (ha 2 anni in più) ben tenuta assieme dall’acidità. Perché aspettare a berlo?

Brunello di Montalcino 2015 DOCG 50°, etichetta verde, con profumi più ampi, che continuano a rimandare al bosco e ad una camminata in una zona ombrosa. Il vino dei 50 compleanni di Caparzo. C’è il ribes ed il lampone, ma ci sono anche le foglie inumidite dalla pioggia e un etereo medicinale. Acidità e tannino trasportati dalla morbidezza che, infine, li fa scendere e quindi riconoscere.

Brunello di Montalcino 2015 La Casa DOCG, il cru per eccellenza, dalla struttura che si vede già nel bicchiere e nei suoi riflessi, mai cupi ma più marcati. E nel suo bouquet ampio, dalla mora alla prugna, dal pepe al caramello. In bocca i tannini sono padroni, hanno bisogno di più anni ma l’acidità fa bene il proprio compito e rende tutto più equilibrato. Il finale ha ancora bisogno degli anni che servono per la sua maturità, ed è qui che dimostra la sua potenzialità di crescita.

Queste le mie note sulla degustazione di Tenuta Caparzo, quattro vini di gran levatura. Mettendomi dal punto di vista del consumatore medio, direi che il Rosso di Montalcino 2018 etichetta rossa è davvero il vino da bere con più confidenza, che mette più a suo agio chi non si destreggia molto bene fra tannini e aromi vari.  

Delle altre considerazioni che abbiamo fatto, con gli altri partecipanti e soprattutto con Elisabetta e Alessandra, faranno parte di un post successivo. A breve, tranquilli.

Ringrazio Tenuta Caparzo dell’opportunità di assaggiare questi quattro vini, l’evento online, pur monco del suo aspetto sociale, è andato davvero bene.

Ringrazio anche Cecilia Cazzani di MCS & Partners che mi ha contattato, che ha seguito tutte le fasi, si è preoccupata che tutto fosse a posto e per aver inserito Storie del Vino nella degustazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.